Assente a 45 visite fiscali, impiegato catanese condannato per truffa

A ratificare il verdetto definitivo è stata la Cassazione con la sentenza 9500 depositata oggi dalla Seconda sezione penale

E' risultato assente a ben 45 visite fiscali: un risultato da record che ha fatto scattare la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, per truffa nei confronti del datore di lavoro, a carico di un lavoratore dipendente, Giuseppe B., originario di Siracusa. A ratificare il verdetto definitivo è stata la Cassazione con la sentenza 9500 depositata oggi dalla Seconda sezione penale.

Gli 'ermellini', oltre a confermare la decisione emessa dalla Corte di Appello di Catania nel 2017, corredata anche da una multa di 600 euro, hanno inflitto all' assenteista 'modello' anche una ulteriore sanzione da 2000 euro da versare alla Cassa delle ammende. A Giuseppe, quarantottenne 'allergico' al lavoro, era stato contestato di aver truffato il suo datore presentando diciotto certificazioni relative a malattie "inesistenti".

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In particolare, la Suprema Corte sottolinea che i giudici di secondo grado avevano rilevato "che erano state effettuate circa 45 visite domiciliari senza che l'imputato venisse trovato in casa per sottoporsi alla verifica delle patologie vantate, tale circostanza veniva ritenuta incompatibile con la malattia invalidante che secondo quanto certificato avrebbe impedito a Giuseppe B. di recarsi al lavoro". Per la Cassazione, tale conclusione "è priva di vizi logici" ed è "coerente" con quanto è emerso nel processo.

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