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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Mascherine al chiuso, dal 1º maggio c'è l'ipotesi "spagnola": cosa succederà

L'addio sarà graduale, Speranza predica cautela. Si potrebbe imitare Madrid, dove l'obbligo non c'è più con l’eccezione di trasporti pubblici, taxi, ospedali, rsa e farmacie. Ma in Italia almeno in molti luoghi di lavoro probabilmente saranno richieste ancora a lungo. L'ipotesi della "raccomandazione molto forte" per anziani e fragili

Mascherine, dal 1 maggio l'addio sarà graduale. Forse molto più graduale del previsto. Secondo vari esperti le protezioni al chiuso non devono essere ancora tolte. Certamente verranno mantenute per alcune attività. Saranno ancora obbligatorie sui mezzi pubblici e nei luoghi di lavoro, in base alle ultime indiscrezioni, per chi ha un impiego che prevede la condivisione di spazi con i colleghi ma anche per chi ha contatti con il pubblico, ad esempio nei supermercati, nei negozi, nei ristoranti. Tutto da discutere invece in Cabina di regia il destino delle mascherine in cinema, teatri, palasport ma anche negli stessi negozi, market e ristoranti. Si potrebbe decidere di far tenere la mascherina solo a chi lavora e non ai clienti, come si vocifera da qualche settimana.

Mascherine al chiuso, dal 1º maggio dove restano obbligatorie?

Si guarda alla Spagna: Madrid ha annunciato da poche ore la fine dell’obbligo di mascherine al chiuso ma con l’eccezione proprio dei trasporti pubblici e dei taxi, oltre a ospedali, residenze per anziani e farmacie. E' un modello che piace. Matteo Bassetti, primario delle malattie infettive del San Martino di Genova, a Repubblica dice: "Non è che vengono tolte per decreto, decade la legge sull’obbligo. Va bene così, perché dopo due anni che combattiamo con questo virus le persone sanno da sole quando devono metterla. Ad esempio, l’anziano che va a fare la spesa utilizzerà la Ffp2 anche se non c’è una norma che gliela impone". Insomma, la scelta per Bassetti va lasciata al singolo: "Sì, come succede per tante cose. Ad esempio chi ha la febbre sa che deve stare a casa. Basta la raccomandazione, l’obbligo è fuori dal tempo e dalla scienza. I fragili sanno di doverla indossare. Usciamo da una logica cinese e entriamo in quella occidentale".

E chi lavora al pubblico? "Se una commessa tiene la mascherina al lavoro ma poi quando esce va al supermarket o al ristorante e non la usa resta protetta solo per una parte della giornata. Non ha molto senso - continua Bassetti - È un po’ come per gli studenti. A scuola stanno cinque ore con la mascherina ma poi per tutto il resto del tempo, quando escono con gli amici, non la mettono. [...] più che continuare a pensare all’obbligo avrebbe più senso spiegare bene perché serve, come usarla e in quali contesti. Vedo ancora persone che hanno mascherine inguardabili, magari le usano da sei mesi".

Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale, direttore scientifico di Humanitas, alla Stampa dice che "come tutti anch'io sono stufo di portare la mascherina, ma continuerò a farlo al chiuso e negli assembramenti. È diventato buon senso comune e lo raccomando soprattutto agli over 80 e a chi ha patologie particolari. Grazie a vaccini, farmaci e test andiamo verso una nuova normalità, che non vuol dire però deresponsabilizzarci. Fino a qualche anno fa guardavamo con sufficienza gli orientali che in aereo portavano la mascherina, mentre ora ci rendiamo conto che sui mezzi pubblici e in altre occasioni affollate sia diventata una buona abitudine". Dunque basterà la raccomandazione o sarebbe meglio prorogare l'obbligo? "Si tratta di una scelta politica, e come per la campagna vaccinale non può basarsi su precedenti storici: non esiste una ricetta nota. In Regno Unito hanno abbassato troppo la guardia, mentre la strada italiana di prudenza e gradualità risulta convincente. Si può togliere l'obbligo, ma con una raccomandazione molto forte nei confronti delle persone anziane e fragili, e ricordando che ognuno di noi ne frequenta".

Mascherine, dove sono obbligatorie oggi

Per ora l'ultimo decreto stabilisce che fino al 30 aprile le mascherine sono obbligatorie in tutti i luoghi al chiuso, ad esclusione delle abitazioni private. Con l’eccezione delle scuole. Dove già da adesso è previsto l’obbligo in classe della mascherina chirurgica fino alla fine dell'anno scolastico (nella prima decade di giugno). Ci sono paradossi, perché imporre la mascherina a tutti i bambini sopra i 6 anni fa sì che nella stessa classe (soprattutto nelle ultimo anno di materne) possano esserci bimbi che la indossano e altri che non la indossano perché sotto i 6 anni. Dal 1° aprile anche i bambini della scuola dell’infanzia che abbiano compiuto sei anni devono infatti indossare la mascherina chirurgica.

L’ultimo decreto anti-Covid n.24 del 24 marzo prevede anche alcuni casi in cui la mascherina (chirurgica) sia obbligatoria anche all’aperto per spettacoli teatrali, arene cinematografiche, concerti e stadi. Fino al weekend della Festa dei lavoratori restano obbligatorie le Ffp2 nei luoghi più a rischio: vanno indossate in aereo, nave, treno (non nei regionali, dove bastano quelle chirurgiche), autobus, metro, pullman, funivie, cabinovie e seggiovie coperte. A scuola, nei bar e nei ristoranti basta la mascherina chirurgica. Sul luogo di lavoro serve la mascherina solo se non si può rispettare il metro di distanza dai colleghi. Niente mascherine per i bambini fino a sei anni, i fragili, gli accompagnatori dei disabili. Niente mascherina quando si balla in discoteca o quando si fa sport.

Secondo uno studio dei Cdc americani, con la mascherina Ffp2 al chiuso la possibilità di contagio si riduce dell'83%, con la chirurgica del 66% e con quelle di tessuto del 56%.

Speranza: "Le mascherine restano un presidio molto molto importante"

Lo scenario del prossimo autunno? "Valutiamo giorno per giorno, settimana per settimana e tante di queste valutazioni vanno ancora misurate ad esempio quella sulle mascherine al chiuso che in questo momento sono obbligatorie e secondo me sono e restano un presidio molto molto importante". Lo ha affermato martedì sera il ministro della Salute, Roberto Speranza, a "DiMartedì" su La7.

"Poi dovremmo valutare l'evoluzione anche di questo virus e dobbiamo tenerci pronti per l'autunno - ha aggiunto -. Quello che abbiamo imparato negli ultimi due anni è che la fase autunnale e quella invernale rappresentano la fase più difficile. Trovarci pronti in quel momento significherà prima di tutto proteggere i più fragili. Già oggi ci può essere un secondo richiamo che raccomandiamo per gli over 80 anni, per i più fragili, per chi vive nella Rsa. Su questo dobbiamo insistere, il vaccino è lo strumento decisivo con cui affrontare questo virus", conclude Speranza. La cautela del ministro spinge a pensare che in qualche modo e in alcuni ambiti le mascherine resteranno ancora obbligatorie a lungo.

Fonte: Today.it

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