Sequestro di beni per 4 milioni e mezzo ai danni dell'imprenditore Tirendi

Alessandro Tirendi opera nel settore carburanti ed è stato coinvolto in vaire inchieste, inerenti irregolarità fiscali nella commercializzazione di prodotti petroliferi

I finanzieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito il sequestro di un patrimonio illecito consistente in 3 attività imprenditoriali, 2 autovetture e 1 motociclo, dal complessivo valore di circa 4,5 milioni di euro, nella disponibilità di Alessandro Primo Tirendi . Tirendi è un soggetto che gli investigatori ritengono viva con i proventi di attività illegali, essenzialmente consistenti nella perpetrazione non occasionale di articolate frodi fiscali e di contrabbando aggravato inerenti l’illecita commercializzazione di carburante per autotrazione. L’arco temporale oggetto degli approfondimenti investigativi di tipo patrimoniale condotti dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania, va dall’anno 2012 al 2018, periodo nel quale il soggetto era al centro di complesse investigazioni condotte dalla finanza e dalle procure di Marsala e Palermo.

Il video della guardia di finanza

Il sistema per evadere l'iva

Al di là delle rilevate frequentazioni con soggetti gravati da importanti precedenti penali e di polizia, Tirendi risulta coinvolto in varie vicende giudiziarie. Nel 2016, viene ristretto agli arresti domiciliari dalla guardia di finanza di Trapani per aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti di sottrazione di pagamento dell’accisa sul gasolio da autotrazione. I fatti sono antecedenti all’ottobre del 2015 e sarebbero stati commessi a Mazara del Vallo. Nel 2017, nell’operazione “Nespola” del nucleo di polizia economico- finanziaria di Catania, Alessandro Tirendi viene attinto dalla misura degli arresti domiciliari insieme ad altri 28 soggetti destinatari di misure cautelari personali restrittive; gli indagati rispondevano di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti petroliferi immessi nel mercato nazionale in evasione d’imposta (accise e iva), utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso ideologico, frode in commercio e turbata libertà del commercio. Con il medesimo provvedimento cautelare il gip etneo ha disposto il sequestro di 25 impianti di distribuzione stradale di carburante ubicati tra le province di Catania, Ragusa, Siracusa ed Enna. I fatti sono accertati fino all’ottobre 2013 tra Catania, Siracusa e Napoli. Continuando nell'esame della sua "carriera criminale", emerge che nel 2018, Tirendi viene rinviato a giudizio per aver promosso dal gennaio 2015 al febbraio 2016 a Catania, Mazara del Vallo e Augusta un’associazione a delinquere aggravata finalizzata all’evasione dell’iva dovuta sui prodotti petroliferi commercializzati. Il procedimento penale in questione è collegato all’operazione “Dirty Oil”, che portava alla luce un sodalizio internazionale dedito al riciclaggio di gasolio libico illecitamente asportato da una locale raffineria (40 chilometri ad ovest da Tripoli) e destinato, dopo miscelazione, ad essere immesso anche nel mercato italiano come carburante da autotrazione con la perpetrazione anche di consistenti frodi all’iva. Infine nel 2018, viene ristretto agli arresti domiciliari in virtù di un’ordinanza emessa dal gip di Palermo che coinvolgeva, oltre Tirendi, altri 42 soggetti, indagati per essersi associati con lo scopo di realizzare delitti di frode in commercio, falsità in sigilli e strumenti di autenticazione nonché di sottrarre i prodotti petroliferi commerciati al pagamento delle accise e dell’iva mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture false e la fittizia intestazione di beni.

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Le indagini

Le molte indagini a suo carico hanno messo in luce due ricorrenti sistemi di frode. Un primo rappresentato dall’utilizzo di gasolio agricolo (prodotto petrolifero sottoposto a tassazione agevolata) prelevato da depositi “complici” attraverso la produzione di falsa documentazione e “dirottato” per l’autotrazione di veicoli non agricoli. Un secondo metodo riguardava il carburante per autotrazione, proveniente legittimamente da raffinerie e depositi commerciali, che veniva commercializzato senza l’applicazione dell’iva, ricorrendo a documentazione di trasporto contraffatta e fatture false in quanto compilate con destinatari diversi da quelli reali. La frode è meglio nota come “frode carosello all’vva”, che si realizzava attraverso la partecipazione reale e fittizia di più operatori commerciali che si frapponevano tra gli effettivi venditori e acquirenti con l’esclusivo scopo di “capitalizzare” il mancato versamento della tassa di Stato. Le organizzazioni criminali di riferimento riuscivano ad evadere il pagamento dell’imposta attraverso l’intervento di “falsi esportatori abituali” che emettevano dichiarazioni d’intento non veritiere, che consentivano agli stessi di acquistare da soggetti italiani carburante senza l’applicazione dell’iva per poi rivenderlo (anziché all’estero) nel territorio nazionale a vantaggio di imprese che consapevolmente incassavano, tra i profitti illeciti, l’imposta mai versata. Il tribunale etneo ha ritenuto Alessandro Tirendi soggetto gravato da pericolosità sociale e che i beni e le attività economiche acquisite dal 2012 al 2018 rappresentino il frutto o il reinvestimento dei proventi della attività illecite, commesse avvalendosi dell’appoggio anche di soggetti appartenenti a clan mafiosi etnei. Gli approfondimenti effettuati dagli specialisti del Gico di Catania, sono consistiti nella messa a sistema del vasto compendio indiziario a suo carico, tratto dall’esame di documentazione bancaria e contabile, dalle evidenze di atti pubblici e scritture private e dalle intercettazioni eseguite nell’ambito dei molteplici procedimenti penali precedentemente rassegnati.E' emersa quindi una rilevante e costante “sproporzione” nel periodo preso in considerazione (2012-2018) delle attività economiche possedute, da Tirendi e dalla sua cerchia familiare, rispetto ai redditi esigui dagli stessi dichiarati al fisco. Le indagini patrimoniali sono state eseguite anche con l’ausilio del sofisticato software “Molecola”, sviluppato dal Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della guardia di finanza per l’acquisizione massiva e l’analisi di tutte le informazioni rilevabili dalle banche dati, evidenziano che proprio la sistematica indisponibilità di risorse finanziarie costituisce la prima significativa traccia dell’avvenuta immissione di capitali di illecita provenienza. Il patrimonio sottoposto a sequestro di prevenzione dai finanzieri, oltre a 2 autovetture e un motociclo, è costituito da una ditta individuale a suo nome con sede a Gravina di Catania , attiva dal 2012, esercente l’attività di “trasporti di merci su strada”. La Tiroil srl, con sede Catania, attiva dal 2012 nel commercio all'ingrosso e al minuto di prodotti petroliferi e di trasporto su strada di merci. Tirendi risulta amministratore e socio unico dopo aver acquistato dal fratello le quote nel 2014. Ultimo volume d’affari conseguito supera i 25 milioni di euro (anno 2016). Sequestrata la Tir.Oil srl, altra azienda con sede a Catania, attiva dal 2016, esercente il “commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi senza deposito”. Impresa, questa, amministrata da un prestanome “controllato e diretto” da Tirendi, che ha prodotto un volume d’affari (anno 2018) di circa 10 milioni di euro.

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