Cronaca

I Briganti di Librino: "Attentati per cacciarci dal quartiere: noi resistiamo"

Dal degrado di una struttura sportiva abbandonata l'associazione rugbistica ha costruito una realtà virtuosa in grado di sottrarre i giovani alle devianze. Ma una serie di attentati e furti ha colpito i Briganti, sino al recente incendio di un mezzo. Catania Today li ha intervistati

Il rogo del pulmino nella notte tra il 15 e il 16 maggio è stato l'ennesimo inquietante segnale contro i Briganti di Librino. L'ennesimo perché nel corso della loro storia l'associazione sportiva rugbistica ha subito diversi attenati: un incendio nel 2018 ne ha devastato le sede e costretto tutti i volontari a ricominciare da zero. Ma anche lo scorso aprile un furto aveva "messo in ginocchio" i Briganti: erano spariti il defibrillatore e l'idropulitrice e i ladri avevano danneggiato la porta blindata, causando un danno ingente tanto da far avviare una raccolta fondi per porvi rimedio.

I Briganti operano in uno dei tanti quartieri catanesi frettolosamente archiviati come "difficili" ma che al suo interno ha un mondo composito e, il più delle volte, abbandonato dalle istituzioni. Proprio il vuoto pneumatico di lavoro, di alternative, di socialità viene colmato dal meritorio lavoro di parrocchie, associazioni, circoli e dal mondo dello sport. Tra questi i Briganti che hanno portato i sani valori del rugby a Librino per cercare di strappare i bambini ai tentacoli della devianza. Diverse e variegate sono state le testimonianze di vicinanza, istituzionale e non, all'associazione. Si è tenuto, la scorsa settimana, un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato dal prefetto proprio per fare un focus sulla situazione del quartiere, alla presenza del presidente dell'associazione rugbistica. Il prefetto Maria Carmela Librizzi ha espresso solidarietà e ha garantito una ulteriore intensificazione dei servizi di prevenzione e controllo del territorio, con modalità interforze, anche con specifico riguardo al campo San Teodoro, ove opera l'associazione. Anche l'amministrazione comunale ha assicurato "ogni iniziativa utile a eliminare situazioni di degrado che determinano ulteriori margini di rischio nel quartiere, come illuminazione carente e manomissione dei dissuasori nella pista ciclabile".

Il gesto di solidarietà dell'Ance e dei magistrati

L'Ance, l'associazione nazionale costruttori edili, ha voluto dare un segnale forte contro il degrado e l'illegalità e ha annunciato la volontà tramite il presidente Gabriele Buia, di voler comprare e donare un pulmino ai Briganti. Solidarietà simile è arrivata dalla giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati che ha inteso avviare una raccolta fondi. 

Catania Today ha sentito uno degli esponenti dell'associazione rugbstica di Librino. Enzo Ardivio ci racconta queste ultime settimane tra il timore e lo scoramento per l'ennesimo attentato e la voglia di ripartire: "Ringraziamo l'Ance per il bellissimo gesto che ci consentirà di avere un mezzo che compreremo usato e faremo in modo di installare un sistema di videosorveglianza. E' ormai chiaro che siamo sotto attacco. Incendi, furti di defibrillatori e idropulitrici, altri segnali nel passato..."

"Sono dei chiari segnali"

Enzo Ardilio ripercorre i vari episodi accaduti all'associazione e li lega con unico filo rosso. "Il puro vandalismo non esiste nel nostro caso: c'è la ricerca del modo migliore per danneggiarci e capiamo anche il perché. Il posto dove siamo era abbandonato, vi si nascondevano armi e droga. Noi invece abbiamo ridato dignità e alternative legali ai ragazzi creando un vero e proprio muro contro il crimine. Questi attentati hanno sempre la stessa finalità dietro, cioè quella di fermarci".

"D'altronde noi togliamo risorse alla malavita, alla manovalanza. Da noi si fa socialità, si impara il rispetto delle regole e questo a qualcuno dà fastidio. Di certo c'è una regia dietro questi chiari segnali che ci hanno dato". L'esponente dell'associazione rugbistica racconta della solidarietà che il quartiere ha tributato dopo il rogo del pulmino: "Sono venute diverse persone, un signore ci ha regalato un libro di Mandela come simbolo di speranza e riscatto. Librino è un quartiere fatto per la maggior parte di lavoratori onesti. C'è, come in tutti gli altri quartieri di Catania, una parte che si dedica alla delinquenza ma non bisogna cadere nelle generalizzazioni. Nei nostri confronti c'è molto affetto, abbiamo portato sport e socialità dove prima c'era solo abbandono".

La risposta delle istituzioni c'è stata e Ardivio sottolinea i tanti interventi pubblici per i Briganti: "E' venuto il presidente dell'antimafia regionale Claudio Fava, molti politici hanno espresso solidarietà tra cui il presidente Fico, la prefettura ci è stata vicina e si alzerà l'attenzione sul campo e sul quartiere. Di certo servirebbero più controlli specie nella notte, ma dobbiamo ringraziare davvero tutti per la solidarietà". Chi, secondo l'esponente dei Briganti, è stato un po' ai margini è il Comune: "Da chi governa la città non abbiamo letto una parola. Il sindaco anche con un post avrebbe potuto dire qualcosa dopo un fatto che non ha colori politici e che colpisce tutta la comunità. E' un attentato che ferisce l'intera città ma siamo stati chiamati dall'assessore allo Sport del Comune, anche se crediamo che la solidarietà in questi casi non sia mai abbastanza: qui in gioco ci sono i valori dello Stato messi a confronto con la delinquenza".

I lavori per il campo e il futuro

I lavori per consegna del campo San Teodoro non sono ancora stati ultimati. Entro il 2020 dovevano finire, poi tra pandemia e rinvii di varia natura ancora non hanno visto un termine. "Il problema dell'impiantistica sportiva - conclude Enzo Ardilio - è diffuso in città e in generale nella nostra regione. Avere il campo agibile agevolerebbe il nostro lavoro. Bisogna far capire che lo sport ha un ruolo culturale fondamentale e potentissimo, è un veicolo di messaggi positivi. Per questo ci auguriamo che i lavori si concludano al più presto e che si possa ripartire".

La storia del campo San Teodoro è simile alle storie delle altre incompiute di Librino (basti pensare al Teatro Moncada o alla Cittadella della Polizia). I lavori per il campo erano iniziati negli anni Novanta poiché nella struttura avrebbero fatto tappa le Universiadi del 1997 ma venne completata solo in parte intorno ai primi anni del Duemila. Tra inghippi burocratici e rallentamenti i due campi (uno di calcio e l'altro di rugby, con spogliatoi e palestre) sono divenuti cattedrali nel deserto costate, però, milioni di euro. Da lì le vandalizzazioni e l'intervento dei volontari e dell'associazione per far rivivere i valori dello sport e quella struttura. Adesso, si spera, di poter scrivere la parola fine a una lunga e accidentata storia che di sicuro dà fastidio alla parte non sana della zona.

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