L'Italia è piena di casalinghe: quelle etnee ci spiegano perché

I dati ISTAT, recentemente pubblicati, parlano di un'Italia di casalinghe. Un giro tra le casalinghe etnee e le associazioni di categoria per capire meglio la loro posizione e come vengono considerate dalla società

I dati ISTAT, recentemente pubblicati, parlano di un'Italia di casalinghe. Il numero, infatti, è alto: pari a 4 milioni 879mila del 2011-per le donne tra i 15 e i 64 anni - nonostante il calo del 5.9% rispetto al 2004. L’aspetto interessante è l’aumento dei casalinghi, con la “i” finale, a sottolineare che anche gli uomini sono sempre più interessati dal fenomeno dei lavori di casa e della cura della famiglia.

Dei quasi 5 milioni di casalinghe in Italia, il 50% si trova nel Mezzogiorno. Darsi una ragione o una pseudo-giusticazione non appare poi così tanto ovvio. E la domanda più evidente è come mai siano considerate appartenenti alla categoria della popolazione inattiva.

Ma le stesse casalinghe, quelle del 2012 e della provincia di Catania, come pensano di essere viste dalla società?

“Il ruolo della casalinga, in certi casi è cambiato, in altri sicuramente no, dipende dal contesto sociale. Per quanto mi riguarda - spiega la signora Lucia M.,di 59 anni - più che una scelta vera e propria, è stata una necessità quella di rimanere a casa e crescere i miei figli, ben 5, e non fare mancare nulla. Dalla società, da un punto di vista consumistico, veniamo viste positivamente: ci occupiamo della spesa e dell’acquisto di tutti i prodotti per la casa. Ma spesso e volentieri, veniamo sottovalutate, messe ai margini, solo perché non siamo pagate al pari delle nostre “colleghe” che siedono in uffici o in altri posti di lavoro. Sul fenomeno casalinghi, uomini cioè, non credo che si tratti di un aspetto presente nel Mezzogiorno: un po' per formazione culturale, visto che è sempre stato l’uomo a “portare il pane in casa”; però,ad oggi, con questa situazione di crisi, in famiglie nelle quali i padri o sono precari o sono stati licenziati, c’è stata una esigenza di rivedere i ruoli. Siamo cambiate, rispetto a 40 anni fa, perché svolgiamo anche attività a sostegno di altri settori della società: io ad esempio sono rappresentante della classe di mio figlio più piccolo e sono catechista impegnata in molte attività parrocchiali ”.

Dai toni più amari la dichiarazione della signora Randone,  casalinga di 49 anni. “Mi definisco appartenente ad una categoria di “disgraziate”, diciamo così, anche se il termine è forte. Però, è vero, siamo considerate poco o nulla dalla Società, siamo messe ai margini e non siamo tutelate affatto. In realtà, sono convinta che svolgiamo più lavoro noi,che le nostre colleghe che probabilmente, potendoselo permettere, avranno qualcuno che sbriga loro le faccende di casa..ma anche per il solo motivo,che si possono permettere una vita diversa,anche in questo periodo di crisi..e poi io avverto,rispetto a queste donne in carriera,di essere vista dall’alto verso il basso e di essere considerata qualcosa in meno, che conta poco..ecco!”.

Ma se la Società le “etichetta” come settore che non genera profitto, dall’altro lato, in tutta Italia, esistono delle Associazioni di categoria che combattono giorno per giorno in tutela e difesa dei loro diritti.

Carolina Inferreri, di A.I.D.E. -Associazione Indipendente Donne Europee- puntualizza come uno dei loro cavalli di battaglia sia stata la pertinente distinzione tra donne che sono casalinghe perché non lavorano- o perché sono in cerca di un’occupazione- e donne che, pur lavorando, lo sono ogni volta che lasciando il posto di lavoro, rivestono i panni della “donna di casa”.

“Il lavoro della donna è stato riconosciuto da poco, con l’assicurazione infortuni domestici del 2001 dell’allora governo D’alema. La nostra associazione ha fatto in un primo momento informazione e poi ha prestato, gratuitamente,servizio presso l’INAIL. Si tratta di una legge, quindi, c’è un preciso obbligo. Esistono però dei punti critici, primo fra tutti, la soglia di invalidità, ad oggi del 26% circa,che fa scattare l’assicurazione;uno dei nostri obiettivi,sarebbe quella di farla diminuire,e quindi di chiedere delle modifiche a questa legge,della quale,in verità,non si sente più parlare come all’inizio. Il tutto consterebbe di un versamento su un bollettino che varia a seconda delle fasce di reddito: al di sotto dei 9.000/7.000 euro,l’interessata sarebbe assicurata gratuitamente. Ad oggi, però, lo Stato non ha chiesto il pagamento degli arretrati: non mi stupirei, se in un momento critico come questo, il governo Monti rispolverasse la legge, per chiedere i contribuiti ed arricchire le casse dello Stato!”, precisa la Inferreri. “Il malcontento delle associate è sempre uno: lo Stato non ha fatto nulla per questa categoria che fa aumentare annualmente dell’1% il PIL; queste donne vorrebbero lasciare il lavoro agli uomini,ma chiedono una retribuzione mensile,perché,pur trattandosi di un lavoro sommerso,è comunque immenso. E’ pure vero,d’altro canto,che molte di queste donne hanno imparato ad autogestioni,ad esempio dedicandosi ad attività quali la realizzazione di oggetti artiginali e la conseguente mostra dei prodotti,in gemellaggio,spesso e volentieri,con altre associazioni presenti nel resto del mondo” conclude.

Anche la signora Palermo Natascia, della sede di Grammichele, elenca in che modo queste donne si dedicano, gratuitamente,alla Società. “Ci incontriamo a cadenza settimanale e curiamo attività: partecipiamo a corsi di pittura, svolgiamo attività di catering presso un agriturismo della zona, organizziamo corsi di formazione,corsi di “cake designer” e poi ci dedichiamo al volontariato. Quello che le associate chiedono, più di tutto il resto, è di poter parlare con lo psicologo e di essere inserite ,a pari titolo delle altre, nella Società: è vero che lo stereotipo della casalinga non è quello di una volta perché siamo donne emancipate ed attive, però riscontriamo ancora degli aspetti negativi: c’è chi è costretto e vive il disagio di arrivare a fine mese o chi subisce certe condizioni familiari piuttosto critiche e complesse. In ultimo, delle volte, avvertiamo che le altre donne che lavorano ci fanno subire una sorta di complesso di inferiorità, anche se molte altre ci dimostrano solidarietà”.

E ieri, Giovannella Spina Barbagallo, presidente di un’altra associazione a tutela delle casalinghe, è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Napolitano. “ Da tre anni a questa parte il presidente della Repubblica invita per questa occasione speciale di grande riflessione, anche la delegazione delle casalinghe a testimonianza dell’importante valore del lavoro che queste donne svolgono all’interno del focolare domestico, divenendo fulcro centrale della famiglia, una famiglia, in questa particolare fase di crisi, che va guidata esattamente come un’azienda. Al termine della cerimonia ufficiale  ricorderemo al capo di Stato di intervenire per sollecitare il Governo Monti nell’adozione di alcuni provvedimenti. Il Moica ha proposto modifiche alle leggi 565/96 sul trattamento previdenziale e legge 493/99 sulla prevenzione e copertura in casi di infortuni domestici,necessarie a migliorare normative che, pur  importanti sul piano del principio, sono carenti sul piano delle prestazioni. Altro grave e delicato problema posto sul tappeto è stato quello del trattamento di reversibilità, per il quale il Moica ha raccolto firme a conferma di quanto la situazione del coniuge superstite sia sentito e vissuto con sofferenza”.


Anche il vicepresidente nazionale del Moica, Camilla Occhionorelli, ricorda quanto valore abbia il lavoro familiare,visto che la donna viene paragonata ad un manager dell’azienda familiare.


“Chi oggi pensa che le casalinghe si occupino solo di rassettare la casa, allora sbaglia davvero. Siamo in epoche diverse rispetto al passato, la famiglia va paragonata ad una pianta che va ogni giorno curata, innaffiata, potata opportunamente per crescere forte e rigogliosa. Una famiglia piena di valori, come accade ancora oggi, soprattutto al Sud. Anche per questo motivo la delegazione nazionale che sarà ricevuta dal presidente Napolitano, vede la presenza della presidente del Moica Sicilia, Giovannella Spina Barbagallo, una donna piena di energia che ben rappresenta il territorio e che abbiamo fortemente voluto alla guida di una regione così importante”.



 

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