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Cronaca

Cocaina, marijuana e l'appalto dei servizi cimiteriali: il profilo dei due ricercati arrestati

Tiziana Bellistri e Gesualdo Briganti. Due nomi diventati noti a seguito del loro arresto dopo che, nei giorni scorsi, erano riusciti a sfuggire all'esecuzione dell'ordinanza cautelare nell'ambito dell'inchiesta Agorà, la donna avrebbe avuto un ruolo organizzativo nella gestione di parte del traffico di droga; l'uomo, ritenuto referente del clan Nardo, invece si sarebbe occupato, tra gli altri, di dividere gli affari tra clan mafiosi

Tiziana Bellistri e Gesualdo Briganti. Due nomi diventati noti a seguito del loro arresto dopo che, nei giorni scorsi, erano riusciti a sfuggire all'esecuzione dell'ordinanza cautelare nell'ambito dell'inchiesta Agorà, che li vede accusati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per fatti attinenti al periodo compreso tra il 2018 e il 2021. Il nome della 48enne compare ben 1.034 volte tra le carte dell'operazione che ha condotto in manette 56 persone e portato al sequestro nove società per un valore stimato di circa dieci milioni di euro. Entrambi i soggetti sono ritenuti esponenti del clan Nardo, riconducibile alla figura di Sebastiano Nardo, il boss condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Palermo per la strage del Golden Bar del 1991, a Lentini. 

Il ruolo di Tiziana Bellistri, il Bar X e il pestaggio di Nicholas Midore

Bellistri avrebbe ricoperto il ruolo di partecipante contribuendo ai processi decisionali del gruppo e occupandosi della cessione della sostanza stupefacente anche in raccordo con esponenti del clan Santapaola. Avrebbe eseguito le direttive di Salvatore Rinaldi e Antonino Guercio, ritenuti responsabili operativi dell'associazione mafiosa. A sua volta avrebbe impartito le direttive a Gianluca Italia e Lorenzo Palazzo, indicando loro di vendere la droga agli altri esponenti dell'associazione e di riscuotere le quote da chi aveva ricevuto la sostanza "in appoggio". Sempre lei si sarebbe occupata di gestire il commercio di cocaina a Lentini e a Carlentini. Bellistri sarebbe stata anche coinvolta in un pestaggio ai danni di Nicholas Midore che, per il clan Nardo, si sarebbe occupato di estorsione e traffico di stupefacenti. "Ma chi è stato?", chiedeva intercettato Rinaldi a Bellistri. "Niente, praticamente, ho visto Nicholas da lontano, che litigava a botte tre contro uno - rispondeva la donna -, mi sono messa nel mezzo". Una circostanza che Rinaldi non poteva accettare. "E questo mi ha alzato le mani, diciamo, mi ha preso per il braccio e mi parlava in faccia, che stai facendo e io gli volevo dire che stai facendo tu", continuava Bellistri. "Va bene, sto arrivando io", chiudeva il boss. Un ruolo principe invece sembrava averlo nella gestione di clienti e affiliati che si dirigevano al "Bar X", il locale di Antonio Guercio, in via Etnea a Lentini. Luogo di incontro del clan Nardo, stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Guttuso, in quel bar si recava spesso anche Bellistri, nonostante non lavorasse lì. "Tiziana era quella che chiamava Antonio nel momento in cui io dovevo parlare con lui. Se Tiziana non c'era, Antonio era contattato da sua moglie o dalla moglie di Nicholas Midore, queste donne lavoravano al bar", racconta Guttuso agli inquirenti. "Una volta andai al bar per un po' di droga - si legge nelle carte dell'inchiesta nella parte dedicata alle dichiarazioni del collaboratore - e Tiziana chiamò Antonio, chiedendogli se poteva passare dal bar, frase con cui Tiziana faceva capire ad Antonio che io ero arrivato e dovevo parlare con lui. Antonio arrivò e ci spostammo verso le macchinette del video poker, io gli consegnai oltre mille euro per la droga che mi aveva dato precedentemente". Al contempo gliene chiese dell'altra e Guercio chiamò Tiziana "e le chiese di appoggiarmi un po' di materiale". Uno dei modi con cui si riferivano alla droga i sodali del clan Nardo. "Tiziana mi diede appuntamento dopo mezz’ora, in un parcheggio all’entrata di Lentini e mi consegnò cinque grammi di cocaina per 250 euro". 

Il referente del clan Nardo Aldo Briganti e l'appalto dei servizi cimiteriali condiviso con la famiglia mafiosa La Rocca 

All'interno del clan però il nome di Gesualdo Briganti, meglio noto come Aldo, è più ingombrante. Ritenuto responsabile del gruppo criminale, Briganti coaudiuvato dai figli Antonino e Salvatore, secondo gli inquirenti avrebbe gestito le attività di spaccio a Francofonte, in provincia di Siracusa. Ma l'attività si sarebbe spinta anche ai confini con il Catanese. Proprio a Militello in val di Catania si rifugiava Briganti senior quando è stato scovato dai carabinieri di Siracusa dopo il pedinamento di un'autovettura con a bordo un uomo e una donna che, pochi metri dopo avere lasciato l'abitazione, ne abbandonava la guida stendendosi sui seggiolini posteriori, mentre il passeggero si metteva al volante. Per Aldo Briganti erano tante le decisioni da prendere: tra gli episodi più significativi ci sarebbe stata la spartizione dei proventi derivanti dall'appalto dei servizi cimiteriali. È l'11 febbraio 2019 quando la Cutrera onoranze funebri Srl si aggiudica i lavori in esame per tutto il 2019, con un ribasso a base d’asta del 50 per cento. L’offerta veniva giudicata la più conveniente rispetto alle proposte presentate dalla Concordia Servizi Srl, a cui il boss si riferiva con il termine "il forestiere". Il 30 gennaio del 2019, poco prima della scadenza della proroga tecnica e della definizione dell’iter di aggiudicazione dei lavori, Guercio, Briganti e suo figlio Antonio, si sarebbero recati alla sede della Cutrera onoranze funebri, a Vizzini per prospettare a Vito Cutrera che, da lì in avanti, la gestione dell’appalto sarebbe dovuta avvenire ad anni alterni, tra Cosa nostra catanese e calatina. Così il titolare dell'agenzia di pompe funebri si sarebbe riservato di riportare la questione a Gianfranco la Rocca, esponente e referente della famiglia mafiosa La Rocca. La richiesta era ben precisa: il 2019 i lavori sarebbero rimasti ai Cutrera, ma nel 2020 avrebbero dovuto subentrare i Briganti. 


 

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