Case popolari, la proposta dei sindacati inquilini: "Il Comune rateizzi il debito in 10 anni"

È questa, in sintesi, la proposta lanciata nel corso di un incontro dai segretari dei sindacati degli inquilini di Sicet, Sunia e Uniat insieme alle associazioni della piattaforma Librino

Esiste una concreta possibilità che il Comune recuperi i crediti dei cittadini morosi che abitano in alloggi pubblici: avviando una pianificazione del debito da estinguere in 10 anni tenendo però conto del reddito e del carico di debito dell’inquilino moroso. Con i fondi ottenuti, il Comune potrebbe recuperare i troppi edifici in decadenza e combattere il fenomeno dell’occupazione abusiva. È questa, in sintesi, la proposta lanciata nel corso di un incontro in via Crociferi 40, dai segretari dei sindacati degli inquilini di Sicet, Sunia e Uniat Giusi Milazzo, Francesco Nicolosi e Sabina Marino, insieme alla rappresentante della rete delle associazioni che fanno parte della Piattaforma Librino, Sara Fagone.

“Oggi lanciamo l’ipotesi di un Patto, a nostro parere assolutamente fattibile, dove i cittadini morosi accettano di regolarizzarsi e l’istituzione possa concedere loro un tempo ragionevole per recuperare, senza incappare nella 'decadenza' e ricevendo l’assicurazione che parte dei fondi recuperati saranno destinati al recupero degli alloggi”, hanno spiegato stamattina i tre segretari. “Molti non possono pagare per reali problemi di povertà, in altri casi parte della responsabilità è da addebitare all’incuria delle istituzioni. Noi crediamo che sia necessario poter consentire alle migliaia di persone che vivono nei quartieri una condizione dell’abitare dignitosa", ha aggiunto Giusi Milazzo, mentre Nicolosi ha segnalato che nei giorni scorsi “si è tenuto un confronto a Librino con la commissione lavori pubblici a proposito del condominio al viale Bummacaro 16 che ospita un centinaio di appartamenti in stato di segrado. Abbiamo chiesto all’assessore comunale Bosco di procedere alle manutenzioni prelevando somme dai canoni di locazione”.

Marino ha aggiunto che "sono molti casi in cui esiste la chissà volontà di mettersi in regola". Da un lato, dunque, la realtà evidenzia che il Comune dovrebbe ricevere 1 milione e 400 mila euro, mentre ne riceve solo 280 (circa un quinto), ma che i cittadini “che vivono in questi palazzi cadenti - ha concluso Sara Fagone, testimoniando anche l’azione meritoria delle associazioni di Librino che operano in rete- soffrono realmente questa condizione, poiché ne viene meno la qualità della vita e dell’abitare, fondamentale per qualunque essere umano”. Il patrimonio del Comune di Catania di edilizia residenziale pubblica conta oggi circa 2500 alloggi di cui il 90% a Librino.

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Gli edifici sono relativamente recenti e i più antichi risalgono agli anni Ottanta ma nel tempo sono mancati quasi del tutto gli interventi di manutenzione straordinaria. Anche la manutenzione ordinaria è stata parziale, perché il relativo fondo non viene finanziato già dal 2007, e quest’anno, nonostante le tante sollecitazioni, nel bilancio comunale non è stato previsto alcun fondo. Dai dati forniti dall’ufficio casa, di cui Sunia, Sicet e Uniat chiedono anche il potenziamento, il 60% di coloro che vive negli alloggi ERP (edilizia residenziale pubblica) è moroso e almeno il 40% degli alloggi è occupato abusivamente. Sono circa 10.000 i cittadini che vivono in questi alloggi.

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