Cronaca

Scabbia alla Rems di Caltagirone, Asp: "Un caso indice e una decina di sospetti già trattati"

La struttura per pazienti psichiatrici detenuti, nella frazione Santo Pietro di Caltagirone, è attualmente sotto i controlli degli specialisti di Malattie infettive per la presenza di alcuni pazienti con sospetti di scabbia. Un caso, come spiega il direttore generale dell'Asp, è confermato ma, come spiega: "Non c'è pericolo di contagio all'esterno"

Un caso di scabbia ha colpito in questi giorni la Rems di Caltagirone (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), il reparto speciale per detenuti con problemi psichiatrici situato nella frazione Santo Pietro. Nonostante si fosse diffusa inizialmente la paura di un'epidemia, facendo parlare di circa 15 i pazienti infettati su un totale di 19, il direttore sanitario dell'Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, assicura che il caso accertato è soltanto uno ma che, al contempo, sarebbero presenti altri sospetti. Fonti ospedaliere parlavano infatti di un focolaio diffusivo che avrebbe iniziato il suo decorso quando, nell'agosto scorso, sarebbe stato ricoverato un utente poi dimesso ad ottobre, coinvolgendo anche un operatore sanitario. 

Contattato da CataniaToday, il direttore generale dell'Asp Giuseppe Giammanco ha chiarito la reale entità della presunta diffusione. "Alla comunità della REMS di Caltagirone, grazie ai periodici controlli e visita dermatologica è stato identificato un caso primario di infestazione da sarcopes scabbiei (scabbia) e una decina inziali casi secondari e sospetti - spiega Giammanco - tutti prontamente sottoposti a terapia terapeutico/profilattica finalizzata alla guarigione, pressocché immediata dei casi secondari ed al controllo della eventuale permanenza del parassita nella comunità".

"La situazione - continua il dirigente - viene seguita dal responsabile della Rems dottor Salvatore Aprile che ha prontamente attivato gli specialisti di Malattie infettive del PO di Caltagirone, provvedendo pure al controllo ambientale con il supporto del servizio di Epidemiologia dell’ASP". "In ragione del controllo e degli gli interventi già avviati - conclude il direttore generale - non si identificano in atto rischi di diffusione della malattia, trattandosi di patologia a contatto diretto, tipica delle comunità che ospitano prolungata convivenza e come di norma in queste evenienze saranno comunque ripetuti dai sanitari i controlli di routine".

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