Bancarotta Tecnis, il procuratore Zuccaro: "Costanzo e Bosco imprenditori-predatori"

I rapporti con la mafia non sono al centro dell'indagine Arcot, che ha portato per la seconda volta ai domiciliari i due imprenditori per la bancarotta di Tecnis. Emergono però dei collegamenti inquietanti

Commentando gli arresti degli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco, avvenuto ad opera della guardia di finanza con l'accusa di 'bancarotta fraudolenta per distrazione' in concorso con Orazio Bosco e Gaspare di Paola, il procuratore Carmelo Zuccaro li definisce senza mezzi termini "imprenditori-predatori". Accostamento che identifica la loro condotta imprenditoriale, in quanto "non ritenevano di dover assolvere i propri debiti con l'erario e con i fornitori, per procurasi del denaro che serviva, oltre che ad alimentare la loro ingordigia, anche a foraggiare un sistema corruttivo e di rapporti con la mafia".  Rapporti che non riguardano l'indagine in corso, denominata "Arcot" dalle iniziali delle aziende coinvolte (Artemis, Cogip e Tecnis), ma che sono emersi anche nell'ambito di altre investigazioni 

Il commento del procuratore - Video

Mimmo Costanzo e Concetto Bosco

"Mimmo Costanzo -  ha ricordato il procuratore in conferenza stampa senza sbottonarsi più di tanto - ha ammesso in passato di aver pagato personalmente una somma alla cosca dei Santapaola per avere protezione per lui e per la sua famiglia. Somma dal valore irrisorio. E' facile ipotizzare che i vantaggi tratti da questo contatto siano stati anche di altro tipo e ben più rilevanti". Costanzo ha alle spalle una lunghissima carriera imprenditoriale. Dal 1991 al 1993 ha guidato i giovani industriali di Confindustria Catania, ricoprendo anche la carica di Assessore allo Sviluppo Economico con l'allora sindaco Enzo Bianco. Insieme a Concetto Bosco, è stato già sottoposto agli arresti domiciliari dal 22 ottobre 2015 al 22 marzo del 2016, con le accuse di "corruzione e turbativa" nell’ambito di due inchieste della procura capitolina, “Dama nera” e “Dama nera 2”, inerenti un giro di presunte tangenti all’Anas.

Le denunce in procura

I 94 milioni posti sotto sequestro questa mattina dalle fiamme gialle, sono frutto di una confisca diretta. Dal 2011 al 2014 vengono sottratti circa 100 milioni di euro, svuotando i conti della Tecnis e rendendola insolvente nei confronti dei creditori. Le ripercussioni a cascata hanno portato alla perdita di lavoro per le maestranze ed anche al fallimento di altre aziende, inconsapevoli dei giochi che venivano fatti alle loro spalle. "Diverse persone del settore costruzioni - spiega Zuccaro - sono venute in procura per denunciare gli effetti del default a cascata della Tecnis.  Per nascondere i debiti erariali e con i fornitori, venivano di volta in volta create nuove società, trasferendo le risorse finanziarie. Un meccanismo che per anni ha funzionato a danno degli imprenditori onesti. Fino a quattro anni fa, ad esempio, non erano mai prese misure cautelari per bancarotta fraudolenta. Sarebbe criminoso da parte di questa procura non valorizzare gli elementi forniti dagli investigatori. Deve essere chiaro che non c'è più l'impunità del passato. Quello che sta emergendo adesso riguarda episodi non vicini al presente, su cui intendiamo fare piena luce".

La nuova società

Mimmo Costanzo e Concetto Bosco sono ancora oggi operativi sul mercato attraverso la società Amec srl, come spiegato dagli investigatori ,costituita alla fine del 2017. La sede del gruppo è a Santa Venerina. Opera nel settore costruzioni generali tra cui ponti, opere marittime, strade, gallerie,aeroporti, risparmio energetico, ed ha un fatturato annuo dichiarato di 11 milioni di euro. Recentemente ha avuto un appalto da Anas per circa 50 milioni di euro.

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