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Il grido d'allarme degli agriturismi: "Chiusura alle 18 ci penalizza fortemente"

L’allarme arriva dal presidente regionale di Agriturist, la rete degli agriturismi di Confagricoltura, Giuseppe Strano

"La chiusura anticipata alle 18 per le attività di ristorazione penalizzerà ulteriormente anche gli agriturismi siciliani che fin dalla loro nascita sono stati un presidio fondamentale per la diffusione della cultura delle specialità tipiche della cucina dell’Isola", l’allarme arriva dal presidente regionale di Agriturist, la rete degli agriturismi di Confagricoltura, Giuseppe Strano.

"Il fermo di un mese, imposto dall'ultimo DPCM , sta già di compromettendo le nostre attività già colpite dal lockdown della scorsa primavera e che per poter continuare a lavorare hanno recepito tutte le misure di prevenzione richieste dalle autorità competenti. L’apertura domenicale non basta a garantire la sopravvivenza ad un settore che da impiego a migliaia di lavoratori e che rappresenta una voce importante dell’economia siciliana", aggiunge Strano.

"In questa nuova fase di emergenza, con le strutture obbligate alla chiusura serale, diventa fondamentale dare loro la possibilità di rimanere aperte in modo elastico e non rigido, incrementando la multifunzionalità aziendale senza dover ricorrere a ulteriori adempimenti burocratici, per cercare di compensare almeno in parte le cene perse".

"Gli agriturismi – spiega il presidente regionale di Agriturist - si trovano in campagna, lontano dagli affollamenti e con spazi adeguati sia a tavola sia e soprattutto all’aperto. Sono adatti ad ospitare famiglie con bambini e anziani ed è per questi motivi che chiediamo con forza una deroga che ci permetta di continuare a lavorare, rispettando le misure di sicurezza come abbiamo sempre fatto dalla riapertura ad adesso». «Gli effetti del lockdown hanno già avuto pesanti ripercussioni con un crollo dell'80% della clientela e in queste condizioni gli imprenditori non hanno alcun vantaggio a tenere aperte le strutture. Gli agriturismi hanno veicolato un modo di fare impresa legato al territorio, alla riscoperta dei luoghi più belli e suggestivi e alla valorizzazione del setteore agricolo. Una chiusura prolungata porterebbe a conseguenze catastrofiche per un settore che è fiore all'occhiello del turismo italiano. Chiediamo di eliminare temporaneamente le tasse e imposte che gravano sulle strutture e i contributi previdenziali sia degli operai che del datore di lavoro, abbattendo inoltre gli oneri e accise sull’energia elettrica. Anche gli enti locali possono venirci incontro sospendendo la Tari e altre tasse locali che pesano tantissimo in questo contesto".

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