Cronaca Adrano

Adrano, indagini: condizionamento della mafia alle ultime elezioni comunali

L'operazione da parte dei carabinieri è scattata all'alba. Scoperta un'attività estorsiva nei confronti dei proprietari terrieri di Adrano e l'utilizzo di mezzi illeciti per ottenere voti alle ultime elezioni comunali. Emesse tre ordinanze di misura cautelare

Operazione all'alba da parte dei carabinieri. Scoperta un'attività estorsiva nei confronti dei proprietari terrieri di Adrano e l'utilizzo di mezzi illeciti per ottenere voti alle ultime elezioni comunali. Emesse tre ordinanze di misura cautelare, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di M. G. e M. B. Inviato un avviso di garanzia invece nei confronti di B. E. di 23 anni.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, sono state avviate in seguito ai numerosi furti e danneggiamenti nelle proprietà rurali di Adrano e alla successiva comparsa di simboli sulle proprietà delle vittime.

Le informazioni assunte dai carabinieri della Stazione di Adrano hanno consentito di ricondurre i furti e i danneggiamenti a elementi del più grave delitto di estorsione, consentendo di avviare una specifica attività investigativa. I reati, stando alle indagini, sarebbero funzionali ad ingenerare negli agricoltori della zona un clima di insicurezza e terrore tale da indurli a rivolgersi a esponenti della criminalità locale per chiedere “protezione”.

E' emerso inoltre che M. B., unitamente a M. G., rispettivamente fratello e zio di Mannino Alfredo, attualmente detenuto e appartenente alla locale associazione mafiosa denominata “Clan Scalisi”, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Adrano dello scorso giugno, hanno tenuto un comportamento illecito con lo scopo di ottenere voti a vantaggio del consigliere comunale Mannino Francesco (figlio dell’indagato M.G. e cugino dell’indagato M. F.), poi vincitore in quanto eletto con quasi 300 preferenze nella lista “Giovani in movimento”, collegata alla candidatura a Sindaco di Mancuso Fabio.

Nello specifico, al fine di indurre o costringere gli elettori a votare per il loro parente, limitavano la libera volontà di votare rimanendo stabilmente nei luoghi di propaganda elettorale, dove si svolgevano i comizi e presso la sede del comitato elettorale. Promettevano così opere pubbliche ai rappresentanti di quartiere e istruivano gli elettori su come esprimere le loro preferenze presidiando i seggi elettorali durante le operazioni di voto.

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