Acireale, porfido: sindaco presenta esposto - denuncia

Il sindaco Nino Garozzo ha presentato questa mattina un esposto – denuncia alla stazione dei carabinieri di Acireale al fine di accertare eventuali responsabilità di privati o pubblici uffici circa la conservazione e utilizzo del porfido prelevato dai marciapiede di corso Umberto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Il sindaco Nino Garozzo ha presentato questa mattina un esposto – denuncia alla stazione dei carabinieri di Acireale al fine di accertare eventuali responsabilità di privati o pubblici uffici circa la conservazione e utilizzo del porfido prelevato dai marciapiede di corso Umberto.

Spiega il primo cittadino acese: “A seguito della notizia sollevata dal consigliere Pippo Torrisi nel luglio di quest’anno, abbiamo prontamente avviato una indagine interna al fine di stabilire se il porfido prelevato da corso Umberto avesse avuto destinazione conforme alle richieste dell’Amministrazione che, assieme all’allora assessore Licciardello, riteneva di utilizzare questo materiale, nella sua parte ancora utilizzabile, per lavori di opere pubbliche (piccoli marciapiedi, piccole piazze o spazi pubblici)”.

“A seguito dell’indagine interna, con prontezza, il dirigente dell’Area tecnica, inviò al sindaco il 26 luglio scorso – cioè un giorno dopo la richiesta di notizie – una nota di pugno rassicurandomi circa la conservazione del porfido in due siti, il serbatoio Carico di S.M.Ammalati (in minor quantità) e il pozzo Nucci di Piano d’Api (in maggior quantità): i sampietrini lì si trovavano alla data del 26 luglio. Entrambi i siti sono stati assegnati alla Sogip Srl che si occupa del servizio idrico”.

“Pertanto, avendo il dirigente predetto, richiesto all’Amministrazione delle direttive al fine dell’utilizzo del porfido, trasmetteva all’assessore Calabretta una nota di pugno con cui lo invitava a formulare delle proposte circa l’impiego”.

“Con grande sorpresa, a seguito di anticipazioni stampa del 14 settembre, sono venuto a conoscenza che il dirigente aveva presentato ai carabinieri, in data 6 settembre, una denuncia per furto del porfido depositato nel serbatoio Carico. Inoltre, sempre da anticipazioni stampa, sono venuto a conoscenza della circostanza riferita dal consigliere Torrisi circa una identità di materiale con quello utilizzato in una piscina in area Zaccanazzo”.

“Avendo attivato una indagine interna, sarebbe stato doveroso che della denuncia fossero stati informati sindaco e  assessore. Pertanto, acquisendone copia, unitamente agli elementi già in possesso, sono pervenuto al convincimento che la risposta fornita alla Città non fosse chiara e lasciasse ampi margini a ricostruzioni contraddittorie o, peggio, elusive. La Città ha il diritto di sapere al di là del valore del porfido, anche perché si non si ripeta la misteriosa scomparsa del basolato lavico di corso Umberto”.

“Pertanto, nell’esposto denuncia depositato oggi, ho indicato una serie di elementi per i quali ritengo doveroso che l’indagine non sia più interna ma affidata ad organi di polizia giudiziaria al fine di valutare la sussistenza di eventuali reati commessi da privati o uffici pubblici e se eventuali condotte abbiano crisma del dolo, di colpa per superficialità o trascuranza. Valutazioni che non possono che essere affidate ad organi giudiziari”.


“Mi auguro che ciascuno possa riferire all’autorità investigativa tutto ciò di cui è a conoscenza, così chiarendo i fatti. Ma in questo momento, sono dell’avviso che la vicenda abbia elementi che molto mi inquietano e ho il dovere, verso la città e verso la verità, che vengano svolti i dovuti approfondimenti. Sui principi di diritto e legalità, questa Amministrazione non intende avere atteggiamenti tolleranti o acquiescenti”.

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