Domenica, 26 Settembre 2021
Attualità

Femminicidio, Centro antiviolenza Thamaia: "Riflettere su adeguatezza della rete di protezione"

"Vanessa, 26 anni, è morta uccisa da Tony, l’uomo che diceva di amarla, in un luogo familiare per tutte noi, in cui abbiamo passeggiato, riso, sognato, guardato il mare, proprio come lei ieri sera"

Oggi è stato difficile compiere il nostro lavoro, ascoltare le donne, accompagnarle nel loro percorso di consapevolezza e fuoriuscita dalla violenza subita dai loro mariti, compagni, padri, figli. Perché è vero che le donne continuano a morire quotidianamente per mano degli uomini – è di ieri la notizia di una madre e una figlia uccise dal marito/padre a Carpiano nel milanese – ma quando succede cosi vicino, nel nostro territorio, tutto diventa più reale, meno ovattato, il dolore diviene palpabile, la rabbia contagiosa, la paura soverchiante. Vanessa, 26 anni, è morta uccisa da Tony, l’uomo che diceva di amarla, in un luogo familiare per tutte noi, in cui abbiamo passeggiato, riso, sognato, guardato il mare, proprio come lei ieri sera. Un luogo del cuore in cui si è invece consumata la barbarie dell’ennesimo femminicidio, l’uccisione di una donna in quanto tale per mano di un uomo che era stato il suo compagno e che non aveva accettato la fine della relazione. Si erano lasciati da sei mesi ma Tony la pedinava, la minacciava di morte, si appostava sotto casa, così Vanessa aveva deciso di denunciarlo, ottenendo che fosse posto agli arresti domiciliari, poi revocati e sostituiti con la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa.

Senza entrare nel merito di valutazioni che spettano alla magistratura, la pendenza di un procedimento penale a suo carico non ha funzionato da deterrente per Tony Sciuto. Si è armato ed è andato a compiere il suo proposito criminale. Dopo averla eliminata, premeditamente e spietatamente, incurante di trovarsi in luogo pubblico e in presenza di terzi, Tony ha posto fine alla sua stessa vita, così chiudendo il cerchio del suo piano di morte. Questi i fatti, tristemente simili a tanti altri, che continuano a ripetersi, repliche infinite del medesimo intreccio. Restano insolute innumerevoli domande, alcune più vive e pulsanti, una su tutte: era possibile evitare la morte di Vanessa? A posteriori è facile attribuire colpe o responsabilità a chicchesia, ma la polemica sterile non ci appassiona quindi ci poniamo ulteriori quesiti, da interpretare costruttivamente come spunti di riflessione: sul nostro territorio è attiva, in modo adeguato e funzionale, la rete di protezione delle vittime prevista dalla legislazione vigente e, in particolare, dalla convenzione di Istanbul? Si è effettuata una approfondita valutazione del rischio demandata ai vari attori – non solo magistratura, ma servizi territoriali, centri antiviolenza, forze dell’ordine – che dovrebbero essere coinvolti in casi analoghi ciascuno per la propria parte di competenza? Oggi è il giorno del lutto e del silenzio, fuori di retorica, è il momento del dolore per familiari, amici e amiche di Vanessa, cui le donne di Thamaia esprimono profondo cordoglio e vicinanza. Oggi è anche il giorno della nostra amarezza, da cui però trarre nuova linfa per moltiplicare il nostro impegno, non solo accanto alle donne vittime della violenza maschile, ma anche nella prevenzione, parlando alle bambine e alle ragazze di un cambiamento possibile e necessario.

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