Caritas denuncia lo stato d'abbandono per i migranti al Palaspedini

All'interno della struttura da giorni si assiste alle stesse scene: migranti disposti lungo i gradoni sopra mucchi di materassini maleodoranti, condizioni igenico-sanitarie precarie, con tanto di transenne che fungono da box improvvisati in spazi ristretti e angusti

La Caritas Catania denuncia lo stato d'abbandono in cui versano i migranti al Palaspedini. All'interno della struttura da giorni si assiste alle stesse scene: migranti disposti lungo i gradoni sopra mucchi di materassini maleodoranti, condizioni igenico-sanitarie precarie, con tanto di transenne che fungono da box improvvisati in spazi ristretti e angusti.

Uomini e donne lasciati in balia di se stessi che in assenza di adeguati controlli di sicurezza transitano, poi, negli spazi antistanti. Il tutto si manifesta nell'indifferenza generale. Situazione peggiorata con l'arrivo dell'ondata di caldo che ha spinto molti migranti a lasciare volontariamente la struttura, creando non pochi problemi di ordine pubblico.

Conseguenza dello stato d'abbandono è stata la rissa scoppiata tra migranti e italiani avvenuta sabato sera davanti gli occhi increduli dei volontari Caritas giunti sul posto per consegnare vestiti e beni di prima necessità. Solo il pronto intervento delle forze dell'ordine in aggiunta ha ripristinato la calma permettendo ai volontari di ultimare la consegna senza non poche difficoltà.

Nelle ultime settimane Caritas Catania ha intensificato il suo impegno a sostegno dell'emergenza sbarchi rispondendo alle richieste pervenute dal Comune di Catania, fornendo  disponibilità immediata.

Don Piero Galvano direttore Caritas Catania, precisa: “I migranti meritano maggiore dignità e rispetto. L’accoglienza è segno di grande civiltà. Ogni persona bisognosa ha diritto di essere aiutata. Se ciascuno di noi si trovasse a vivere nelle condizioni in cui soggiornano gli immigrati, non pretenderebbe dagli altri aiuto, rispetto e accoglienza? Motivo per il quale, come ribadito più volte, occorre rinsaldare la rete di collaborazione tra associazioni e istituzioni attraverso una proficua comunicazione che rimetta al centro l'immigrato come persona e con come oggetto”.

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