Angelo Di Natale licenziato dalla Rai, aveva denunciato pubblicità occulta

"Sono stato punito per avere combattuto e denunciato il malaffare, una gestione di tipo privato come cosa propria della redazione Tgr Sicilia", dichiara il giornalista

Il giornalista Angelo di Natale è stato "fatto fuori" dalla Rai. Motivi disciplinari, secondo l’azienda, le cause che hanno portato al licenziamento.

“Grazie per le tante attestazioni di solidarietà. Il provvedimento non mi spaventa affatto. Lo avevo perfettamente messo in conto quando ho cominciato a contrastare e denunciare il malaffare all’interno della Rai e a battermi per la qualità dell’informazione del Servizio pubblico a tutela degli utenti” - scrive in una nota Natale - Ho fatto la cosa giusta e sono certo che, anche grazie a quest’ultima vile prepotenza, si potranno accendere i riflettori sul modo in cui sono gestite tante imprese pubbliche e, in questo caso, la Rai che è la prima azienda culturale del Paese, finanziata dai cittadini. Non poteva esserci altro esito. L’ho capito ben presto, quando mi sono reso conto che all’interno della Rai, in non pochi posti di comando, siedono personaggi totalmente inidonei e indisponibili a servire un interesse pubblico e, molto spesso invece, particolarmente vocati ad approfittare delle scelte e del potere di gestione per fini privati, non di rado illeciti e corruttivi, sulla pelle dei cittadini che pagano il canone”.

Il giornalista aveva infatti da anni denunciato la Rai di pubblicità occulta. Secondo Di Natale il licenziamento, notificatogli attraverso una lettera l’11 giugno, è un provvedimento “illegittimo e di chiara natura ritorsiva”.

“Sostanzialmente sono stato punito per avere combattuto e denunciato il malaffare, il fenomeno della pubblicità occulta ed una gestione di tipo privato, come “cosa propria”, della redazione Tgr Sicilia, in qualche caso - incontestabilmente documentato – anche in collusione con l’interesse di mafiosi. La “giusta causa ascrivibile a mio fatto e colpa” asserita dall’Azienda è totalmente fantasiosa e priva di fondamento nella realtà. Il licenziamento è un provvedimento palesemente illegittimo e di chiara natura ritorsiva contro chi non si è piegato ad una gestione della redazione in contrasto con basilari principi costituzionali di civiltà, di rispetto della dignità umana, di tutela dei diritti fondamentali della persona e del lavoratore, nonché di norme poste a presidio della deontologia professionale giornalistica e, specificamente, dei doveri del Servizio Pubblico dell’Informazione nell’interesse dell’intera comunità degli utenti-cittadini-contribuenti”.

Per oltre tre anni ho subito, insieme ad altri colleghi dalla schiena dritta già nel mirino anche da più tempo, una sistematica azione di emarginazione professionale, di vessazione, di discriminazione, di mobbing. Il mio apporto alla redazione avrebbe sempre voluto essere quello che, pur tra qualche ombra e difficoltà, ho cercato di dare, dal ’97 al 2010. Da quel momento ciò non mi è stato consentito perché ho fatto sentire la mia voce a tutela della qualità del prodotto professionale della Tgr, della missione del Servizio pubblico, di una gestione della redazione trasparente, meritocratica, rispettosa della dignità personale e professionale di tutti, nonché del principio di responsabilità, nello spirito del Codice Etico - continua l'ex giornalista Rai -  Nel 2010 mi era stata comminata, con evidente abuso di potere ed in modo illegittimo, la sanzione di una multa pari a sei ore di retribuzione e di una trattenuta amministrativa di tre giornate di lavoro. Probabilmente doveva servire a farmi abbassare la testa ma ciò non è successo, come dimostra, tra le tante altre iniziative assunte, un mio esposto inviato a maggio 2011 a tutti i vertici della Rai, in cui ho segnalato innumerevoli episodi di violazione di norme in danno del Servizio pubblico dell’informazione. La risposta dell’Azienda è stata un “Auditing farsa” il cui esito, di esclusione di ogni responsabilità, è stato comunicato dall’allora direttore della Tgr Maccari ancora prima che si svolgesse l’istruttoria e con ben cinque mesi di anticipo rispetto alla conclusione del procedimento. Conclusione sancita in due righe, senza motivazione. In particolare, a fronte di centinaia di episodi segnalati, non è stato mai comunicato dall’Azienda se l’esclusione di responsabilità derivasse dalla circostanza che i fatti segnalati fossero veri e però ritenuti leciti o, invece, fossero falsi, nel qual caso avrei dovuto essere io a rispondere. Ma per quell’esposto non ho mai ricevuto alcuna contestazione. Almeno in modo diretto e coerente, mentre quelle strumentali e ritorsive hanno ripreso maggiore vigore”.

Il giornalista è un fiume in piena e nella lettera racconta tutti i provvedimenti disciplinari, secondo lui privi di fondamento, che l'azienda ha fatto nei suoi confronti.

"Come avevo già scritto in una lettera alla redazione in occasione della prima sospensione di diciassette giorni inflittami a maggio dello scorso anno. Confido in un giudice esterno e indipendente in quanto ho dovuto prendere atto che non sia stato possibile vedere affermata la verità, pur ben nota, nell’Azienda del Servizio pubblico dell’Informazione nella quale ha trovato una comoda e, per il momento, appagante via di fuga chi, incapace di misurarsi con i fatti e con le sue responsabilità, ha scelto la strada, prepotente e vile, della ritorsione punitiva -conclude Di Natale -  Pertanto mi tocca ringraziare chi, con quest’ultimo provvedimento, ha sicuramente accelerato il tempo di tale giudizio nel quale, come scrissi un anno fa, il ribaltamento della realtà non sarà ammesso".

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