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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Cronaca Paternò

Avevano ucciso Gaetano Parisi nel 2003, due arresti a Paternò

I fermati sono stati ritenuti responsabili, sulla base delle risultanze investigative, dell’omicidio di Gaetano Parisi, classe 1950, avvenuto il 14 aprile 2003 in contrada Rinazze, agro di Biancavilla

I Carabinieri della Compagnia di Paternò, nella giornata di ieri, hanno arrestato S.F., 36enne, e G.L., 39enne, entrambi pregiudicati,  di Biancavilla,  già appartenenti alla famiglia mafiosa dei Toscano operante in quel territorio.

I due sono stati raggiunti da una ordinanza di Custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP Dott.ssa G. Sammartino su richiesta  del Sost. Proc. della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, Dott. Francesco Testa che ha coordinato le indagini condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Paternò.

I fermati sono stati ritenuti responsabili, sulla base delle risultanze investigative, dell’omicidio di Gaetano Parisi, classe 1950, avvenuto il 14 aprile 2003 in contrada Rinazze, agro di Biancavilla. In quella circostanza, il malcapitato, mentre viaggiava a bordo della sua Fiat 500, veniva speronato da una Fiat Uno, poco prima rubata, ed attinto mortalmente da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi a breve distanza, in pieno stile mafioso.

Le indagini condotte all’epoca a seguito dell’omicidio diedero origine all’operazione denominata “RINAZZE”, che portò ad acclarare l’esistenza di un’associazione di tipo mafioso dedita alle estorsioni in danno di commercianti di Biancavilla, con il conseguente arresto di 9 persone, tutte appartenenti alla citata consorteria dei “Toscano”, tra le quali fu arrestato anche S.F..

Grazie alla propositiva attività investigativa ed al continuo impulso della D.D.A. di Catania, nonché al supporto delle risultanze tecnico - scientifiche del RIS di Messina, si è arrivati a fare piena luce anche sul grave fatto di sangue, riscontrando nuovi ed ulteriori elementi di prova a carico dei due arrestati.
Il movente, già individuato dagli inquirenti, va ricercato nelle attività di “mediazione” che, all’epoca dei fatti, il Parisi svolgeva tra l’organizzazione mafiosa operante in Biancavilla ed i piccoli imprenditori agricoli sottoposti alle estorsioni, ai quali la vittima faceva anche da guardiano.


 

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