Asili nido, l'indagine di Save the Children: promossa Catania

Presentati i risultati del Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani realizzato per il secondo anno da Save the Children. Verona, Reggio Emilia, Vigevano, Brescia, Genova, Napoli, Perugia, Torino, Aosta, Udine, Catania e Sassari esonerano dal pagamento della mensa i minori segnalati dai servizi sociali.

La mensa non è uguale per tutti. E' quanto emerge dal Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani realizzato per il secondo anno da Save the Children e diffuso oggi nell’ambito della campagna “Illuminiamo il Futuro” per dare educazione e speranza ai bambini stretti nella morsa delle povertà.

Su 36 comuni presi in esame rispetto ai servizi di refezione scolastica delle scuole primarie, ogni comune si regola diversamente per le tariffe, le eventuali esenzioni o riduzioni e in caso di morosità. Vigevano, Brescia e Campobasso le prassi peggiori, con le rette tra le più alte d’Italia. Nessuna esenzione anche per famiglie in difficoltà ed esclusione immediata del bambino dalla mensa in caso di morosità dei genitori. Bologna invece si distingue per le rette più basse e accessibili - 3 euro la tariffa minima - mentre Genova e Bari per l’attenzione ai bambini in famiglie disagiate anche a causa della crisi o in situazione di marginalità.

Alcuni comuni inoltre prevedono esenzioni dal pagamento per famiglie particolarmente svantaggiate, in cui sia sopravvenuta per esempio una disoccupazione, come nel caso dei comuni di Genova, Bari e Cagliari. I comuni di Verona, Reggio Emilia, Vigevano, Brescia, Genova, Napoli, Perugia, Torino, Aosta, Udine, Catania e Sassari esonerano dal pagamento della mensa i minori segnalati dai servizi sociali. Nel caso di Genova ne sono esenti anche i figli di rifugiati o di famiglie particolarmente numerose, come previsto anche dai comuni di Verona, Ancona e Bari. A Lecce non pagano la mensa anche i bambini delle comunità rom, al fine di favorirne l’integrazione.

“La presenza della mensa a scuola concorre a garantire un’adeguata offerta di servizi e opportunità formative per un bambino. Per questa ragione - spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa Save the Children Italia - abbiamo deciso per il secondo anno di realizzare un monitoraggio delle mense nei principali comuni e ha voluto includere le mense nell’Indice di povertà educativa IPE diffuso ieri, in occasione del lancio della campagna Illuminiamo il Futuro, a contrasto della povertà educativa in Italia. L’Indice segnala una diffusione del servizio che varia da regione a regione, con gravi carenze in alcune di esse. Il presente monitoraggio documenta invece la varietà e diversità dei criteri di accesso, anche laddove il servizio mensa sia disponibile, con il risultato che un bambino, a seconda del territorio in cui vive, può avere o non avere la mensa a scuola oppure averla ma magari troppo costosa per la sua famiglia”.

A Vigevano, Brescia, Adro, Trento, Padova, Parma, Campobasso, Salerno e Palermo non è prevista l’esenzione dal pagamento della quota di contribuzione al servizio mensa pur in presenza di redditi molto bassi o di situazioni di disagio per le famiglie non prese in carico dai servizi. Ma anche in quei comuni dove l’esenzione è prevista, nè i criteri nè la soglia di accesso sono omogenei. Si va da un’esenzione basata su un tetto ISEE di 0 Euro a Perugia fino a Potenza che prevede un’esenzione completa per i nuclei con ISEE fino a 8.000,00 Euro e Trieste fino a 7.250 Euro.

Rispetto al quantum della contribuzione, benché tutti i comuni mappati prevedano una modulazione delle tariffe in base al reddito e a particolari condizioni del bambino (per esempio in adozione, affidamento o segnalato dai servizi sociali) e della famiglia saltano all’occhio le notevoli differenze da città a città. Si va da una tariffa minima mensile di 3 Euro a Bologna, 5 Euro a Napoli, 7 Euro a Salerno fino a 72 Euro a Vigevano, 66 Euro a Brescia e 53 Euro a Campobasso. In generale, rispetto al monitoraggio effettuato l’anno scorso, non si riscontrano aumenti significativi di tariffe con l’eccezione di Udine, +15% e di Catanzaro dove le rette, pur restando nella media, sono raddoppiate.Si conferma invece anche quest’anno per la maggioranza dei comuni - 25 su 36 - la cattiva prassi di escludere da esenzione o riduzione della contribuzione i bambini non residenti nel comune di riferimento.

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