Belpasso: rapinano una gioielleria, tre arresti

Con la scusa di comprare delle fedi un giovane malvivente è entrato in una gioielleria a Belpasso. Ha poi costretto con una pistola i negozianti ad aprire la porta d'ingresso per permettere al complice di entrare

I Carabinieri della squadra Lupi del Nucleo Investigativo di Catania hanno tratto in arresto S.N., 39enne, catanese, L. V., 36enne, e M.C., 46enne, originaria di Quartu Sant’Elena, residente a Catania, tutti pregiudicati.

Ieri pomeriggio un giovane ha chiesto di entrare all’interno di una gioielleria di Belpasso come un comune cliente chiedendo alla proprietaria di poter vedere delle fedine. Mentre la donna si recava sul retro per prendere dalla cassaforte gli articoli richiesti, l’uomo ha estratto una pistola a tamburo, costringendo il cognato della titolare, presente nella gioielleria, di aprire la porta d’ingresso per permettere ad un altro complice di entrare.

I due malviventi, pistola in pugno, si sono fatti aprire la cassaforte per impossessarsi di vari rotoli contenenti gioielli. Nella circostanza, la titolare è riuscita ad inviare l’allarme, questo ha costretto i malviventi ad arraffare il bottino scappando a bordo di una Fiat Panda. I due rapinatori che si erano diretti nella zona industriale di Piano Tavola dove ad attenderli vi erano altre due auto con altri complici e lì hanno abbandonato la Fiat Panda dirigendosi verso Catania per strade diverse. Le immediate indagini e ricerche avviate dai Carabinieri hanno permesso, poco dopo, di intercettare e bloccare in Viale Moncada una delle due auto, un’ Opel Astra di colore grigio, che alla vista dei militari ha tentato la fuga.

Alla guida del mezzo vi era la donna M.C ed a bordo gli altri complici, mentre all’interno dell’auto è stata rinvenuta la pistola a tamburo utilizzata per la rapina, una calibro 38 special priva di marca e matricola in buono stato d’uso ed efficiente, con 5 proiettili.

Le indagini sono tuttora in corso per identificare i complici e recuperare la refurtiva. Gli arrestati sono stati tradotti presso il Carcere di Catania Piazza Lanza a disposizione dell’autorità Giudiziaria.

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