Il tribunale dice sì al metodo Stamina per Aurora, la burocrazia no

Aurora Pulvirenti, affetta da Sla, era stata la prima siciliana a vedere riconosciuto il diritto di curarsi con la famosa terapia del professor Davide Vannoni. Messa in lista di attesa, rischia di morire: l'appello del fratello: "Chiederò intervento dei carabinieri"

Aveva ottenuto dai giudici l'autorizzazione a sottoporsi alle cure col metodo Stamina. La notizia aveva fatto scalpore, qualche giorno fa, perchè Aurora Pulvirenti, 58 anni e affetta da Sla, era stata la prima siciliana a vedere riconosciuto il diritto di curarsi con la famosa terapia. Ma, nonostante il giudice abbia ordinato con sentenza l'infusione d'urgenza anche con cellule staminali ottenute da altri donatori vista la gravità delle condizioni di Aurora, è stata messa in lista d'attesa.

''Mia sorella Aurora sta morendo mentre attende di essere curata con la metodica Stamina a Brescia. L'hanno messa in lista di attesa dicendoci che se ne parla verso ottobre o novembre. E intanto Aurora si è aggravata e sta morendo''. A lanciare questo drammatico appello, attraverso il Movimento Vite Sospese, è il fratello di Aurora, l'avvocato Orazio Pulvirenti che ha seguito il processo.

''La malattia di mia sorella - ha dichiarato Pulvirenti - ha un decorso veloce, nel giro di due mesi le sue condizioni sono diventate sempre piuù gravi e ormai è in pericolo di vita. Lunedì andrò dai magistrati per chiedere che facciano qualcosa, che dispongano, se necessario, un intervento dei carabinieri. Pretendo che lo Stato renda esecutiva la sentenza. Quando c'e' un'ordinanza di sfratto, per renderla esecutiva intervengono i carabinieri. Perchè non accade lo stesso anche con i malati gravi? Come si può mettere in lista di attesa persone in pericolo di vita?''.

Il Movimento Vite Sospese denuncia che, attualmente, i pazienti che hanno ottenuto l'autorizzazione da un giudice per sottoporsi alle cure compassionevoli del professor Vannoni agli Spedali Civili di Brescia, una settantina di casi circa, sono costretti ad attendere mesi prima di poter sottoporsi alla cura. La lista di attesa si allunga ogni giorno di più. "Ma mettere persone con le vite sospese in lista di attesa è come negare le cure a un paziente che arriva al pronto soccorso in codice rosso. Questo non è accettabile, per questo ho deciso di lottare fino alla fine per la vita di mia sorella, e per quella di tutti gli altri come lei", ha precisato Orazio Pulvirenti.

Proprio per lottare per i propri diritti i familiari dei malati gravissimi, riuniti nel Movimento Vite Sospese il 10 luglio scenderanno in piazza a Roma e Brescia.

A Roma, davanti al Ministero della Salute, in via Lungotevere Ripa 1, il sit-in inizierà alle 9.30. Alcuni familiari di pazienti gravissimi hanno già annunciato l'intenzione di incatenarsi per protesta. "Al ministero devono smetterla di giocare con la vita dei cittadini", ha detto il presidente di Sicilia Risvegli Onlus, Pietro Crisafulli, che sarà a Roma anche per conto del Movimento Vite Sospese di cui è vicepresidente.

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