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Prestiti con tasso d'interesse del 2 mila per cento: arrestati due usurai | Video

Si tratta di Camillo Scuderi, detto Meluccio, ed Alfonso Giovanni Angiolini, noto come "'zu Giuvanni di bibiti'

 

La guardia di finanza ha arrestato due persone, sottoposte agli arresti domiciliari, per usura aggravata ai danni di un piccolo imprenditore. E' stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del complessivo profitto usuraio pari a circa 35 mila euro. La vittima, prima lavoratore dipendente non in regola e successivamente titolare di una ditta individuale, si era rivolto ai due soggetti arrestati per ottenere, in più fasi, prestiti in denaro contante per un totale di 32 mila euro. Si tratta di Camillo Scuderi, detto Meluccio, eda Alfonso Giovanni Angiolini, noto come "'zu Giuvanni di bibiti'. Il primo è un pluripregiudicato, con legami parentali con il clan Santapaola-Ercolano, oggi in regime di libertà vigilata, già condannato per fatti di mafia, produzione, spaccio e traffico di stupefacenti, rapina, sequestro di persona a scopo di rapina ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Angiolini, invece, è un venditore ambulante di bevande, profumi, cosmetici e saponi. L’impresa in questione, nell’ultimo triennio, non ha prodotto redditi da assoggettare a imposte. I tassi d'usura applicati sfioravano i 2.000 per cento sui piccoli prestiti concessi dagli arrestati. Il'imprenditore fu costretto a rivolgersi a Scuderi nel 2011 in quanto, non disponendo di redditi ufficiali e continuativi, non poteva avere accesso a piccoli prestiti bancari.

Per sostenere i costi iniziali per l’avvio di un’istruttoria per la concessione di un mutuo bancario per l’acquisto della prima casa, si rivolse a “Meluccio”, noto per essere una persona che concedeva prestiti usurai. Avrebbe dovuto restituire la somma con rate dal tasso di interesse del 10 per cento. In pratica, il commerciante aveva richiesto un prestito di 1.000 euro, ricevendone 900 con l’obbligo di versare interessi mensili di 100 euro, senza limiti temporali, ma sino all’integrale restituzione dell’intera somma, da corrispondere in un’unica soluzione. Iniziano così le vicissitudini del piccolo imprenditore che, una volta imboccato il “tunnel” dell’usura, si trova costretto ad avanzare nuove richieste di prestito sia per onorare il corrispettivo usuraio stabilito quanto per sostenere la propria attività lavorativa e soddisfare i propri bisogni familiari. La pressione esercitata da Scuderi per il recupero del capitale prestato era costante e non vi era stato mai motivo che sfociasse in atti intimidatori espliciti. Anzi è lo stesso Scuderi ad ingegnarsi per escogitare nuove formule che gli favorissero il rientro del capitale “investito”. In un’occasione, per la restituzione di un prestito di 2.000 euro (a fronte del quale erano già stati corrisposti 3.000 euro di interessi), il malcapitato era costretto ad accendere un finanziamento per 3.000 euro con un Istituto bancario a nome della sua convivente (con addebito diretto sul conto corrente di quest’ultimo di 12 rate mensili da 270 euro) per l’acquisto di porte di una nuova abitazione in uso a Scuderi.

Anche per l’acquisto di un’autovettura del valore di 15 mila euro, Scuderi, per velocizzare la restituzione dei suoi capitali dati a prestito, imponeva alla vittima l’accensione del solito finanziamento a carico del convivente. Per la concessione del prestito in questione, interveniva direttamente nella procedura di accensione presentando buste paga fasulle per conto del soggetto a cui poi sarebbero state addebitate le rate di finanziamento. A partire dal 2015, già stretto nella morsa usuraia, la persona offesa è stata costretta a rivolgersi anche ad Angiolini che, in tre distinte circostanze, ha concesso prestiti di 4.000 e 6.000 euro e ancora 4.000 euro in contanti. Il piccolo imprenditore nel frattempo aveva perso anche l’azienda e per il suo riacquisto era stato pattuito che dopo il pagamento dei canoni di locazione nella misura suindicata, per cinque anni, avrebbe avuto la possibilità di riscattarla a un prezzo di 15 mila euro.

La vittima, in più circostanze, ha tentato di far valere le proprie ragioni sottolineando agli strozzini che non era più nelle condizioni di poter adempiere ai pagamenti impostigli e che comunque aveva corrisposto agli stessi interessi pari ad almeno il doppio del capitale ricevuto. Ciò nonostante i due soggetti arrestati hanno portato fino in fondo la loro azione di recupero dei profitti usurai.

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