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A cura di Fabio Rao

On the road Piazza Dante / Piazza Dante Alighieri

Alla scoperta del Monastero dei Benedettini: tesoro stratificato di pietra, storia e cultura

Tra le strade del centro storico catanese lastricate di pietra lavica, il turista o semplice visitatore occasionale, può scovare  un“museo” monumentale e architettonico a cielo aperto. Con “giacimenti” di storia, pietre e cultura, come l'immenso complesso del tardo Barocco siciliano, qual è il Monastero dei Benedettini di piazza Dante, con l'annessa grandiosa chiesa di S. Nicola

La città ai piedi dell'Etna, ha mille volti, stratificati. “Guardo fuori l'oblò c'è una luna d'argento / L'aereoplano si scuote nel vento, io lo so / Che tra un po' atterrerò e qualcuno mi attende / E mi sorriderà, appena mi vede / Carmelo dorme ai piedi del vulcano / Il vento che aveva tra i capelli adesso lucida le stelle / Negli occhi ha un sogno metropolitano / E un vulcano piano piano che si accende”; cantava Lucio Dalla. Tra le strade del centro storico catanese lastricate di pietra lavica, il turista o semplice visitatore occasionale, può scovare  un“museo” monumentale e architettonico a cielo aperto. Con “giacimenti” di storia, pietre e cultura, come l'immenso complesso del tardo Barocco siciliano, qual è il Monastero dei Benedettini di piazza Dante, con l'annessa grandiosa chiesa di S. Nicola. Un monastero, che con la Cattedrale di piazza Duomo ed il Castello Ursino, rappresenta la più importante opera architettonica di Catania. “In quest'isola la vita ha sempre qualche cosa di solitario”; “l'ecclesiastico ci ha condotti, in seguito, al monastero dei Benedettini nella cella d'un frate del Medioevo, il cui aspetto triste e concentrato prometteva un poco allegro trattenimento”; “Egli era, intanto, il solo che aveva il talento di saper padroneggiare l'immenso organo di quella chiesa. Dopo avere intuito, piuttosto che compreso, il nostro desiderio, lo ha soddisfatto senza parlare”. Così scriveva il grande poeta, narratore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang Goethe, a maggio del 1786, nel suo il viaggio in Sicilia, descrivendo il "paese dei limoni", l'Italia classica del meridione dove trovò una rara sintesi di natura e arte, passato e presente. 

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Il Monastero

A non più di dieci minuti a piedi dal Duomo di Catania si trova il Monastero di San Nicolò l’Arena, gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa. L’edificio monastico, che nasce nel ‘500 e si sviluppa fino ai giorni nostri, è un esempio di integrazione architettonica tra le epoche: contraddistinto da molteplici trasformazioni ,oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco. Sede universitaria del dipartimento di Scienze Umanistiche, custodisce al suo interno una “domus” romana - ossia un tipo di abitazione utilizzata nell'antica Roma -, i chiostri e uno splendido giardino pensile. “Ideale per un tour turistico estivo - illustra  Francesco Mannino, presidente dell'associazione Officine Culturali Impresa Sociale ETS, impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale cittadino -, per un percorso d'altri tempi tra chiostri monastici impreziositi da marmi e da edicole neogotiche, seminterrati cinquecenteschi, prospetti riccamente decorati, domus romane, corridoi lunghi a perdita d'occhio, giardini pensili, tesori librari, sotterranei e cantinati benedettini; quasi una sintesi rappresentativa della storia della città”. Il grande complesso monumentale dei Benedettini, coi suoi circa centomila metri quadrati di superficie, è per estensione il secondo in Europa. Iniziato nella seconda metà del Cinquecento, per consentire il trasferimento dei monaci benedettini da Nicolosi a Catania, dopo il terremoto del 1693 fu ricostruito in forme più grandiose, a partire dal 1703. Ricchissimi i prospetti barocchi realizzati: due piani di finestre a balcone con mensoloni a teste grottesche e altri fantasiosi decori che incantavano scrittori e viaggiatori italiani e stranieri, già nei secoli passati. All'interno si articolano lunghissimi corridoi e due grandi chiostri. Il primo dei due è caratterizzato al centro da un più piccolo chiosco di stile neogotico con decorazioni in ceramica; mentre il secondo chiostro contiene delle colonne marmoree del Seicento. Un'ala del monastero è riservata alle prestigiose raccolte bibliografiche delle Biblioteche riunite “Civica e Ursino Recupero”, aperte al pubblico. Di rilevante pregio architettonico è la vasta e rettangolare “Sala Vaccarini” della biblioteca. L'ordine religioso dei Benedettini di Catania, possedeva una vera e propria reggia, comprendente tra l'altro, serre con pregiate coltivazioni e cucine molto grandi, funzionali e all'avanguardia rispetto ai tempi, oggi restaurate e visitabili. Quei monaci amavano la cultura e nondisdegnavano lusso e piacere, di certo quello per la buona tavola. “Facevano l'arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso”, ironizza lo scrittore Federico De Roberto nel suo famoso romanzo del 1894 “I Viceré”, in cui racconta il declino di una famiglia aristocratica siciliana. Libagioni succulente e abbondanti, certo stridenti con le misere condizioni di vita di tanta parte delle popolazione. A fianco del monastero, in piazza Dante, sorge la maestosa chiesa di S. Nicola, progettata nel 1687, vide i lavori però bloccati prima dal terremoto e poi da difficoltà tecniche. La sua costruzione fu proseguita da diversi architetti, con la cupola alta ben 62 metri e progettata nel 1780. Per difficoltà tecniche la facciata fu lasciata incompiuta nel 1796. Notevole per ampiezza, l'interno a tre navate. Sul fondo troneggia l'altissima cassa lignea intagliata e dorata di un organo settecentesco, opera del sacerdote Donato del Piano (cfr. Etna e Sicilia orientale, Slow Food Editore, 2018).

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Officine Culturali

Per le visite guidate al Monastero, ci pensano i giovani dell'associazione Officine Culturali, che con cortesia e professionalità, gestiscono il giro del sito culturale, visto come spazio di integrazione e aggregazione per la collettività. “Questo anno ci ha messi tutti a dura prova - spiega Francesco Mannino, presidente di Officine Culturali -, non solo per le preoccupazioni per la nostra salute e quella dei nostri cari, ma anche per la tenuta delle nostre iniziative di pubblica utilità, come la fruizione del patrimonio culturale pubblico. Con l'Università di Catania, con cui siamo partner da più di un decennio, abbiamo gestito questo periodo in piena collaborazione, confrontandoci sulle misure di sicurezza, sulle forme di coinvolgimento del pubblico - anche a distanza - e sulle modalità di riapertura, sia ad agosto 2020 che a febbraio 2021. Il tutto pensando alle garanzie per il pubblico coinvolto ed anche alla salvaguardia degli operatori e delle operatrici culturali di Officine, personale dipendente che - come la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori - ha sofferto un lungo periodo di sospensione e di ristrettezze. Tuttavia questo splendido staff è di nuovo all'opera per poter garantire la migliore fruizione possibile del Monastero, e si sta organizzando per rendere l'offerta culturale più ricca e adeguata possibile alle esigenze di catanesi, siciliani e viaggiatori”.

La visita guidata

Continuando il tour “virtuale”, dei Benedettini, ci si imbatte in ambienti settecenteschi in chiaroscuro, irradiati da una luce artificiale “magica” e dal fascino segreto, il giardino del noviziato, la biblioteca e l'annessa emeroteca, fornite di preziose raccolte, il grande refettorio, la cucina settecentesca dell'architetto Vaccarini, con il sottostante “Ventre”, ovvero magazzini seminterrati per le derrate costruiti sulla pietra lavica, e, a seguire, il suggestivo “Museo della fabbrica” comprendente strumenti laboratoriali e scientifici. “Il monastero ha un suo canale privilegiato, siamo presenti su tutte le guide turistiche cartacee in circolazione, dove si legge che siamo uno dei tre complessi architettonici più importanti della città, insieme al Duomo e al Castello Ursino, per cui il turista viene a prescindere dal nostro servizio di visite guidate”. Un felice esempio d'integrazione architettonica, un complesso monastico dei monaci benedettini, che lo hanno abitato fino al 1866, il quale custodisce “perle” quali gli ambienti sottostanti, la dispensa benedettina e il Ventre. Il Museo è dotato anche di un archivio, che custodisce, come detto, i documenti legati al grande cantiere dei Benedettini. Primo step: arrivo dei visitatori presso l’info Point di Officine Culturali, verifica della prenotazione se fatta telefonicamente o per posta elettronica o verifica di disponibilità durante le nostre fasce orarie; controllo della temperatura; registrazione dati come da regolamento per il Covid-19. Inizio della visita: raggruppati i visitatori e fatte le presentazioni, l’operatore che si occupa del percorso guidato invita verso l’ingresso, dopo aver fatto tutte le raccomandazioni attinenti le precauzioni (mascherine e distanziamento) previste dall’emergenza sanitaria in corso, ci si reca al Chiostro di Levante. Qui, dopo una introduzione sul complesso monastico che racconta dalla nascita del Monastero dal 1558 fino ai giorni nostri, si racconta del settecentesco e suggestivo Chiostro di Levante e della sua eclettica “Caffeaus”: il Chiostro era luogo di rappresentanza dove i monaci accoglievano gli ospiti, soprattutto i viaggiatori del Gran Tour, ed è oggi uno degli ambienti più fotografati e apprezzati dai nostri visitatori sia grandi che piccini. Dal Chiostro di Levante ci si reca al Chiostro dei Marmi (detto anche Chiostro di Ponente) attorno al quale nasceva il primo complesso cinquecentesco, qui gli ospiti restano incantati dalla suggestione data dalle colonne in marmo di Carrara che adornano il portico e dall’elegante fontana centrale. E' il luogo all’interno del quale, più che in ogni altro, possiamo ancora immaginare i monaci mentre sotto i portici sono intenti a meditare e pregare. Dal Chiostro di Ponente ci rechiamo all’interno dell’attuale Biblioteca di Dipartimento universitario, sita nel seminterrato cinquecentesco all’interno del quale si possono ancora ammirare due domus romane: una del II secolo a.C, l’altra del II secolo d.C. In questo ambiente, grazie all’eccezionale progetto di recupero compiuto dall’architetto Giancarlo De Carlo e dall’Ufficio Tecnico dell’Università di Catania, passato e futuro convivono armoniosamente, così come avviene nel resto dell’edificio.

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Passato e presente

Dal piano cinquecentesco ci trasferiamo a quello settecentesco e dopo aver attraversato il luminoso piano nobile e il lungo corridoio detto “dell’Orologio” ci rechiamo presso la parte costruita dall’architetto palermitano Giovan Battista Vaccarini sul banco lavico del 1669: Antirefettorio, Refettorio (la nostra attuale aula Magna universitaria) e Museo della Fabbrica - ilcosiddetto Museo della Fabbrica è parte integrante del Monastero dei Benedettini di San Nicolò l'Arena, capolavoro del barocco siciliano, fondato dai monaci cassinesi nel 1558 e ricostruito, a partire dal 1739, da Giovan Battista Vaccarini, dopo le due catastrofi naturali che colpirono Catania nel XVII secolo (l'eruzione del 1669 e il terremoto del 1693) - con la sua Cucina e Cantina settecentesca. Gli ambienti settecenteschi della Cucina da sempre sono stati quelli che hanno maggiormente attirato l’interesse e la curiosità dei visitatori, complice in questo Federico De Roberto con il suo romanzo più celebre i Vicerè e, ancora una volta, il magistrale lavoro contemporaneo del recupero. All’interno del cosiddetto “Ventre delle Cucine” (Cantina settecentesca) passo dopo passo i visitatori sono guidati dalla suggestione dalla muratura in pietra lavica (qui mura e pilastri sono senza fondamenta a stretto contatto con il banco lavico) dal pozzo profondo 32 metri all’interno del quale si intravede l’acqua del fiume Amenano, fino ad arrivare alla Sala Rossa dedicata al geometra Antonino Leonardi - il geometra Leonardi insieme all’Architetto De Carlo, con questa struttura realizzata con un particolare sistema di volte rosse, omaggiano in qualche modo l’Etna -. Dopo aver attraversato il Giardino Dei Novizi (giardino pensile costruito anche questo sul banco lavico del 1669), ci rechiamo verso l’uscita attraversando il monumentale Scalone settecentesco che ricorda gli ingressi delle Regge e dei ricchi palazzi nobiliari e che hanno animato le pagine dei viaggiatori del Gran Tour (il Grand Tour è un viaggio a tappe, diffusosi dal 1400 in poi in tutta Europa, Sicilia compresa). Oltre al percorso appena descritto, durante il fine settimana, accediamo anche all’interno di due delle stanze dell’ex appartamento dell’abate. Dalle pietre ai percorsi dei Beni culturali. “L'attigua e imponente Chiesa omonima, è gestita dal Comune di Catania e pertanto non inclusa nel nostro percorso ordinario - dice Manuela Lupica, di Officine Culturali -; La chiesa è, invece, inclusa nelle attività ludico didattiche previste dalla nostra proposta didattica la quale prevede, anche attività presso il Museo Civico Castello Ursino. Per l'apertura serale, siamo prontissimi a ripartire, quando lo permetterà il lockdown, per far visitare il monastero accompagnati dalla suggestione della sera”. Per Francesco Mannino, che ama non solo le “pietre” - come qualcuno chiama i beni culturali -, quanto chi le ha estratte, scolpite e messe in opera seguendo misteriose visioni architettoniche; ed anche chi, tra le pietre diventate luoghi, ha poi lavorato, vissuto, sognato. Con l'associazione, fa in modo di progettare un futuro per queste pietre, oggi case delle società umane.

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Orari di apertura. Con la riapertura prevista dalla zona gialla di qualche settimana fa, hanno ripreso il via le visite solo il venerdì pomeriggio, sabato e domenica tutto il giorno; considerata la crescente richiesta dei visitatori, dall’8 giugno si potrà usufruire del servizio di visite guidate da martedì a venerdì con orari scaglionati: alle 16.00 e alle 18.00; sabato e domenica con turni alle 10.00, 11.00, 12.00, 13.00, 15.00; 16.00, 17.00 e 18.00. Prevista anche la ripresa delle consuete attività ricreative e originali, per bambini e ragazzi: “Il lungo periodo di pandemia - chiarisce Manuela Lupica - ci ha permesso di riflettere e 'ridisegnare' la nostra proposta didattica, progettata dallo staff di Officine Culturali con la nostra responsabile per i servizi educativi Patricia Vinci, che si è posta non poche domande circa le nuove esigenze e i nuovi bisogni che sono scaturiti tra i bambini e i ragazzi a causa del Covid.

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Staff e contatti.   Numeri per le informazioni e prenotazioni: 095 7102767 risponde durante i giorni di apertura; 334 9242464 durante i suindicati giorni di apertura e lunedì-mercoledì-venerdì dalle 10:00 alle 13:00. Su Internet:  https://www.officineculturali.net/news.php  . 

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