Mafia e terrorismo sempre più vicini, esponente dei "Ceusi" spediva armi in Africa

Lo scenario aperto dai riscontri delle indagini è inquietante: insieme alla convivente aveva infatti acquistato dalla ditta Afg Security, con sede in Slovacchia, oltre 160 tra armi da guerra e comuni da sparo

Vendevano armi da guerra in Nord Africa e la loro rete di legami - e questa l'ipotesi avanzata dagli investigatori- potrebbe comprendere anche le organizzazioni paramilitari e terroristiche proprio di quell'area. Nuova ordinanza d'arresto per Carmelo Piacente, esponente di spicco del clan dei “Ceusi”, da sempre vicino ai Santapaola, e manette ai polsi della sua convivente Simona Puccia. L'accusa è pesante: traffico internazionale di armi da guerra. Spedite con il più banale dei metodi, il corriere internazionale "Tnt". Nel giugno del 2015 i carabinieri avevano rintracciato un pacco, inviato da Piacente, presso la sede catanese della ditta di spedizioni con dentro due mitragliette, una pistola e relative munizioni.

Aveva infatti organizzato un fiorente traffico di armi acquistate nella Repubblica Slovacca che successivamente venivano spedite a Malta per poi essere verosimilmente mandate in Nord Africa. Con la cooperazione di Europol, lo scorso 23 giugno la polizia francese aveva trovato, tre pistole ed una mitragliatrice, occultate all’interno di un altro pacco sempre spedito da lui ed intercettato presso l’aeroporto di Marignane.

La parabola criminale di Carmelo Piacente finisce però il 12 settembre del 2015, con l'arresto ad Aci Trezza. Lo scenario aperto dai riscontri delle indagini è inquietante: insieme alla convivente aveva infatti acquistato dalla ditta Afg Security, con sede in Slovacchia, oltre 160 tra armi da guerra e comuni da sparo disattivate, ma comunque non commerciabili in Italia, per un importo di circa 45.000 euro. Approfittando di una legislatura meno restrittiva in materia di disposizioni sulle armi in vigore in quel paese, era bastato un semplice clic sul sito internet della società slovacca per aggiudicarsi la partita di armi che erano state rese “inerti” soltanto attraverso la semplice interposizione nella canna di un fermo in metallo. Ovviamente rimosso dopo l'acquisto.

Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dai carabinieri di Catania hanno accertato contatti con soggetti egiziani, già noti alle forze dell'ordine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Non si esclude che le armi potessero essere destinate a organizzazioni paramilitari o terroristiche in Nord Africa.

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