Assistenza sanitaria a rischio negli ospedali siciliani, la denuncia del sindacato FSI

Secondo il sindacato i criteri utilizzati dal precedente governo regionale per calcolare il numero di infermieri da assegnare alle 17 aziende sanitarie siciliane e le dotazioni organiche sono errati

Come ogni anno nel periodo estivo all´interno degli ospedali siciliani si registra una “pericolosa” carenza infermieristica che mette a rischio le meritate ferie del personale.

A denunciare la situazione che in molte strutture sanitarie dell’isola è diventata insostenibile è il Coordinamento Nazionale Infermieri della F.S.I. Federazione Sindacati Indipendenti, rappresentato da Calogero Coniglio, Delegato Regionale.

Come denunciato dai sindacati all’ospedale Cervello-Villa Sofia di Palermo a fine giugno scadono i contratti di quaranta infermieri e all’Arnas Civico il solo personale infermieristico è composto da settanta dipendenti a tempo determinato. Gravi carenze anche a Gela dove bisogna trovare personale da collocare nei nuovi reparti che dovrebbero essere aperti nei prossimi mesi: la Radioterapia e l’Hospice. Al Policlinico Messina nel 2011 furono sospesi i servizi di guardia di tre UU.OO per carenza di Infermieri; due settimane fa invece è stata denunciata una grave carenza di organico dai colleghi dell’Asp Trapani,

“Poco meno di un mese fa le mamme dell’ospedale Umberto I di Enna denunciarono alcuni disservizi nei reparti di Pediatria e Utin la terapia intensiva neonatale – dichiara coniglio – disservizi causati dalla carenza del personale infermieristico”.

Secondo il sindacato i criteri utilizzati dal precedente governo regionale per calcolare il numero di infermieri da assegnare alle 17 aziende sanitarie siciliane e le dotazioni organiche sono errati, poiché sottostimano il fabbisogno infermieristico nell’isola.

“Chiediamo all’assessore regionale alla salute Lucia Borsellino una “reengineering” del SSR relativamente al personale carente di comparto e, soprattutto di calcolare il reale fabbisogno di Infermieri. Chiediamo inoltre alla Regione di individuare nelle aziende sanitarie siciliane eventuali reparti doppioni da accorpare in particolare nei policlinici universitari di Palermo, Catania e Messina”.

La legge regionale n. 5/2009 prevedeva, infatti, a partire dal 1° settembre 2009 la riorganizzazione "geografica" delle aziende ospedaliere, al fine di evitare ancora duplicazioni di reparti, moltiplicazioni di primari e quindi aumento di costi.

“Ad oggi, poco di tutto ciò è stato attuato all´interno delle aziende sanitarie siciliane - afferma Coniglio  - In Sicilia la riforma sanitaria stenta a partire. E´ necessario accelerare e rivedere questo processo di razionalizzazione delle risorse”.

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“Sulla questione, dopo tanti appelli da tutta la Sicilia – conclude Coniglio - attendiamo risposte dalla regione e dall’assessorato regionale della salute a tutela dei lavoratori ma soprattutto dei pazienti e della qualità dell’assistenza. Credo che il rischio è che lo stato di agitazione, come un “virus”, potrebbe estendersi a tutto il personale dell’Isola”.

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