Aggressione al Vittorio Emanuele, 7 arresti: indagate anche due guardie giurate

Emerge anche la complicità di un operatore del 118 fuori servizio, che digita il codice di sicurezza per sbloccare le porte e permettere l'accesso ai malintenzionati

Sono state arrestate questa mattina le sette persone individuate dalla squadra mobile di Catania come gli autori della spedizione punitiva avvenuta ad inizio anno al Pronto Soccorso dell'Ospedale Vittorio Emanuele nel centro di Catania. Tra loro, alcuni erano già noti alle forze dell'ordine come spiega il capo della Mobile Antonio Salvago. "In particolare Guzzardi Santo, lo avevamo arrestato nel 2011 nell'operazione Revenge 2, ed è ritenuto operante nell'area del clan Cappello - Bonaccorso e ad altri soggetti che sono vicini a questi ambienti".

GUARDA IL VIDEO DELL'AGGRESSIONE

 

Dalle prime indagini si è ricostruita la motivazione dell'aggressione al medico che si è rifiutato di dare le generalità di una paziente vittima di un incidente stradale.  A chiedere questi dati era stato Cappadonna Mauro, pregiudicato. Dopo il rifiuto del medico, Cappadonna è tornato con altre sei persone per la spedizione punitiva. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza dell'ospedale, emerge anche la complicità di un operatore del 118 fuori servizio, che digita il codice di sicurezza per sbloccare le porte e permettere l'accesso ai malintenzionati.

VIDEO - I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE

Durante la ricostruzione di quella notte, la Procura ha sottilineato come oltre alla posizione dei sette aggressori ci sia da evidenziare la condotta delle due guardie giurate di turno quella notte. Carmelo Zuccaro, capo della Procura di Catania ha dichiarato: "Riteniamo che queste persone non siano state all'altezza dei doveri del loro ufficio, perché non solo non hanno avvisato le forze dell'ordine, ma non hanno neanche chiuso le sbarre per evitare che gli aggressori fuggissero". Le due guardie giurate sono state indagate proprio per questo motivo. 

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