Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Ferrante (associazione Difesa e Giustizia): "Quella di Vanessa è stata esecuzione, serve rivedere la legge"

Il legale ha presentato all'ottava commissione consiliare del Comune un pacchetto di proposte per modificare le norme a tutela delle donne vittime di violenze. "Ci sono troppi tempi morti - dice Ferrante - che rischiano di costare vite umane"

"In Italia chi viene sorpreso a fumare uno spinello subisce la sospensione della patente, del passaporto, del porto d'armi e viene invitato a seguire un trattamento socio riabilitativo. Per chi è accusato di violenze sulle donne non accade nulla di tutto ciò. Chi è gravemente indiziato di gravi reati non ha alcun percorso terapeutico. Mi sembra che qui la legge debba essere cambiata". L'avvocato Massimo Ferrante, dell'associazione Difesa e Giustizia, segue da anni casi di donne che hanno subito violenze e ha messo a disposizione dell'ottava commissione consiliare, che l'ha recentemente audito, un pacchetto di linee guida per la rielaborazione delle leggi attualmente vigenti.

Il presidente della commissione Sebastiano Anastasi ha evidenziato l'importanza dell'audizione su un tema che, dopo il tragico assassinio della giovane Vanessa Zappalà avvenuto ad Aci Trezza, è tornato di stretta attualità: "L'efferato omicidio che è avvenuto ha colpito tutti ed è utile ascoltare chi opera nel campo del diritto per comprendere eventuali falle della legge, del Codice Rosso e chiedere di porvi rimedio. Noi avevamo già proposto in tema di pari opportunità le linee guida, comprendenti un bilancio di genere, ma vogliamo continuare a essere attenti e presenti. In questo caso, ascoltato l'avvocato Ferrante, ci confronteremo in commissione e vedremo di coinvolgere anche altre associazioni in modo tale da produrre un ordine del giorno che invieremo ai due rami del parlamento per modificare e migliorare la legge a tutela delle donne".

Le "falle del sistema": troppi tempi morti 

Durante l'audizione l'avvocato Ferrante ha evidenziato che l'omicidio di Vanessa "è stato di una gravità inaudita e ha rappresentato una vera e propria esecuzione". "Di violenza di genere - ha proseguito il legale - si torna a parlare solo quando accade un fatto di cronaca ma c'è un problema nelle leggi. Le forze dell'ordine e i tribunali di certo sono molto più attenti e organizzati di prima, c'è un protocollo della dottoressa Scavo con un indice del rischio per comprendere lo stato di pericolo o di soggezione della vittima. Ma ci sono ancora troppi tempi morti e serve accorciarli".

In primo luogo per l'esponente dell'associazione Difesa e Giustizia occorre maggiore celerità e comunicazione nella iscrizione della notizia di reato. Infatti chi denuncia, se non lo fa con l'ausilio di un legale, non sa il numero della notizia di reato né conosce il nome del pubblico ministero che si occuperà del caso. "Per questa ragione - dice Ferrante - serve che si possa inviare anche tramite pec al consigio dell'ordine degli avvocati questa informazione così che la denunciate possa conoscerla e avere già un indirizzo e un interlocutore. Il tutto avviene nel giro di 24 ore e non è un elemento da sottovalutare".

Inoltre per l'emissione di eventuali misure cautelari (come domicilari, divieto di avvicinamento) spesso trascorre diverso tempo. "Questo tipo di misure - spiega l'avvocato - servono per evitare la fuga del soggetto o la eventuale commissione di un reato, però prima che vengano emesse il pm deve eseguire delle indagini e poi trasmette il gip la sua eventuale richiesta che passerà al vaglio. Ciò implica tempo, a volte prezioso per una donna in pericolo. Credo che l'avvocato possa essere un interlocutore per il pm. Il legale può svolgere indagini difensive e proporre, con un parere non vincolante, eventuali misure cautelari che verrano valutate dal pm e poi dal gip. In questo modo si avrebbero elementi ulteriori per valutare e anche una assunzione di responsabilità da parte di chi decide". 

Infine il "tasto" del supporto per chi viene accusato di reati di genere. Come riferito ai membri della commissione consiliare chi viene accusato di reati relativi al consumo di droga viene invitato a seguire un percorso terapeutico, la stessa modalità potrebbe essere seguita per chi è accusato di commettere violenza contro le donne. 

Storie di quotidiana violenza

"A giugno ho seguito la denuncia di una donna - ha concluso il legale - che aveva subito minacce con messaggi espliciti, dove si minacciava l'incaprettamento. La signora ha chiesto l'audizione personale al pm e l'abbiamo ottenuta. Il pm però ha detto, in maniera serena, che non avrebbe applicato alcuna misura cautelare. Questa signora come potrà chiedere nelle tutele della giustizia? Mi ha riferito che non crede più a nulla. Mi è accaduto pochi giorni fa. In questa situazione se io da avvocato avessi avuto i poteri avrei fatto una richiesta di misura cautelare. Ciascuno di noi deve prendersi le sue responsabilità".

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