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Covid, la nuova ondata non si ferma: i luoghi dove ci si contagia

In Sicilia negli ultimi 7 giorni casi in salita del 43%. Gli esperti: "All'aperto è raro contagiarsi, nei luoghi chiusi in cui ci si trova a meno di due metri è necessaria la Ffp2". Ma va fatta una chiara distinzione anche tra un luogo chiuso e l'altro: alcuni sono sicuri. Nessun allarmismo, ma massima attenzione

La curva epidemica è ancora in netta salita ma la "buona notizia" è che la malattia sembra confermarsi ben più lieve di quella osservata con le prime versioni del virus. La gran parte dei pazienti che vengono ricoverati, non è a causa del covid. Hanno altri problemi, entrano in ospedale, gli fanno il tampone, e risultano positivi.

In Sicilia nella settimana dal 27 giugno al 3 luglio si registra ancora un incremento delle nuove infezioni, in linea con la tendenza nel territorio nazionale. L’incidenza di nuovi positivi è pari a 47.430 (+43.54%), con un valore cumulativo di 987.82/100.000 abitanti. Il tasso di nuovi positivi più elevato rispetto alla media regionale si è registrato nelle province di Siracusa (1071/100.000 abitanti), Catania (1065/100.000), Palermo (1059/100.000) e Messina (1055/100.000). Le fasce d’età maggiormente a rischio risultano quelle tra i 60 e di 69 anni (1148/100.000) e tra i 45 e i 59 anni (1115/100.000). Le nuove ospedalizzazioni sono, però, in lieve diminuzione. Circa la metà dei pazienti in ospedale nella settimana di riferimento risultano al sistema non vaccinati. Si conferma pertanto, anche nella settimana di monitoraggio appena trascorsa, una situazione epidemica acuta, con un’incidenza ancora elevata ma un'ospedalizzazione in proporzione più contenuta.

L’epidemia rimane in una fase delicata con un livello significativo di diffusione virale ed una ricaduta sulle nuove ospedalizzazioni, ma più contenuta rispetto ai periodi precedenti, in parte spiegata dal riscontro occasionale di positività concomitante al ricovero. La gran parte dei pazienti che vengono ricoverati, non è a causa del covid. Hanno altri problemi, entrano in ospedale, gli fanno il tampone, e risultano positivi. Molti medici nei giorni scorsi hanno detto che il problema non è da sottovalutare, poiché anche i "positivi per caso" dovrebbero essere isolati dagli altri pazienti, drenando così letti e personale. Tra l'altro, come ha ricordato la Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) in uno studio, dal 2010 ad oggi abbiamo perso per strada 40mila operatori sanitari e tra entrate e uscite altri 8mila medici e 10mila infermieri mancheranno all'appello da qui al 2024. La carenza cronica di personale si somma al periodo di ferie estive, durate il quale un letto su tre non si può usare per mancanza di sanitari.

I consigli per non contagiarsi 

"Chi vuole evitare il contagio ha gli strumenti per farlo", dice a Repubblica Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica al San Raffaele di Milano. Omicron è "il virus forse più contagioso che abbiamo mai visto". In vacanza meglio stare il più possibile all'aria aperta. I luoghi chiusi "andrebbero evitati il più possibile - secondo l'esperto - Se all'aperto è raro contagiarsi, nei luoghi chiusi in cui ci si trova a meno di due metri è necessaria la Ffp2". Va fatta una distinzione anche tra un luogo chiuso e l'altro. Non tutti sono a rischio. "Una grande stazione come quella di Milano può essere assimilata a un luogo aperto. Anche un aeroporto, con i suoi soffitti alti, se si mantengono le distanze dagli altri passeggeri - spiega Signorelli. Ma quando si sale a bordo di treni, bus, aerei o traghetti è fin troppo facile trovarsi a stretto contatto con gli altri passeggeri. La mascherina Ffp2 blocca in teoria il 95% dei virus che potrebbero essere attorno a noi. Quando tutti la indossano, lo scudo è doppio. Chi è positivo non diffonde il virus e chi è negativo non lo respira". Anche sugli aerei e sui treni ad alta velocità, dove i sistemi di aerazione garantiscono molti ricambi all’ora, "possiamo sentirci relativamente tranquilli. I regionali o gli autobus possono invece essere insidiosi", avverte. Insomma, i veri luoghi a rischio sono bar, ristoranti e locali da ballo affollati e chiusi fra quattro mura. Oppure mezzi di trasporto urbano iperaffollati.

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