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Cronaca

'Catania, teatro in chiaroscuro', la città in un documentario: da Dora Musumeci a Pippo Fava

Non solo il lirismo di Vincenzo Bellini, nel girato di Giuseppe Sansonna che andrà in onda stasera su Rai 5 ci sarà spazio per la musica, dal jazz al rock, inclusione sociale e giornalismo

"Catania, teatro in chiaroscuro". È il nome del documentario di Giuseppe Sansonna, in onda questa sera alle 22 su Rai 5, che racconta di una città ricca di mistero, che vive di molte anime e sonorità, stratificate nei secoli. Non solo il lirismo passionale di Vincenzo Bellini, ma anche una lunga tradizione jazz: la catanese Dora Musumeci è stata la prima pianista e cantante jazz italiana. Suonò con Dizzy Gillespie, Lionel Hampton, Cannonball Adderley, Sergio Gaslini, Gorni Kramer, Romano Mussolini ed Ennio Morricone. Ma quando la sua fama superò quella dei colleghi maschi si scontrò con un mondo ancora molto misogino. Isolata e delusa, tornò a Catania per dedicarsi alla musica classica e al teatro. Ma c'è anche una curiosa storia rock, incarnata dallo storico gruppo noise degli Uzeda. C'è il fenomeno ultrapop dei neomelodici: cantano tutti in napoletano, lingua comune del genere, anche se sono siciliani e uno di loro ha provato a inserire anche il catanese, all'interno di testi rigorosamente partenopei.

Ci sono, poi, i violini dei bambini del quartiere di Librino, che rischiarano il grigiore della periferia. Il progetto si chiama 'Musicainsieme' a Librino. È un'orchestra giovanile basata su "El Sistema" ideato da José Abreu in Venezuela che promuove l'inclusione sociale attraverso l'insegnamento "condiviso" della musica attraverso le prestazioni gratuite di alcuni professori d'orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania. Ci sono, ancora, le cadenze popolari del mercato della Pescheria e del quartiere di San Berillo; la voce tonante di una razza estinta di mattatori, come Turi Ferro; e le ariosità ironiche della prosa di Vitaliano Brancati. Ma Catania è anche l'intelligenza sorniona e implacabile di Giuseppe Fava, il suo coraggio di giornalista, pagato con la vita. Il suo esempio è seguito da giovani cronisti, riunitisi nello splendore di Palazzo Biscari, desiderosi di fare giornalismo di qualità, senza sentirsi costretti ad abbandonare la propria terra.

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