Risolto l'omicidio di Maurizio Maccarrone: all'origine motivi passionali

Il delitto ha all'origine una presunta relazione con una donna con la quale in passato Magro aveva avuto, a sua volta, una relazione. Motivo per il quale dava l’ordine di eliminare il Maccarrone

Sono Magro Antonio “’u rannazzisi”, pregiudicato, già detenuto per altra causa e  Merlo Massimo gli autori dell'omicidio di Maurizio Maccarrone, ucciso il 14 novembre del 2014 alle 7 di mattina di fronte casa sua.

Da una prima ricostruzione del fatto, effettuata grazie alle immagini estrapolate da un impianto di video-sorveglianza installato nei pressi del luogo dell'agguato, venivano individuati i due killer a bordo di uno scooter. Le investigazioni, orientate sin dalle prime battute sulla sfera personale del Macccarrone, facevano emergere il movente passionale del delitto.

Il modus operandi dei killer ed il particolare dell’esplosione dei due colpi alla testa  lasciavano, tuttavia, ritenere che i killer potessero operare nei contesti della locale criminalità organizzata. Le indagini traevano un decisivo impulso dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia DI Marco Gaetano, esponente storico del sodalizio degli Scalisi, costituente locale articolazione della famiglia mafiosa Laudani, il quale riscontrava che l’episodio, sebbene riconducibile a movente passionale, era maturato nell’ambito dei gruppi mafiosi operanti nell’area di Paternò, Adrano e Biancavilla, riconducibili ai “Mussi ‘i ficurinia”.

Secondo lui, Magro era il mandante e Massimo l'autore del delitto, entrambi operanti nell’area criminale dei Laudani. Il tutto per una presunta relazione con una donna - già individuata dagli investigatori subito dopo il delitto – con la quale in passato il Magro aveva avuto, a sua volta, una relazione. Motivo per il quale dava l’ordine di eliminare il Maccarrone.

Le intercettazioni e la comparazione antropometrica effettuata nei confronti di Merlo, tra il filmato dell’omicidio ed altro appositamente acquisito, consentivano di acquisire elementi di riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia.

In particolare, nel corso di una conversazione ambientale Merlo Massimo, discorrendo con il suo interlocutore in merito all’omicidio in esame, esclamava a voce bassa “…Ci i’ d’arreri …n’aricchi accussì… Pum! - imitando un colpo d’arma da fuoco - ….e gridava…gridava … ittava vuci”, confermando ampiamente il suo ruolo di killer. Il gip ha qundi applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dei due pregiudicati.

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