Capodanno e aumento del consumo di droga: lo spaccio in città

I gruppi criminali cominciano a organizzarsi per l'approvvigionamento già mesi prima, dinamica ben conosciuta naturalmente anche dalle forze dell'ordine, le quali iniziano contestualmente a monitorare e a bloccare i “movimenti”

Il periodo delle festività natalizie e del capodanno in particolare, ha un valore “commerciale” anche per le attività dello spaccio di stupefacenti. La domanda sempre più consistente non arriva solamente dagli assuntori abituali, ma anche da tante persone che, proprio in questo scorcio di fine anno, scelgono di destinare una “spesa” allo “sballo”, consumatori occasionali che cercano di “amplificare” il divertimento della “serata”. Purtroppo anche l'offerta, in questo caso, si adegua alla domanda, seguendo una perversa logica di mercato in regime di oligopolio: i gruppi criminali cominciano a organizzarsi per l'approvvigionamento già settimane, se non addirittura mesi prima. Una dinamica ben conosciuta naturalmente anche dalle forze dell'ordine, le quali iniziano a monitorare e a bloccare i “movimenti” di approvvigionamento già prima che arrivino le feste. Si moltiplicano gli arresti di persone che apparentemente agiscono slegate dal contesto della piazza di spaccio consolidata: minori, donne e anche persone avanti con l'età, decidono di arrotondare piazzando qualche dose: emblematico il recente arresto del pusher 74enne in via della Concordia. Il periodo frenetico di aumento della domanda spinge anche il consumatore abituali a improvvisarsi spacciatore: “spostamenti” e “favori” all'amico di turno che gli consentono di ottenere una parte di stupefacente da dedicare al consumo personale.

Sebbene in città ci siano ormai diverse zone in cui assistiamo allo spaccio “diffuso”, per esempio in alcune parti del centro storico protagoniste della “movida”, sono i quartieri di periferia a restare le roccaforti dello spaccio. Le cronache dell'ultimo anno ci hanno restituito l'evidenza dell'attività gestita da immigrati a San Berillo vecchio dove, oltre alla “tradizionale” marijuana, alle “palline” di cocaina e alle dosi di eroina, si sono affacciate sul mercato altri tipi di droga, altrettanto pericolose come il “crack” e il “rivotril”, un farmaco anti-epilettico molto in voga tra i giovani che ne fanno un mix con l'alcol. Le grandi “piazze” di spaccio della città, come quelle del viale San Teodoro e della “Fossa dei leoni” a Librino, quella di via Capo Passero a Trappeto nord, a San Leone e al “Tondicello” della Plaia, sono controllate da esponenti dei clan, i quali gestiscono direttamente o indirettamente approvvigionamento e vendita al dettaglio. Piazze che rimangono attive nonostante le operazioni di polizia e carabinieri arrivino a decimare le organizzazioni in maniera decisiva. Questo perché il reclutamento di personale da adibire a pusher o a vedetta è molto facile nei quartieri, per comprendere perché basta leggere le parole della compagna di un pusher di Librino contenute nell'ordinanza della recente operazione Berger Town: “Salvatore lavorava al palazzo di cemento mezza giornata e a volte l'intero giorno. Quando lavorava tutto il giorno guadagnava circa 180 euro mentre se lavorava mezza giornata ne prendeva 80 circa”. E qui la repressione c'entra poco.

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