Arresti Serit, Daniele Rizzo era assessore designato di Riccardo Pellegrino

Il nome del professionista, tuttavia, è collegato ad una recente vicenda politica: la 'brevissima' designazione come assessore dell'ex candidato sindaco Riccardo Pellegrino della lista 'Un cuore per Catania' durante l'ultima tornata elettorale

Corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio, arrestati avvocati e funzionari della Serit
L'avvocato civilista e tributarista Settimo Daniele Rizzo è uno degli uomini arrestati questa mattina dalla Guardia di Finanza per lo scandalo legato all'ente di riscossione Serit, oggi Riscossione Sicilia. Il nome del professionista, tuttavia, è collegato ad una recente vicenda politica: la 'brevissima' designazione come assessore dell'ex candidato sindaco Riccardo Pellegrino della lista 'Un cuore per Catania' durante l'ultima tornata elettorale.

Il passo indietro

Una carriera politica morta prima di nascere, quella delle legale, perché dopo essere stato annunciato come componente della squadra dallo stesso Pellegrino ma, soprattutto, il giorno dopo la condanna a 9 anni per associazione mafiosa di Gaetano Pellegrino, fratello di Riccardo, il legale ha deciso di ritirarsi dall'agone. “Ringrazio per la fiducia accordatami - scriveva Rizzo in una nota del 22 maggio 2018 - ma per senso di responsabilità, anche nei confronti degli elettori, ho informato Riccardo Pellegrino che per sopraggiunti impegni familiari e professionali non potrò assumere il prestigioso e oneroso incarico di assessore. Colgo l’occasione per riformulare all’amico Riccardo i migliori auguri per la nuova esaltante sfida elettorale che lo vede protagonista”.

Le“Le accuse della Procura

L'indagine delle fiamme gialle ha svelato l’esistenza, all’interno degli uffici di Riscossione Sicilia, di quello che gli inquirenti hanno definito un "consolidato circuito clientelare" gestito dal padre di Settimo Daniele, l'avvocato Sergio Rizzo, il quale riusciva ad acquisire, attraverso “canali preferenziali” informazioni utili alla cura degli interessi della clientela dello studio del figlio Settimo Daniele. Il tutto in violazione dei regolamenti interni all’Ente di riscossione regionale. Entrambi, padre e figlio, sono oggi agli arresti domiciliari perché ritenuti responsabili dei reati di "concorso in corruzione continuata, accesso abusivo ad un sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio".
 

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