Catania, per il Comune situazione critica: ancora in attesa di Regione e Stato

I tanto auspicati interventi a sostegno della città dopo il dissesto, invocati dal sindaco, non sono ancora arrivati e il tempo stringe. A rischio i servizi essenziali e gli stipendi

Era il 22 marzo quando il sindaco Salvo Pogliese ha incontrato i deputati, regionali e nazionali, catanesi per chiedere un intervento a sostegno della città. A distanza di oltre un mese, però, ancora si naviga a vista e il mare che circonda l'ente etneo adesso è particolarmente mosso: si rischia di rimanere senza liquidità e il futuro è a tinte fosche.

Con molte probabilità la scadenza, del 9 maggio, per il bilancio riequilibrato non potrà rispettata e senza le misure chieste alla Regione e al governo nazionale il Comune non potrà pagare gli stipendi. Inoltre l'assessore Lombardo si troverebbe in fortissima difficoltà sul fronte servizi sociali: una vera e propria pentola a pressione pronta a esplodere.

Pentola che potrebbe avere il coperchio, momentaneo, di un emendamento che l'assemblea regionale siciliana dovrebbe approvare ma che tra rinvii, ponti, feste ed elezioni tarda ad arrivare. In particolare la norma "salva Catania" è contenuta in un emendamento al collegato della finanziaria che riguarda il fondo regionale di garanzia per gli enti locali siciliani.

La norma, così com'è, prevede l'accesso al credito facilitato per gli enti in dissesto o predissesto con la Regione che fa da "garante". In questo modo i comuni in difficoltà, come nel caso etneo, possono ottenere dagli istituti la liquidità necessaria per far fronte al pagamento degli stipendi. La modifica necessaria, però, riguarda l'estensione del fondo anche per l'anno in corso. Per Catania ci sarebbero circa 30 milioni disponbili, ma finché l'Ars non approva non arriverà nulla.

Sulla "distanza" tra l'assemblea regionale e Catania è intervenuto anche Pogliese con una nota con destinatario Micciché, "reo" di non aver agevolato il percorso della norma e di inciuciare con il Pd e l'ex sindaco Bianco.

"Il presidente dell'Ars - ha detto il sindaco -  ha dichiarato irricevibile un emendamento che avrebbe permesso il recupero del fondo di garanzia indispensabile per garantire gli stipendi del Comune di Catania nonostante tutti i gruppi parlamentari lo condividessero".

Ma anche dal fronte del governo nazionale non giungono buone nuove. Lo scontro, ormai perenne, tra Lega e Cinque Stelle ha messo il veto su alcune misure proposte dal vice ministro all'Economia Laura Castelli su Roma e poi per altri comuni. Ciò ha di fatto reso vano, finora, il lavoro di interlocuzione svolto dal sindaco di Catania, con altri sindaci delle città in dissesto e pre dissesto, con la Castelli.

Misure quali la moratoria dei mutui e la loro rinegoziazione che, quindi, sono bloccate. I mutui gravano per circa 950 milioni di euro che entro il 2045 il Comune dovrà pagare con interessi vecchi e altissimi, sino al 5%. E quindi si attende, ancora, nella più grande incertezza sul futuro.

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