Cronaca Canalicchio

Canalicchio, Timpa di Leucatia: l’immensa riserva naturale “calpestata” dall’indifferenza

Via Tito Manlio Manzella: di fronte il più grande polmone verde della città. Uno spettacolo unico che i cittadini sconoscono. Il consigliere Vincenzo Intragugliemo denuncia lo stato di abbandono e lo spreco quotidiano di acqua, proveniente da una sorgente della riserva

Via Tito Manlio Manzella, Canalicchio. Questa strada, non molto distante da piazza " I Vicerè", annuncia la più grande riserva naturale della città etnea, la Timpa di Leucatia, che oggi versa in uno stato di abbandono, insieme ai resti del centenario acquedotto benedettino.

Sono 80 i litri di acqua al secondo perduti ogni giorno, come spiega il consigliere della IV municipalità, Vincenzo Intraguglielmo: “Una sorgente di acqua, proveniente dall’etna, sgorga proprio dalla timpa. Mentre una volta confluiva interamente nell’acquedotto benedettino, per rifornire il monastero di San Nicolò l’Arena, oggi va totalmente perduta e sprecata, andando a finire in alcune gronde a fondo perduto”

Una fonte di ricchezza inutilizzata, ma non nel passato. Il paradosso della storia vuole che nel 1649 l’acquedotto benedettino consentiva, sfruttando la sorgente, l’approvvigionamento idrico a tutti i cittadini catanesi, senza dover più ricorrere al fiume Amenano e al lago di Nicito, oltre che alle cisterne e ai pozzi privati.

L’acquedotto che si dipartiva dalla Leucatìa si sviluppava lungo un percorso quasi parallelo all’odierna via Leucatia, fino ad arrivare al Tondo Gioeni, dopo aver alimentato ben dieci mulini. I resti sono ancora ben visibili, anche in prossimità della stessa timpa.

Ma ciò che colpisce fino in fondo è ammirare le caratteristiche peculiari dell’immensa riserva naturale, la Timpa di Laucatia. L’enorme polmone verde, grazie alla sua folta vegetazione, sovrasta l’intero paesaggio di Canalicchio, quasi sommergendo lo scenario caotico delle strade.

Al proprio interno presenta potenzialità enormi e mai esplorate sino in fondo. Allo spreco d’acqua, si aggiunge la perdita del potenziale turismo, quello che la grande riserva naturale sarebbe in grado di attirare se totalmente valorizzata.  

Come spiega il consigliere Vincenzo Intragugliemo, all’interno non manca nulla: “Piante rare e introvabili, animali, uccelli e persino i granchi di fiume”  

“Il verde non è l’unica peculiarità – continua Intraguglielmo - dell’intero paesaggio. Nella zona a est si estende infatti monte San Paolillo, un sito archeologico dal valore inestimabile”

Nonostante questo patrimonio, cittadini e residenti sono all’oscuro del potenziale che offre l'intera area. “L’università ha avviato un progetto di riqualificazione in passato – aggiunge Intraguglielmo – ma ancora oggi questa realtà rimane nel dimenticatoio. Grave è lo spreco quotidiano di acqua, che potrebbe invece essere utilizzata dal comune per offrire un servizio alla cittadinanza, fermando questo insensato sperpero di risorse”

"Quella che sarebbe dovuta essere una principale fonte di turismo - conclude infine Intraguglielmo - arricchisce, purtroppo, la lista dei luoghi inspiegabilmente dimenticati"

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