Gdf, bancarotta fraudolenta: sequestro preventivo per 3,4 milioni

Il provvedimento è stato disposto nei confronti di Santo Campione, amministratore della SI.GEN.CO. S.p.A., per aver sottratto al patrimonio della società ingenti risorse economiche. Individuati anomali flussi finanziari diretti dai conti correnti societari ai rapporti bancari intestati allo stesso amministratore

Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale di Catania, coordinati dal gruppo per i “reati contro la criminalità economica” della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal G.I.P. del Tribunale etneo, nei confronti di Santo Campione, amministratore della SI.GEN.CO. S.p.A., per aver sottratto al patrimonio della società risorse economiche per circa 3,4 milioni di euro.

La società - già operante nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali – è stata inizialmente dichiarata fallita dal Tribunale di Catania il 21.11.2013 con posizioni debitorie di circa 100 milioni di euro e poi riammessa alla procedura di concordato preventivo con sentenza della C. Appello di Catania. Le indagini sulla situazione finanziaria della SI.GEN.CO. S.p.A. - hanno evidenziato indizi di reato in ordine ai reati di bancarotta fraudolenta, truffa e falso nei confronti dell’amministratore pro tempore, Santo Campione, nonché del figlio Pietro.

Più in dettaglio, l’attività investigativa, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, è stata avviata in seguito allo sviluppo di alcune “segnalazioni di operazioni sospette” trasmesse dall’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia nei confronti del Campione, nelle quali erano evidenziati anomali flussi finanziari diretti dai conti correnti societari ai rapporti bancari intestati allo stesso amministratore e ai suoi più stretti congiunti.

Gli approfonditi riscontri operati dalle Fiamme gialle etnee hanno consentito di ricostruire l’articolato percorso delle somme sottratte alla società e ai suoi creditori e indebitamente incassate dal Campione, nonché di segnalare all’A.G. catanese le connesse ipotesi di reati fallimentari.

Infatti, sono stati rilevati ingenti trasferimenti di capitali dalla SI.GEN.CO. S.p.A. a Santo Campione e al figlio Pietro, sia direttamente che attraverso la SIGENCO SERVICE S.r.l. (recentemente fallita, appartenente al medesimo gruppo e operante nella fornitura di calcestruzzo).

In particolare, le operazioni finanziarie attraverso cui sono stati fatti fuoriuscire i soldi dalla società si sono sviluppate essenzialmente secondo le seguenti modalità: nei mesi di novembre e dicembre 2012 sono stati emessi diversi assegni ed effettuati bonifici dai conti correnti della SI.GEN.CO. S.p.A. in favore della SIGENCO SERVICE S.r.l. per complessivi 2,7 milioni di euro, a fronte di fatture per forniture di calcestruzzo.

Le movimentazioni finanziarie, avvenute in epoca appena successiva alla presentazione dell’istanza di concordato preventivo da parte della SI.GEN.CO. S.p.A., non erano state autorizzate dal Tribunale Fallimentare di Catania e, pertanto, erano state qualificate quali “atti in frode” dei creditori. Successivamente, nei primi giorni di gennaio 2013, con parte della provvista finanziaria formata dai predetti trasferimenti, dai conti correnti della SIGENCO SERVICE S.r.l. sono stati effettuati due bonifici, con la causale acconto acquisto azioni, per un totale di 1 milione di euro su un rapporto bancario intestato a Santo Campione e poi transitati, nello stesso mese, su un c/c intestato al figlio Pietro.

Parallelamente, è stato accertato che, nel mese di novembre 2012, solo pochi giorni prima della presentazione della proposta di concordato, sono confluiti su un altro conto corrente bancario intestato a Santo Campione 3 bonifici disposti dalla SI.GEN.CO. S.p.A. per un totale di 700 mila euro. La provvista così costituita è stata integralmente trasferita, tramite bonifico, su un c/c acceso dal figlio Pietro, con la causale “prestito a titolo grazioso”.

L’esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo ha consentito di accertare che le originarie somme di denaro distratte, pari a circa 3,4 milioni di euro, sono state, in buona parte, utilizzate per spese sia personali che relative ad altre società riconducibili alla famiglia Campione. Sono, invece, rimasti nella disponibilità della famiglia Campione e, pertanto, sottoposti a sequestro: 400 mila euro, in polizze assicurative intestate a Pietro Campione; 600 mila euro, giacenti su due rapporti bancari intestati alla moglie di Santo Campione.

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