Omicidio in villa a Biancavilla, la moglie confessa: trovate armi e droga

Ulteriori dettagli emergono dopo la conferenza stampa tenutasi in procura. Quella che apparentemente sembrava una famiglia "tranquilla" di pensionati nascondeva 20 piante di marijuana piantate nella vigna, altre essiccate in mansarda. Trovata anche una pistola e un fucile. La moglie è stata intanto rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza

Sembrava una rapina in villa, nelle campagne di Biancavilla, come emerso inizialmente nella giornata di ieri. In realtà era solo una messa in scena. Vincenzina Ingrassia, 64 anni, ha confessato di essere stata lei ad uccidere il marito, Alfio Longo, 67 anni. Ulteriori dettagli sono stati dati questa mattina nel corso della conferenza stampa tenutasi in procura. Quella che apparentemente sembrava una famiglia "tranquilla" di pensionati nascondeva in casa armi e droga. Durante il sopralluogo sono state trovate circa 20 piante di marijuana piantate nella vigna, altre essiccate in mansarda e c'erano anche una pistola rubata e un fucile calibro 12.

LA VILLA DELL'OMICIDIO - VIDEO

La 63enne aveva raccontato inizialmente che due persone, armate di pistola, si erano introdotte nella loro casa e, dopo una breve colluttazione, avrebbero legato i due coniugi con delle strisce ricavate da un lenzuolo. Il marito, sempre secondo il racconto, non aveva ceduto alle minacce e non aveva rivelato dove la coppia custodiva i soldi. I malviventi, a quel punto, lo avevano picchiato e colpito a morte al cranio con un ciocco di legno raccolto nel giardino dell'abitazione (VIDEO). La donna, subito dopo, era riuscita a liberarsi ed a chiamare i carabinieri ai quali aveva poi raccontato quello che, secondo il suo racconto, era accaduto. La sua bugia però è durata poco. E' bastato il sopralluogo effettuato dagli uomini del Ris per mettere in luce le incongruenze del suo racconto (VIDEO).

foto della moglie di alfio longo-2

La foto di Vincenzina Ingrassia

"La moglie ha raccontato di avere subito maltrattamenti per anni (VIDEO)- ha detto il procuratore di Catania facente funzioni, Michelangelo Patanè - e che anche la stessa sera la donna, aveva subito percosse con il legno che ha poi utilizzato per colpire il marito a morte". Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Catania sono continuate, arrivando così ad una svolta, con il fermo della donna, rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza. Importante la collaborazione del reparto crimini violenti del Ros di Catania e di Palermo e dei Ris di Messina.

Il sopralluogo dei Ris ha evidenziato alcune incongruenze rispetto al racconto iniziale della donna, che ha poi confessato di avere colpito alla testa il marito mentre dormiva con un ciocco di legno. In conferenza stampa, è stato il procuratore Patanè a lanciare un appello: "Se è vero che l'origine dell'omicidio è la violenza, il messaggio che deve passare è che chi subisce violenze o maltrattamenti deve subito denunciare alle forze dell'ordine". "Ai carabinieri - ha precisato Patanè - non risulta alcuna denuncia da parte della donna di violenze".

Questa nel dettaglio la ricostruzione che emerge dalla confessione della donna: "Hanno litigato la sera e lui l'ha picchiata con un ciocco di legno. L'uomo era andato a 'sfogarsi' parlando ad alta voce con i loro cani. Poi hanno fatto pace, come accadeva da anni, e hanno cenato insieme e visto un film in televisione, "Cuore selvaggio", che raccontava di una donna che perde il marito durante una rivolta di tessitori finita nel sangue in Germania nel 1844. Sono andati a letto, ma hanno avuto difficoltà a prendere sonno. Lui avrebbe preso dei sedativi e lei rimasta sveglia e a pensare ai tanti soprusi subiti: si è alzata, ha preso lo stesso ciocco di legno e l'ha assassinato mentre dormiva, colpendolo ripetutamente alla testa. Poi ha simulato la rapina"

Nella giornata di ieri gli investigatori stavano seguendo due piste per cercare di comprendere alcune incongruenze nella versione data da Vincenzina Ingrassia, che fermata dopo l'omicidio aveva parlato invece di due banditi, quali autori del delitto: "Se tu dici che tuo marito sanguinava - ha precisato l'ufficiale - e noi non troviamo tracce ematiche, c'e' qualcosa che non va". Tra gli indizi che non hanno convinto i militari dell'Arma, il disordine "apparente": la casa era quasi in ordine e nulla era buttato per terra con i cassetti appena socchiusi. Altro particolare che non combaciava la dichiarazione che in casa non ci fossero soldi o armi, che sono stati invece trovati. La donna aveva affermato che il marito aveva fatto dei prelievi nel pomeriggio, ma un rapido controllo l'ha smentita. Tutto questo, ha spiegato il colonnello Casarsa è stato possibile grazie all' impiego di personale altamente specializzato come l'arrivo a Catania di militari della sezione crimini violenti del Ros, che ha reso piu' veloci tutti gli accertamenti.

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