Romeno arrestato a Motta Sant'Anastasia, la replica del legale

Riceviamo e pubblichiamo la replica del legale di Pavel Theodor, avvocato Vincenzo Franzone

Riceviamo e pubblichiamo la replica del legale di Pavel Theodor, avvocato Vincenzo Franzone in merito alla notizia dell'arresto su mandato di cattura europeo:

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"In seguito all’arresto del Pavel, ha avuto luogo l’udienza di convalida il 2 dicembre presso innanzi al Presidente della Corte di Appello di CT. Il Pavel è stato tratto in arresto perché – come a voi noto – è stato emesso un M.A.E. (mandato di arresto europeo) a suo carico, dovendo il predetto scontare una pena definitiva pari ad anni 2 mesi 6 di reclusione per un reato “imprenditoriale” commesso in Romania. Già in sede di convalida dell’arresto il Pavel è stato immediatamente scarcerato, su specifiche istanze difensive, stante il suo concreto radicamento in Italia - vivendo nel nostro Paese tutta la sua famiglia (la moglie e le due figlie piccole) – ed atteso il buon ed onesto lavoro che il predetto e la moglie svolgono a Catania. Inoltre, ciò che più denunciava la difesa, nel M.A.E. non venivano indicate chiaramente le specifiche condizioni carcerarie a cui il Pavel sarebbe stato sottoposto se effettivamente estradato in Romania. In attesa dei documenti chiarificatori sulle condizioni di carcerazione che il soggetto avrebbe subito, la decisone sull’estradizione è stata rinviata alla Corte di Appello di Catania per il 20 dicembre scorso. All’udienza il Pavel ha espresso la propria volontà di scontare la propria pena in Italia denunciando, attraverso il proprio difensore (lo scrivente), le condizioni carcerarie disumane che avrebbe subito se consegnato in Romania. A tale scopo consegnavamo alla Corte catanese le relazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (c.d. “CPT”) relative all’accesso nelle carceri rumene che denunciano i maltrattamenti e gli abusi che i detenuti subiscono in quel Paese e le condizioni tragiche in cui gli stessi scontano la loro pena in assenza di cure mediche specialistiche, d’acqua calda, farmaci, senza contare il sovraffollamento allarmante delle celle di detenzione (cfr. qui: https://www.coe.int/en/web/cpt/romania). Le doglianze difensive sono state pienamente accolte dalla La Corte di Appello che, sebbene abbia correttamente riconosciuto la sentenza di condanna rumena ed abbia diplomaticamente glissato sulla condizioni delle carceri rumene, ha negato alla Romania la consegna del Pavel. Il predetto è stato rimesso in libertà, sarà sottoposto alla normativa italiana e sconterà certamente la sua pena in Italia. Concludendo, a nostro sommesso avviso si tratta di una particolare storia di integrazione, certamente sui generis, ma che innegabilmente mostra la fiducia da parte di un cittadino straniero, seppur comunitario, nelle istituzioni italiane. Istituzioni ritenute più affidabili rispetto a quelle della propria patria. È anche la storia di un uomo che, per sua scelta e fortuna, in Italia avrà sicuramente più Giustizia che nel suo Paese stante l’altissimo rischio di oltraggio dei propri diritti umani inviolabili secondo la CEDU".

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