Catania e la cocaina, la mappa dello spaccio: "Emergenza sociale"

Il convegno organizzato da Libera all'interno del Monastero dei Benedettini ha fatto luce sul fenomeno allarmante dello spaccio, spesso oscuro, che mina le fondamenta del vivere civile nella città etnea. Tra gli interventi un focus dettagliato del fenomeno e proposte mirate a contrastarlo

Lo spaccio a Catania è un fenomeno allarmante, spesso oscuro, che mina le fondamenta del vivere civile. Nel corso della conferenza organizzata da Renato Camarda, coordinatore provinciale di Libera (Associazione, nomi e numeri contro le mafie), all'interno del Monastero dei Benedettini, è stato analizzato il fenomeno che oggi ha assunto i connotati di una vera e propria piaga sociale.

Il primo punto è stato quello di tracciare un quadro globale e locale del problema. Il Maggiore dell'Arma dei carabinieri, Adolfo Angelosanto, ha "disegnato" la mappa dello spaccio, a partire dalle rotte internazionali fino ad arrivare alla realtà cittadina: "La marijuana arriva principalmente dai paesi dell'est, attraverso i Balcani, mentre la cocaina parte principalmente dal Sudamerica"

In quali quartieri lo spaccio assume percentuali molto alte? A spiegarlo è stato il dirigente della Squadra Mobile, Antonio Salvago: "Le piazze principali in città sono Picanello, Librino, San Cristoforo, San Berillo nuovo, San Giovanni Galermo". Ma se queste piattaforme assumono i contorni tipici di veri e propri "bunker", con un'organizzazione rigida e gerarchica dove la vendita avviene alla luce del sole e assume quantità molto alte, con una gestione dello spaccio vicina spesso al modo di operare della camorra, "in altre zone, come ad esempio Piazza Teatro Massimo, - spiega Salvago - sono i singoli a rivendere le sostanze stupefacenti"

Come colpire veramente i clan che dirigono il traffico di droga? Per rispondere a questa domanda il sostituto procuratore Pasquale Pacifico ha posto l'attenzione sul problema dei grossi capitali accumulati dall'apparato mafioso: "Servirebbe avviare una battaglia centrando i gangli finanziari, per individuare dove in realtà vanno a finire gli enormi proventi derivanti dal traffico di stupefacenti. Ciò che raffoza i clan, infatti, risiede nella ricchezza che viene poi reinvestita in qualsiasi tipo di attività commerciale". "Per questo - ha concluso Pacifico - occorre instaurare una norma contro l'autoriciclaggio, per evitare che dal traffico di droga il sistema mafioso acquisisca peso specifico in tutti i poteri forti della società, reinvestendo i proventi"

Preoccupano le ripercussioni in città, soprattuto a livello giovanile. Si può parlare di spaccio come ammortizzatore sociale in questo momento? Questa la provocazione lanciata, che ha trovato riscontro nei dati riportati dalla dottoressa Maria Randazzo, direttore dell'Istituto Penale minorile di Bicocca: "Ben un terzo degli arrestati è rappresentato da minori, una forza lavoro a basso costo e spesso sfruttata per manovalanza"

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