I soldi dei "Carateddi" e il traffico di droga: "Noi siamo in trincea"

Il gruppo di Monte Po aveva messo su un traffico di marijuana con Malta. In manette la Rosaria Rapisarda, moglie di Massimiliano Salvo. Coinvolte anche Anna Russo e Concetta Strano, rispettivamente moglie e figlia di Mario Strano

“Un clan che possiede una elevata capacità di rigenerarsi ed espandersi” grazie al perverso ascendente che la “carriera criminale” ha sulle giovani generazioni e al ruolo sempre determinante delle donne all'interno dell'organizzazione. È il procuratore Carmelo Zuccaro a fornire, in conferenza stampa, la cornice di riferimento al lavoro svolto dai magistrati della Dda di Catania, supportato dal complesso materiale probatorio fornito dagli investigatori dello Sco (Servizio centrale operativo) e dagli uomini della squadra mobile di Catania. Un duro colpo inferto al clan “Cappello/Carateddi” nelle sue articolazioni territoriali, dove chi si trova in “trincea” fa pesare la ferrea volontà di restare a presidio del quartiere e l'autonoma capacità di reclutamento: “Io resto a San Giorgio – commenta intercettato Luca Santoro, uno degli arrestati – quello che mi hanno insegnato i vecchi è che un guerriero deve tenere la posizione, qui noi abbiamo ragazzi disponibili che non conosce nessuno, abbiamo armi, abbiamo tutto”.

I nomi degli arrestati

Le indagini sul gruppo che fa riferimento Salvatore Massimiliano Salvo (oggi detenuto in regime di 41 bis in seguito all'arresto nell’ambito del processo denominato “Penelope”), hanno evidenziato il ruolo di assoluto rilievo assunto della moglie dello stesso Salvo, Rosaria Rapisarda (anche lei raggiunta dalla custodia cautelare in carcere) nella gestione del denaro proveniente dalle attività illecite: “Senti Luca mi devi dare i soldi della macchina o faccio un macello”, così si rivolge la donna a un sodale mentre è intercettata dagli uomini dello Sco.

Altro gruppo coinvolto è quello che fa riferimento a Concetto Bonaccorsi, mentre completa il quadro il gruppo di “Monte Po” con a capo Mario Strano, la cui figura criminale è stata sempre contraddistinta da quello che potrebbe essere definito come una sorta di “trasformismo”. È infatti lui il “camaleonte” che ha dato il nome all'operazione: un personaggio “eclettico” già operante in seno alla famiglia mafiosa “Santapaola/Ercolano” e successivamente impostosi sul territorio con autonomia decisionale, seppure organicamente alleato al clan “Cappello/Bonaccorsi” ed allo storico Sebastiano Lo Giudice. Mario Strano è stato chiamato a testimoniare anche nel processo a carico dell'ex governatore Lombardo per concorso esterno, quando dichiarò ai magistrati di non avere alcun contatto con la politica, dicendo di avere votato sempre il partito Radicale. Gli inquirenti hanno evidenziato come, anche nel gruppo di Strano - che opera principalmente nei quartieri di Picanello e Monte Po - le donne erano in prima linea, con Anna Russo e Concetta Strano, rispettivamente moglie e figlia di Mario Strano, e Pina Russo, moglie di Salvatore Culletta, altro esponente del gruppo.

Le indagini

L’attività investigativa, coordinata dal procuratore aggiunto Fonzo e dai sostituti procuratori Antonella Barrera e Barbara Laudani, parte nel gennaio 2017 nell'ambito del procedimento penale a carico di Sebastiano Sardo, esponente di vertice del gruppo mafioso e adesso collaboratore di giustizia, e si è conclusa nel gennaio 2019. Ai soggetti coinvolti sono stati contestati numerosi reati, tra cui più episodi di cessione di sostanze stupefacenti nonché illecita detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, aggravati dall' associazione per delinquere di stampo mafioso o comunque commessi al fine di agevolare il sodalizio mafioso. E’ stato inoltre disposto d’urgenza il sequestro preventivo della totalità delle quote e l' intero patrimonio aziendale della società “Sc Logistica” con sede legale allo stradale primosole e con uffici operativi alla zona Industriale in contrada Torrazze; nonché i conti correnti e depositi individuati e accesi presso gli Istituti di credito, nonché di tutti i rapporti bancari e finanziari, riconducibili a Mario Strano o ai suoi familiari conviventi, presso istituti di credito o presso uffici postali.

Il traffico di droga con Malta

Gli inquirenti hanno evidenziato come il gruppo di Mario Strano avesse allargato i propri interessi anche fuori dai confini siciliani e nazionali, mettendo in piedi un consistente traffico internazionale di stupefacenti con la vicina isola di Malta. Il sostituto procuratore Barbara Laudani ha spiegato come siano stati monitorati due episodi di traffico di marijuana che però farebbero parte di un progetto continuativo di fornitura stimato in due consegne mensili da 250 chili, per un giro d'affari che si aggirerebbe su un milione e 500 mila euro al mese. Le evidenze raccolte testimoniano, secondo i magistrati, come l'interesse in territorio maltese fosse oggetto di diverse conversazioni, nelle quali gli interlocutori mostravano preoccupazione per le operazioni di repressione effettuate dalla polizia maltese e delle ripercussioni che avrebbero potuto avere negli affari del clan.

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