Aggressione degli ultras del Catania: "Si pensava ad un attentato terroristico"

Emergono nuovi particolari dell'operazione ribattezzata "Tifo selvaggio" e condotta dalla polizia di Lamezia Terme e la Digos di Catanzaro, con l'ausilio della Digos di Catania ed Enna

Tutto aveva lasciato pensare inizialmente ad un attentato terroristico. Questo uno dei particolari che emerge dall'aggressione dei tifosi ultras catanesi ai danni di quattro professori, uno dei quali disabile, avvenuta il 29 aprile sull'autostrada A2. Le vittime inermi sarebbero state aggredite, derubate, subendo persino il lancio di un fumogeno all'interno dell'auto, fumogeno che avrebbe ferito due dei passeggeri, alimentando il rischio di un possibile incendio.

Scambiati per tifosi rivali, arrestati ultras del Catania

L'aggressione sarebbe scaturita dal fatto che i malcapitati sarebbero stati scambiati con dei tifosi del Siracusa, uno di loro infatti indossava una maglietta di colore bianca e azzurra. IlLametino ha raccolto le dichiarazioni del primo dirigente del commissariato di Lamezia, Marco Chiacchiera durante la conferenza stampa tenutasi a Lamezia in presenza del Procuratore Salvatore Curcio, del Questore di Catanzaro Amalia Di Ruocco, del primo dirigente del Commissariato di Lamezia, Marco Chiacchiera e del vice questore della Digos di Catanzaro, Fabio Germani.

“Il collega ha sospettato un attentato terroristico in quanto vi era l’esistenza di un commando con l’intenzione di ledere - ha specificato Chiacchiera - Un commando fatto di persone con gli stessi colori che uscivano e rientravano nei mezzi".

I nomi degli ultras arrestati

La testimonianza del conducente dell'auto

La testimonianza sconvolgente è stata raccolta da Strettoweb. Questi i particolari di uno dei quattro professori che si è imbattuto nella violenza degli ultras catanesi nel giorno della gara tra Matera e Catania.

"Io e tre colleghi ci trovavamo a bordo di un’autovettura di marca Fiat modello MULTIPLA (da me condotta), diretti da Reggio di Calabria direzione Arcavacata di Rende, ove siamo impegnati a seguire un corso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico quando sull’A2 (Autostrada del Mediterraneo già A3 Salerno Reggio Calabria) superato lo svincolo di Pizzo Calabro venivamo affiancati da due furgoni e una jeep che intimavano insistentemente di fermarci, con l’ingenuità e la diligenza di onesti cittadini pensavamo inizialmente fosse una segnalazione di un malfunzionamento dell’autovettura e quindi rallentavo la marcia per guadagnare una posizione sicura sulla corsia di emergenza”.

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Il video dell'aggressione

“Durante la predetta manovra mi accorgo che delle persone a bordo del furgone che ci precedeva stavano indossando  il passamontagna  mentre uno dei passeggeri scendeva dal furgone con una cinghia in mano, al che riprendo immediatamente la marcia dando notizia tempestiva dell’accaduto al 113 mentre i due furgoni e la jeep cominciano un inseguimento spaventoso sul quale non riescono ad avere la meglio solo grazie alle mie abilità di guida. Informo il 113 che mi sarei diretto verso la locale stazione di polizia stradale di Lamezia Terme (CZ) chiedendo comunque il soccorso delle pattuglie. Uscito allo svincolo A2 di Lamezia Terme, con i furgoni, la jeep e altre auto alle calcagna provo ad accedere al posto di polizia stradale, trovando l’accesso sbarrato per via di lavori e non conoscendo la direzione dell’accesso sostitutivo decido di recarmi alla posto di polizia ferroviaria della stazione di Lamezia Terme unico presidio vicino da me conosciuto (sempre più incalzato e inseguito dai malintenzionati a bordo dei due furgoni e jeep), non vedendo agenti all’ingresso decido di fare un giro dell’isolato per persuadere gli avventori dall’azione criminale senza successo, al che mi riporto in prossimità della stazione ed una volta arrestata l’autovettura sento un colpo sferrato da uno degli avventori che manda il lunotto posteriore in frantumi sottraendo dal cofano due zaini di proprietà dei colleghi, invito questi ultimi (completamente paralizzati dall’agguato perpetrato sottolineo  con  modalità terroristiche sotto gli occhi di numerosi spettatori) a stare calmi e a serrarsi dentro l’autovettura mentre io guadagnavo fulmineamente l’uscita per raggiungere il posto di polizia ferroviaria chiedendo aiuto e gridando a gran voce ……ci vogliono massacrare…… in questo istante intercetto un’agente di polizia che ravvisato il pericolo chiama i colleghi e raggiungiamo assieme il luogo dell’agguato, qui lo scenario appare subito drammatico: persone incappucciate  e non che massacrano con immotivata e inaudita violenza due dei tre colleghi mentre uno degli assalitori introduce un fumogeno incendiario tra i sedili anteriori  per provocare l’incendio dell’autovettura ove era seduto un collega invalido che oltre a riportare ustioni alle gambe veniva colpito con inaudita gratuita violenza da un criminale che gli sferra un pugno che lo pone in condizioni di semi incoscienza. Nello stesso tempo il poliziotto si vede costretto a estrarre l’arma sparando alcuni colpi in aria allo scopo di disperdere gli aggressori che alla vista degli altri agenti nel frattempo sopraggiunti fuggono a bordo dei 2 furgoni e della jeep. Vengono immediatamente chiamati i soccorsi che in pochi minuti raggiungono il luogo dell’attentato (perché di tentato omicidio si tratta) intanto provvedo io stesso (grazie ad un estintore messo a disposizione dal vicino Grand Hotel Lamezia) a estinguere l’incendio ormai divampato nell’autovettura a metano scongiurando una strage. Due dei  colleghi vengono soccorsi e trasportati in ospedale dove gli vengono diagnosticati traumi e ustioni mentre io e un altro collega rimaniamo a disposizione dell’autorità giudiziaria per fornire loro il maggior numero possibile di dettagli affinché fossero incisive tutte le azioni tese ad assicurare alla giustizia gli autori dell’agguato. Sul posto intervengono vari corpi speciali di polizia per le indagini del caso. Io e i colleghi  veniamo condotti in commissariato rimanendo volontariamente fino a tarda notte a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza coscienti del potenziale criminale degli aggressori. Tengo a precisare nessuno di noi in nessun istante del racconto ha mai pensato di reagire e/o infierire  (peraltro con un collega invalido) su di loro, tutti abbiamo protetto il nostro volto con le mani gridando siamo docenti lasciateci stare cosa volete, affidandoci esclusivamente alle forze di polizia chiedendo loro aiuto. Circostanza questa ultima peraltro confermata e accertata grazie a testimonianze dei presenti (tra cui agenti di pubblica sicurezza) e delle numerose telecamera di sorveglianza”.

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