Anfe, licenziata nel 2014: "Attendo le mensilità arretrate per curare mio figlio"

Margherita Vicari, ex dipendente Anfe licenziata nel 2014, attende ancora 38 mila euro di arretrati. Soldi che vorrebbe utilizzare per curare il figlio malato di cancro al cervello

Da tre anni, Margherita Vicari, ex dipendente Anfe, aspetta che le vengano pagati stipendi e tredicesime arretrati, mensilità che appartengono persino all'anno 2011 e che, nonostante le numerose richieste e proteste, non ha ancora ricevuto. Un totale di 38 mila euro di spettanze non pagate, a lei così come a tanti altri lavoratori licenziati dopo lo scandalo emerso dall'inchiesta "Pandora" che ha colpito gli istituti di formazione regionale. La donna, 47 anni, di Aci Catena, sta però combattendo una battaglia ancora più dura, perchè nel frattempo il figlio maggiore di 25 anni ha scoperto di avere un cancro al cervello.

"I medici del Policlinico di Catania già anni fa ci dissero che non c'era più nulla da fare  - racconta Margherita a Catania Today- ma grazie all'aiuto economico di alcuni familiari lo abbiamo portato a Milano, dove gli hanno salvato la vita, drenando un liquido che gli stava comprimendo il cervello. Il suo però è un tumore inoperabile e oltre la chemioterapia, che non pare stia funzionando, stiamo provando anche delle cure alternative. Cure che  - continua Margherita - hanno un costo elevato che come famiglia non possiamo sostenere. Io ero l'unica che aveva un lavoro, mio marito è disoccupato".

Negli anni gli ex lavoratori Anfe hanno organizzato numerose proteste, per avere ciò che gli spetta di diritto. Tanti gli incontri in Regione e le contestazioni organizzate tra Palermo e Catania. "Ho scritto a chiunque - ci dice Margherita - all'assessore regionale, al presidente Crocetta, anche a Striscia la Notizia, nessuno mi ha mai risposto. Io ho già perso un figlio cinque anni fa, aveva 17 anni ed è morto per un'aneurisma cerebrale, adesso però non posso perderne un altro. Sto studiando e cercando tutte le terapie possibili per salvargli la vita, ma non ne posso più di aspettare i soldi che ho guadagnato onestamente col mio lavoro anni fa, mi servono adesso. I familiari ci hanno aiutato tanto economicamente, ma non possiamo andare avanti così".

"Abbiamo un decreto ingiuntivo dal 2015 - ci spiega il suo legale, l'avvocato Monica Foti - ma Regione e Anfe si sono passati la palla vicendevolmente in questi anni, senza darci ascolto. Adesso però sono costretti a pagare perché abbiamo avviato il pignoramento presso terzi nei confronti dell'assessorato regionale alla famiglia e abbiamo anche, da parte dell'ispettorato del lavoro, una serie di provvedimenti esecutivi".

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