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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca

Arresto ex assessore Mirabella, il legale: "Misura cautelare eccessiva"

Queste le parole dell'avvocato Enrico Trantino in merito all'arresto ai domiciliari per corruzione eseguito dalla squadra mobile di Catania per la sua assistita

"Constato che il provvedimento è stato emesso ed eseguito a pochi giorni dal voto e, fermo restando le valutazioni giuridiche sul reato che faremo nelle sedi opportune, che la misura cautelare per l'episodio contestato mi sembra eccessiva". Lo ha detto l'avvocato Enrico Trantino in merito all'arresto ai domiciliari per corruzione eseguito dalla squadra mobile di Catania per la sua assistita, la candidata di FdI alle Regionali in Sicilia ed ex assessore ai Grandi eventi del Comune di Catania, Barbara Mirabella.

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I due filoni dell'inchiesta

A due medici, da qualche anno in quiescenza che erano stati in servizio nel Policlinico di Catania, sarebbe stato permesso di continuare a "utilizzare indebitamente e reiteratamente per i propri pazienti privati gli ambulatori di cui avevano avuto la disponibilità quando erano in servizio - sui quali era rimasta una targa con il loro nome, la loro specializzazione e i loro numeri telefonici), le sale operatorie del Policlinico, il materiale di consumo e gli strumenti dell'ospedale ed, inoltre, di continuare ad avvalersi dell'aiuto dell'equipe dell'ospedale". E' quanto emerge dall'inchiesta della Procura di Catania sull'ex rettore Francesco Basile, sospeso per un anno dall'incarico di direttore dell'Uoc della Clinica Chirurgica del Policlinico etneo.

Nell'ambito dello stesso procedimento, ma per fatti diversi, è stata posta agli arresti domiciliari per corruzione la candidata alle regionali per FdI in Sicilia ed ex assessore della Giunta di Salvo Pogliese, Barbara Mirabella. Sarebbero stati 14 gli interventi chirurgici eseguiti dai medici in quiescenza e in relazione ai quali sarebbero stati "commessi dei falsi nella compilazione delle cartelle cliniche nella parte concernente l'identità del medico chirurgo e sarebbero stati indebitamente utilizzati i mezzi e il personale dell'azienda ospedaliera universitaria". Secondo l'accusa, gli interventi chirurgici in questione sarebbero stati "inseriti nel programma operatorio ufficiale con il beneplacito del Basile ed eseguiti materialmente dai medici in pensione che però non comparivano, ovviamente, nelle cartelle cliniche laddove, invece, la firma del medico chirurgo risultava essere stata apposta da un collega compiacente regolarmente in servizio".

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