Campi rom in città, la mappa dei principali insediamenti e i problemi socio-sanitari

Sarebbero in totale 800 i Rom presenti sul territorio di Catania, sparsi tra i campi di San Giuseppe La Rena e Fontanarossa. Zone di degrado e abbandono con gravi problemi di natura sanitaria in cui vivono anche molti bambini. Il Comune aveva promesso un'area attrezzata che, però, non sarebbe ancora stata realizzata

Era il 15 luglio dell'anno scorso quando, come si è detto all'epoca, le fiamme provenienti - forse - da un fornetto di fortuna hanno invaso l'enorme campo Rom che sorgeva in un terreno della famiglia Paternò-Castello alle spalle del cimitero comunale di Catania, distruggendo interamente le baracche di quello che, fino a quel momento, è stato uno degli insediamenti più grandi della Sicilia orientale. Secondo le stime del Comune erano circa 300 i nuclei familiari di Rom e Sinti che, dopo esser fuggiti dall'incendio, sarebbero dovuti essere riallocati in un'apposita area attrezzata in contrada Passo Martino, in un terreno "non centrale ma collegato dai bus", come disse il sindaco Enzo Bianco, all'indomani del rogo.

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Una sistemazione che però, ad un anno esatto dall'evento, non è mai stata realizzata. Molte famiglie, dunque, si sarebbero spostate in altre baraccopoli che si sviluppano alla periferia della città nel quartiere di San Giuseppe La Rena, nella lingua di terra tra i primi lidi della Playa e il ponte del centro commerciale Città Mercato (ex Auchan). Ma gli spazi che oggi vengono occupati o che sono stati utilizzati più o meno legalmente a scopo abitativo, sono molti altri e quella che viene fuori da un breve viaggio all'interno di questa parte di città dimenticata, è una fotografia di una comunità che vive ai margini, allontanata dal più centrale corso Martirti della Libertà, arrivando ora fino a Fontanarossa e la spiaggia libera numero uno.  

Più che di comunità, in realtà sarebbe più corretto parlare di gruppi indipendenti formati da diverse etnie e nazionalità. Come confermano più consiglieri, tra l'altro, attualmente non esiste un elenco delle persone che occupano queste aree, né la loro esatta provenienza visto che, oltre ai Rom e ai Sinti - che sono tutelati da alcuni concordati europei - all'interno delle baraccopoli convivono realtà disparate.

"Come commissione Patrimonio, durante i sopralluoghi in diversi siti di proprietà del Comune, abbiamo visto che c'è una presenza massiccia di queste persone, soprattutto dietro il distributore della Esso accanto alla Motorizzazione civile di Catania  - racconta il consigliere comunale Giuseppe Catalano - Gli spazi all'interno vengono utilizzati per viverci ma anche per raccogliere rifiuti, materiale di risulta, sia ferroso che gommoso ma anche eternit".

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"Le condizioni sono inimmaginabili - continua il consigliere - le baracche sorgono intorno e dentro cumuli di tre metri di spazzatura. Una situazione molto pericolosa sia per l'eventualità di infezioni, vista la presenza di animali di ogni genere, tra cui cani randagi e topi, ma anche per il rischio di incendi", conclude Catalano.

A fornire un altro aspetto, oltre quello legato alla proprietà dei beni, è Sebastiano Anastasi, membro della commissione Servizi sociali che parla di "scomparsa della questione dall'agenda politica dell'amministrazione guidata da Enzo Bianco". "A Catania su questo tema la politica è muta, non si trova un atto politico in merito. Si era parlato di costruire un'area a Passo Martino ma ancora nulla è stato fatto - afferma il consigliere - Nella passata sindacatura, l'assessore ai sociali Pennisi creò una sorta di cabina di regia con i capi della comunità e li aveva portati a un ragionamento".  "Li aveva convinti che una volta al mese avrebbero dovuto sgomberare i campi - continua Anastasi - per permettere alle squadre del Comune di procedere con la disinfestazione, per poi farli rientrare. Si cercava una forma di dialogo insomma - conclude - mentre oggi tutto tace".

Una situazione di stasi porterebbe di fatto, secondo il consigliere, a pericoli di natura soprattutto sanitaria. "Una cosa è certa spiega Anastasi -  nella zona della Playa, nel campo vicino a San Giuseppe La Rena, gli scarichi fognari delle baracche sono collegate a un fiumiciattolo che finisce nel mare dove ci sono anche gli stabilimenti balneari". 

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A fornire una fotografia dettagliata della questione è la dottoressa Carmela Campione, funzionario responsabile per l'assessorato ai Servizi sociali della situazione di Rom, Sinti e camminanti. In una riunione in commissione consiliare, a pochi giorni dall'incendio del campo contiguo al camposanto comunale, la dirigente spiegava che: "I campi rom sono sparsi in città e sono tutti rigorosamente abusivi".

Alla domanda dei consiglieri sul destino delle persone dell'accampamento distrutto, compresi i 40 bambini ospitati, Campione spiegava che "la ratio è quella di integrare i Rom nel tessuto sociale cittadino perché essi sono cittadini europei, quindi, hanno libertà di circolare in tutta Europa". "Il Pon-Metro prevede di collocarli in varie zone della città senza ghettizzarli, quindi, quando si assegnano le case agli indigenti bisogna inserire
anch’essi. I campi rom sono a San Giuseppe La Rena e vicino Auchan e in questo momento i rom del campo incendiato si trovano presso il chioschetto della stessa zona". 

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Rispetto alle perplessità sollevate dal consigliere Anastasi, che anche all'epoca chiedeva lumi sugli accordi con i capi famiglia, la dirigente spiegava infine che "i Servizi sociali sono in stretto contatto con i capi famiglia rom e quindi, c’è un diretto controllo degli 800 rom presenti a Catania".

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