Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Palagonia

Rapinò una tabaccheria, i carabinieri lo "incastrano" offrendo un caffè

Un pregiudicato, sospettato di essere l'autore di una rapina in tabaccheria, è stato invitato in caserma per un controllo e, bevendo un caffè, ha lasciato tracce biologiche del suo dna. E' stato così possibile compararle con quelle lasciate sul luogo del reato ed identificarlo

I carabinieri di Palagonia hanno arrestato un 33enne del posto, eseguendo un' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale calatino per i reati di rapina aggravata e porto di armi od oggetti atti ad offendere. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Caltagirone, hanno fatto piena luce sulla rapina commessa lo scorso 20 aprile ai danni di una tabaccheria in via Savona 48 a Palagonia. Un uomo, con il volto travisato e armato di coltello, fece irruzione nell’esercizio commerciale costringendo la titolare a riporre i 500 euro contenuti nella cassa all’interno di una borsa fornita dal criminale. Compiuta la rapina, il malvivente fuggì a piedi imboccando via Delle Cave. I carabinieri intervenuti immediatamente sul posto, ricostruendo le fasi della rapina, anche grazie alle immagini registrate dal sistema di video sorveglianza, trovarono in via Delle Cave un cappellino verde e bianco, una borsa di plastica di colore blu e rossa, un coltello con la lama rossa ed in piazza Risorgimento, a circa 300 metri di distanza dall’esercizio commerciale, un giubbotto di pelle nero e uno scaldacollo di colore blu, il tutto perfettamente corrispondente con quanto indossato e impugnato dall’uomo nel corso della rapina. La conoscenza del tessuto criminale della zona ha indirizzato le indagini verso un potenziale sospettato che, in occasione di un fotosegnalamento eseguito nel dicembre 2020, indossava un giubbotto di pelle nero molto simile per alcuni segni distintivi a quello ritrovato in piazza Risorgimento. E proprio nel corso di un controllo finalizzato alla repressione dei reati in materia di stupefacenti, l’uomo è stato invitato in caserma per gli opportuni approfondimenti dove ha avuto la possibilità di bere un caffè e di lasciare incautamente sul bicchierino che lo conteneva le tracce biologiche del suo dna. Opportunamente comparate con quelle trovate sul berrettino e lo scaldacollo, sono risultate appartenergli.

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