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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Cronaca

Arrestato Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza

L'arresto questa mattina a Palermo, nella clinica privata Maddalena. Sotto il falso nome di Andrea Bonafede, era in fila per effettuare un tampone e ha tentato di fuggire prima di essere catturato dai carabinieri del Ros. Un carabiniere si è avvicinato a lui e gli ha chiesto come si chiamasse: "Mi chiamo Matteo Messina Denaro", ha risposto

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro è stato arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza. E' stato catturato stamattina dai carabinieri dei Ros alla Clinica La Maddalena di Palermo. L'inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Tp) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. E' quanto apprende l'Ansa da fonti qualificate. L'arresto è avvenuto a 30 anni e un giorno da quello di Totò Riina, che fu catturato il 15 gennaio del 1993, sempre a Palermo. Sin dalle prime ore del mattino l'ospedale è stato circondato dai carabinieri del Ros che hanno impedito sia l'accesso che l'uscita dalla struttura. Poi il blitz dei militari dell'Arma, circa un centinaio, che sono entrati in azione incappucciati.

Messina Denaro, sotto il falso nome di Andrea Bonafede, era in fila per effettuare un tampone e ha tentato di fuggire prima di essere catturato dai carabinieri del Ros. Un carabiniere si è avvicinato a lui e gli ha chiesto come si chiamasse: "Mi chiamo Matteo Messina Denaro", ha risposto. Il boss è stato caricato su un furgone nero dai militari e scortato da diverse gazzelle portato via fra gli applausi di tanti palermitani. Qualche minuto dopo è stato arrestato un suo fiancheggiatore. Dopo il blitz, Denaro è stato spostato all'aeroporto di Boccadifalco per essere portato in una struttura carceraria di massima sicurezza.

Secondo le prime informazioni Matteo Messina Denaro si trovava in cura nella clinica Maddalena di Palermo da più di un anno. Secondo alcune fonti di agenzia, ambienti della clinica hanno rivelato che il boss soffriva di un tumore al colon e aveva metastasi epatiche per cui si sottoponeva a cicli periodici di chemioterapia. Insieme a Matteo Messina è stato arrestato anche Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara, accusato di favoreggiamento. Avrebbe accompagnato il boss alla clinica per le terapie.

Matteo Messina Denaro

L' arresto di Matteo Messina Denaro in una clinica oncologica è coerente con risultati investigativi, anche molto datati che lo indicavano affetto da serie patologie. Tracce del boss superlatitante risalenti al gennaio del 1994, lo collocavano infatti in Spagna, a Barcellona, dove si sarebbo sottoposto, presso una nota clinica oftalmica, ad un intervento chirurgico alla retina. Ma non solo: avrebbe accusato - sempre secondo risultanze investigative di alcuni anni fa- una insufficienza renale cronica, per la quale avrebbe dovuto ricorrere a dialisi. Per non rischiare l'arresto durante gli spostamenti per le cure ed i trattamenti clinici, il boss avrebbe installato nel suo rifugio le apparecchiature per la dialisi. Una importante conferma sulle patologie accusate dal superlatitante giunse nel novembre scorso dal pentito Salvatore Baiardo, che all'inizio degli anni '90 gestì la latitanza dei fratelli Graviano a Milano. In un'intervista televisiva, su La7 a Massimo Giletti il pentito rivelo' che Matteo Messina Denaro era gravemente malato e che proprio per questo meditava di costituirsi.

"Questo è il risultato di anni di indagini di questo ufficio e delle forze di polizia che hanno prosciugato la rete dei favoreggiatori del boss Messina Denaro". Lo ha detto il procuratore aggiunto Paolo Guido che, insieme al procuratore Maurizio de Lucia, ha coordinato l'indagine per la cattura del capomafia di Castelvetrano. "Questo - ha aggiunto Guido - è anche il frutto di un difficile e complesso lavoro di coordinamento tra le forze di polizia che in questo momento devono essere tutte ringraziate".

Arresto Matteo Messina Denaro, l'abbraccio fra i carabinieri e la gente

Le immagini dell'arresto di uno dei suoi fiancheggiatori | Video

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, era latitante dall'estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell'epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l'inizio della sua vita da Primula Rossa. "Sentirai parlare di me - le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue - mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità".

Le immagini in diretta dalla clinica La Maddalena di Palermo

Il capomafia trapanese è stato condannato all'ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell'acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del '92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del '93 a Milano, Firenze e Roma. Messina Denaro era l'ultimo boss mafioso di "prima grandezza" ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale.

Una latitanza record come quella dei suoi fedeli alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernando Provenzano, riuscito a evitare la galera per 38 anni.

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A sinistra, l'ultima foto disponibile di Matteo Messina Denaro. A destra, una ricostruzione del suo identikit

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