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Asili nido, in piazza contro delibera comunale: 155 e 260 euro al mese per tutti

Catania Bene Comune, il Comitato spontaneo genitori e il Comitato spontaneo lavoratori hanno tenuto una conferenza stampa per denunciare le misure previste dalla riforma degli asili presentata dalla Giunta Bianco e per annunciare le azioni di lotta future

Catania Bene Comune, il Comitato spontaneo genitori e il Comitato spontaneo lavoratori, questa mattina, hanno tenuto in piazza Duomo una conferenza stampa per denunciare le misure previste dalla riforma degli asili presentata dalla Giunta Bianco e per annunciare le azioni di lotta future. 

Martedì 19 novembre, a distanza di un mese dall'annuncio entusiasta alla stampa, la Giunta comunale ha varato la proposta di riforma degli asili nido comunali che adesso passerà all'esame del Consiglio comunale che potrà bocciarla, modificarla o approvarla. Finalmente delle carte scritte che mettono chiarezza sulla reale volontà dell'amministrazione Bianco. Nello specifico la Giunta comunale proporrà al Consiglio Comunale due atti: una delibera e un nuovo regolamento per gli asili nido.

LA DELIBERA: 155 E 260 EURO AL MESE PER TUTTI - La proposta di delibera firmata dal direttore della Direzione Famiglia e politiche sociali conferma che per il calcolo delle rette non vi sarà, come era in passato, un sistema progressivo legato alle fasce di reddito ma vi saranno soltanto due fasce. La prima riguarda tutti gli utenti senza distinzione e prevederà il pagamento di 155 euro al mese per mezza giornata e di 260 euro per il tempo pieno. È poi prevista, per un numero limitato e insufficiente di posti, una tariffa agevolata di 75 euro per la mezza giornata e di 195 euro per il tempo pieno. Fino ad oggi il 50% degli utenti ha pagato da 0 a 42 euro per la mezza giornata e il 60%degli utenti ha pagato dai 24 ai 66 euro per il tempo pieno. Pur considerando la tariffa agevolata, che comunque rimane a numero chiuso, l'aumento è spropositato ed espellerà centinaia di famiglie dal servizio degli asili nido. "Ma oltre al danno la beffa", dichiara Catania Bene Comune: "La proposta di delibera conferma la scelta scellerata dell'amministrazione di far gravare sulle fasce sociali più deboli il costo degli asili e mentre chi pagava 0 o 30 euro si troverà a pagarne 155 o, se fortunato 75 euro, chi prima con un reddito di 3000 euro al mese pagava per l'asilo 228 euro per mezza giornata avrà uno sconto del 40% e ne pagherà 155".

IL REGOLAMENTO: PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO E DEQUALIFICAZIONE - "Il regolamento degli asili nido fino ad oggi in vigore era davvero all'avanguardia ma il testo proposto dall'amministrazione devasta qualitativamente gli asili e ne prevede la privatizzazione. Fino ad oggi il servizio degli asili nido è stato gestito mediante personale proprio del Comune e i servizi ausiliari sono stati affidati a cooperative private. Il regolamento degli asili nido proposto dalla Giunta stravolge le modalità gestionali degli asili prevedendo forme di gestione mista con la presenza di educatori comunali e educatori di cooperative e permettendo anche la gestione tramite strutture private accreditate. Scritta nero su bianco si materializza la proposta di privatizzazione del servizio degli asili nido che, se venisse approvato il regolamento, permetterebbe all'Assessorato ai servizi sociali di chiudere le strutture pubbliche e affidare il servizio ai privati accreditati. Il regolamento degli asili nido attualmente in vigore prevede che “le misure di contribuzione, devono essere ispirate ad un principio perequativo di giustizia sociale tale da ricavare una maggiore contribuzione da nuclei familiari con maggiore introito e da consentire l'esonero alla fascia di reddito al di sotto del minimo vitale”. Tutto cassato nel nuovo regolamento che lega le rette non più alle esigenze delle famiglie ma ai vincoli di bilancio. Nel nuovo regolamento infatti sono previste due sole rette, una per la stragrande maggioranza degli utenti e un'altra definita “a tariffa agevolata” per i pochi che ne avranno accesso. In questo modo il meccanismo iniquo diventa norma per tutti gli anni a venire. Eppure l'equità nel regolamento degli asili nido la impone la Regione nell'Art. 20 della Legge Regionale 214/79 che prevede che i regolamenti comunali degli asili nido prevedano “norme per la determinazione del contributo economico mensile alle spese di gestione a carico delle famiglie degli utenti, rapportato alla capacita' contributiva delle stesse, distinta per fasce di reddito”. Ma anche qui non può mancare la beffa. Nel regolamento attuale è previsto che “l’Amministrazione ove ravvisi dubbi sulla situazione reddituale effettuerà controlli fiscali, allo scopo di perseguire eventuali abusi, per mezzo dei propri organi di Polizia Municipale”.Cassata nella proposta di nuovo regolamento la lotta all'evasione fiscale".

"Nella proposta di regolamento presentata dall'amministrazione - si legge nella nota - sono presenti numerosi ritocchi rispetto al regolamento oggi in vigore che, con l'intento di produrre piccoli risparmi, dequalificano complessivamente il servizio. Il numero dei bambini da 0 a 12 mesi accoglibili negli asili nido passa dal 30% al 20% del totale dei bambini iscritti. Il rapporto tra educatori e bambini resta di 1 a 6 per i bambini al di sotto dei 12 mesi e passa da 1 a 8 a 1 a 10 per i bambini dai 12 ai 36 mesi anche se il recente Decreto del Presidente della Regione Sicilia del 16/5/2013 prevede un rapporto di 1 a 8 per i bambini dai 12 ai 24 mesi considerati semidivezzi. Il rapporto tra personale ausiliario e bambini passa invece da 1 a 12 previsto oggi a 1 a 13. Infine viene cancellata la figura dell'Equipe Direzionale che aveva come compito “la programmazione delle attività, la scelta dei criteri di organizzazione, la verifica del lavoro attuato e gli interventi specifici nei confronti dei bambini con problematiche particolari”. La proposta della Giunta è ben peggiore di quella che ci si potesse aspettare e si dimostra ampiamente peggiorativa rispetto a quanto presentato ufficiosamente dagli assessori negli scorsi giorni. Non solo si dequalifica il servizio e si aumentano le rette a tal punto da escludere la stragrande maggioranza degli utenti ma si prevede perfino la privatizzazione degli asili. Prevedere di poter affidare il servizio degli asili nido a strutture private significa nel concreto chiudere gli asili esattamente come era stato previsto dalla Giunta Stancanelli, significa licenziare, di fatto, 98 lavoratrici ausiliarie e privare la città di un servizio pubblico essenziale. Durante le manifestazioni di protesta era stato denunciato l'intento dell'amministrazione comunale: svuotare gli asili attraverso rette troppo care e regalare ai privati e alle loro logiche di profitto un servizio essenziale. I genitori, i lavoratori e i catanesi che protestavano avevano pienamente ragione. La proposta dell'amministrazione che tra qualche giorno approderà in Consiglio Comunale è irricevibile e va radicalmente cambiata. Essa non rappresenta il meno peggio in confronto alla chiusura degli asili ma è subdolamente e ugualmente grave e nociva alla città. Il Consiglio Comunale ha il dovere di cambiare questa riforma e di restituire alla città, senza inganni, degli asili nido comunali, di qualità e accessibili anche a chi non può permettersi il pagamento di una retta".

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