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"Inchiesta Ambulanza della morte"

"Ambulanza della morte", in carcere il secondo barelliere per omicidio ed estorsione aggravata

I carabinieri della compagnia di Paternò hanno dato esecuzione all'ordine di carcerazione a seguito della sentenza di condanna in primo grado di Scalisi a 30 anni di reclusione, emessa in data 25 novembre 2021 dal Gup del Tribunale di Catania

Su delega della direzione distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania, i carabinieri della compagnia di Paternò hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gup presso il Tribunale di Catania nei confronti di Agatino Scalisi, nato ad Adrano il 15 giugno 1975, gravemente indiziato in ordine ai delitti di omicidio volontario pluriaggravato ed estorsione aggravata e continuata in concorso, con l’aggravante di aver commesso tali reati con modalità mafiose e al fine di agevolare le attività illecite del clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello, attivo nel comune di Biancavilla e del clan Santangelo, attivo nel comune di Adrano, considerati entrambi articolazioni locali della organizzazione mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania.

Il provvedimento è stato richiesto a seguito della sentenza di condanna in primo grado di Scalisi a 30 anni di reclusione, emessa in data 25 novembre 2021 dal Gup del Tribunale di Catania, all’esito del giudizio abbreviato in relazione all’operazione convenzionalmente denominata “Ambulanza della morte”, con riguardo alla quale di recente la Corte D’Assise di Catania aveva condannato con sentenza di primo grado alla pena dell’ergastolo il coimputato Garofalo Davide.

Le condanne, stabilite in esito al giudizio di primo grado, non sono ancora definitive ed in relazione alle stesse Garofalo ha già presentato appello, facoltà che può ancora essere esercitata da Scalisi. Secondo la ricostruzione di questa Procura Distrettuale (imperniata essenzialmente sulle dichiarazioni dei testimoni e dei parenti delle vittime), condivisa dal Giudice, i malati sarebbero stati uccisi durante il trasporto con ambulanza privata dall’Ospedale di Biancavilla alle rispettive abitazioni, tramite iniezioni di aria per via endovenosa da parte degli addetti alle ambulanze. Scalisi Agatino, che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato per un solo episodio di omicidio commesso ai danni di una anziana signora gravemente malata, trasportata il 05 aprile 2014 dall’Ospedale di Biancavilla alla propria abitazione dove giunse già deceduta, mentre il Garofalo è stato già condannato dalla Corte D’Assise di Catania per tre diversi episodi di omicidio aggravato.

Entrambi sono stati inoltre condannati per estorsione aggravata commessa in concorso ai danni della ditta di onoranze funebri dei fratelli Arena Giuseppe e Luca, poi divenuti testimoni di giustizia. Secondo l’impostazione accusatoria, attraverso tale condotta gli imputati incrementavano il loro guadagno, svolgendo anche il servizio di vestizione delle persone decedute, e percependo un importo aggiuntivo di circa euro 200/300. Come si è detto, inoltre, il Gup ha condannato lo Scalisi per il delitto di estorsione, aggravata e continuata in concorso, commessa ai danni dei titolari dell’agenzia di pompe funebri di proprietà dei fratelli Luca e Giuseppe Arena, ai quali secondo l’accusa veniva imposto di cedere l’utilizzo gratuito e la gestione di una autombulanza intestata a uno dei fratelli, minacciando gli stessi in modo implicito sia di cagionare gravi danni ai beni aziendali dell’agenzia, che di porre in essere ritorsioni personali.

Nel provvedimento custodiale il Gip evidenziava, oltre all’estrema gravità dei fatti, anche la circostanza che lo stesso Scalisi, nel corso del processo e sino al 2020 aveva continuato, senza alcuna autorizzazione o abilitazione sanitaria, ad effettuare trasporti di malati a bordo di mezzi non idonei. L’arrestato è stato condotto presso la Casa circondariale di Catania “Bicocca”.

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