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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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"Adottiamo una squadra ucraina", la Volley Valley Catania spalanca le porte della solidarietà

Il club etneo, attraverso il proprio dg, Francesco Carpinato, ha lanciato un'iniziativa che mira ad ospitare una formazione ucraina nel proprio centro sportivo. "Vogliamo restituire identità ad atlete costrette da un atto violento ad abbandonare la loro passione". Un'idea che ha incassato l'approvazione entusiasta della Federvolley

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha mobilitato anche il mondo dello sport che di fronte a questa drammatica situazione ha risposto in maniera chiara alla guerra. In questa prospettiva si è inserita l’idea della Volley Valley Catania, squadra del campionato nazionale di B2, che ha lanciato una proposta che racchiude in essa il senso di solidarietà e i valori universali dello sport: ospitare una formazione di pallavolo ucraina a Catania.

Un invito che nei giorni scorsi ha incassato il plauso della Federvolley, che attraverso il suo presidente, Giuseppe Manfredi, ha sposato in pieno l'iniziativa del club del presidente, Marco Cutore: “Voglio subito fare i complimenti per la bellissima iniziativa – ha detto Manfredi – che sicuramente va nella stessa direzione intrapresa dalla Federazione. Il mondo del volley si è sempre battuto per la pace, l’uguaglianza e l’integrazione: valori che emergono con forza nelle sue parole”.

A spalancare le porte della solidarietà del club etneo è Francesco Carpinato, direttore generale della Volley Valley, che ha fatto da traino a questa operazione.

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Francesco Carpinato

Direttore, come è nata questa idea?

“Ci sono tante iniziative che si possono susseguite dall’inizio della guerra. Noi ci siamo chiesti cosa potessimo fare come formazione di volley. In questo contesto, confrontandoci prima con il nostro sponsor, abbiamo studiato la fattibilità concreta di questa idea. Curiosando un po' in rete, ho letto che le ragazze della Promotey Dnipro, squadra prima in classifica nel campionato ucraino, fino a pochi giorni fa pubblicavano sulle loro pagine immagini in cui cucinavano per i militari, abbandonando quindi le palestre per mettersi a disposizione del loro Paese. È in quel momento che ho pensato di avanzare questa proposta: ospitare un club per permettere loro di riprendere in mano la loro passione e la loro identità di squadra e di gruppo”.

La macchina organizzativa come si metterebbe in moto?

“Abbiamo in mente cosa fare, abbiamo un programma già pronto. Come ho detto prima, prima di dare corpo a questa idea, ci siamo confrontati con il nostro main sponsor “Funivia dell’Etna”, il quale ha subito dato grande disponibilità. Noi mettiamo a disposizione le nostre risorse logistiche, la nostra palestra e tutto ciò di cui possono avere bisogno. Sono certo che generebbe una grandissima sinergia con la città. Il riscontro lo abbiamo già avuto: tante mamme delle nostre atlete, si sono messe a disposizione per dare alloggio, ma non avevo dubbi a riguardo. Noi siciliani siamo un popolo solidale e ospitale per natura”.

C’è anche un’ipotesi 2.0…

“Sì, se per caso, questa guerra dovesse protrarsi a lungo, abbiamo avanzato anche un’altra proposta: far partecipare una squadra ucraina nel nostro campionato maggiore. Non dividere e distribuire le ragazze in tanti club ma permettere loro di partecipare al nostro torneo, con la loro identità, una sorta di squadra fuori classifica. Questo genererebbe anche una ricaduta del territorio sportivo italiano, un interscambio culturale, tecnico che gioverebbe anche al nostro movimento. Ma in questo caso deve essere la Federazione a muoversi e a fare da canale”.

A proposito di Federazione, la risposta della Federvolley è stata entusiasta…

“Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la lettera da parte del presidente Manfredi. Non ce lo aspettavamo, è segno che qualcosa si sta muovendo e che c’è grande disponibilità. Dal canto nostro siamo pronti e felici al tempo stesso del grande riscontro che abbiamo ottenuto”. Siete già entrati in contatto con qualche club? “Assolutamente no. Non ci siamo voluti mettere nelle condizioni di scegliere perchè non tocca a noi. Ci tengo a precisare che il nostro intento è esclusivamente quello di aiutare queste ragazze strappate via dalla loro vita, non c’è nessuna volontà nascosta di volerle tesserare nel nostro club. Sarà la Federazione italiana a mettersi in contatto con quella ucraina per capire la fattibilità del progetto, ma resto fiducioso nella sua riuscita”.

Da uomo di sport quale lei è, cosa pensa possa si possa fare più in questa situazione?

“Il mondo dello sport è molto controverso, si dibatte se debba prendere o no posizione in situazioni come questa. In generale penso che lo sport debba rimanere al di sopra, ma davanti ad un atto violento come questo, credo che si debba prendere una posizione netta condannando queste azioni. Sappiamo di iniziative simili alla nostra prese in altre discipline, è un bel segnale e ben vengano altre che difendano e diffondano i valori della solidarietà, della lealtà, del rispetto della persona e delle regole, che sono i principi fondanti non solo dello sport ma di ogni società sana”.

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