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Operai romeni sfruttati nelle campagne, Dia sequestra beni per 10 milioni di euro

"Le vittime di questo sistema- spiega il direttore della Dia Panvino - dovevano versare cinque euro al giorno ai loro sfruttatori, percependo una paga netta di venticinque euro"

Per risparmiare sulla manodopera, abbassando i prezzi di mercato a discapito delle aziende in regola, l'imprenditore agricolo Rosario Di Perna faceva arrivare dalle zone più povere della Romania i braccianti agricoli da utilizzare come bassa manovalanza per la raccolta di frutta e ortaggi. La Direzione investigativa antimafia di Catania ha così eseguito un sequestro di beni per circa 10 milioni di euro, mettendo i sigilli a diverse proprietà distribuite tra Paternò, Belpasso, Biancavilla, Ramacca, Floresta e Patti.

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Proprio in relazione allo sfruttamento di manodopera irregolare, Di Perna era stato già colpito insieme al figlio Calogero e ad altri indagati di nazionalità romena, da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nel 2015 nell'ambito dell'operazione "Slave”. Annovera, tra l’altro, condanne per truffa all’Inps, furto continuato e usura. Le vittime venivano collocate in alloggi di fortuna, privi delle condizioni minime di abitabilità: niente acqua corrente, energia elettrica, servizi igienici, riscaldamento.

"Grazie ad una normativa del 2016, - spiega il direttore della Dia etnea Renato Panvino - specificamente studiata per contrastare i casi di caporalato, siamo riusciti ad appurare come Di Perna avesse lasciato nelle mani di alcune persone fidate la gestione degli affari. Tra questi il figlio Calogero, titolare di un’impresa ed inserito in una società che rivende all’ingrosso i prodotti ortofrutticoli. E' emersa una sproporzione tra i redditi dichiarati e quelli effettivamente riconducibili a Di Perna Rosario e si è quindi proceduto al sequestro di beni. Le vittime di questo sistema di sfruttamento vivevano in condizioni terribili e dovevano versare cinque euro al giorno ai loro sfruttatori, percependo una paga netta di venticinque euro".

In particolare, sono stati sequestrati diversi rapporti bancari in corso di quantificazione, 8 automezzi, due aziende - la Difruit Srl di Paternò, operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli e la ditta individuale Di Perna Calogero, operante nel settore delle colture agrumicole -, nonchè svariati immobili costituiti da 20 fabbricati e da 48 appezzamenti di terreno nei comuni di Paternò, Belpasso, Biancavilla, Ramacca, Floresta, Patti per una estensione totale di oltre 50 ettari.

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