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A cura di Daria Raiti

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Arancino o Arancina? Quando è uno chef palermitano che prova a siglare la pace

Lo chef Tony Lo Coco del ristorante "I Pupi" di Bagheria ha provato, dal palco dei cooking show di Expocook, a mettere d'accordo le due "capitali" dell'isola sempre divise su questa disputa semantica, rivisitando quello che è il simbolo dello street food siciliano

Quando un palermitano incontra un catanese, non esiste guerra, non esiste pandemia, non esiste l'inquinamento, il traffico. Il dibattito è solo uno: "Arancina o arancino?". Ed ecco tutti a scomodare antiche storie sulla punta dell'Etna, sulla forma dell'arancia, femmina, maschio, coinvolgendo perfino grandi scrittori come Andrea Camilleri e l'Accademia della Crusca. Ma senza mai trovare l'accordo. Anche se l'Accademia della Crusca "una mazzata" al catanese l'ha data. Diciamo che è sempre una guerra persa.

Ecco che lo chef Tony Lo Coco del ristorante "I Pupi" di Bagheria ha provato, dal palco dei cooking show di Expocook, a mettere d'accordo le due "capitali" dell'isola sempre divise su questa disputa semantica, rivisitando quello che è il simbolo dello street food siciliano.

Il piatto presentato mantiene naturalmente i sapori tradizionali dell'arancino/a ma con un occhio di riguardo ai catanesi. Crema di riso cotto allo zafferano, stracotto di maialino, crema di piselli. E poi una mollica al nero di seppia nella parte destra del piatto, a simboleggiare l'Etna. E pace fu? Forse si. Forse no. Però da catanese ringrazio il palermitano chef Lo Coco che, almeno, ci ha provato ad accontentare tutti con la sua "Sicilia nel piatto". 

Che poi, che si chiami arancino o arancina, al maschile o al femminile, alla palermitana o alla catanese, nessuno ha mai avuto da ridire sul gusto irresistibile in modo, sicuramente diverso, ma sempre siciliano.

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