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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Cenere dell'Etna, un'emergenza "ordinaria" tra Comuni senza ristori e danni all'economia

Le copiose eruzioni della "Montagna" fino a qualche anno fa avvenivano una tantum. Nel 2021 l'annus horribilis con oltre 20 milioni di euro di danni per tutte le aziende agricole siciliane che operano nella zona etnea. I Comuni, con i bilanci in bilico, sono in difficoltà

E' stato un annus horribilis alle falde dell'Etna: la natura ha sferzato la provincia di Catania con eventi più unici che rari ma che, ormai, sembrano essersi cronicizzati. Le alluvioni terribili e devastanti, gli incendi che hanno divorato ettari ed ettari di verde lambendo il centro abitato e le copiose cadute di cenere, a causa degli eventi parossistici del vulcano, hanno messo a durissima prova la tenuta economica del territorio.

Specie le continue eruzioni hanno messo in ginocchio gli enti locali, le imprese e i cittadini. Quello che era divenuto un fenomeno una tantum è divenuto un fatto normale: nei primi sei mesi del 2021 la provincia ha fatto i conti con l'emergenza cenere. Strade, case, aziende agricole sono state sommerse da un tappeto "nero" divenuto ben presto oneroso. Infatti il costo della pulizia delle strade e dello smaltimento del rifiuto è stato, ed è, a carico delle amministrazioni locali. I Comuni, con bilanci già fragili e precari, quindi hanno dovuto far fronte alle spese divenute ingenti: inizialmente la cenere è stata considerata come un rifiuto speciale da conferire in discarica, per un costo di circa 120 euro a tonnellata.

Cenere: da rifiuto a risorsa? 

Sono stati diversi gli studi sul possibile riutilizzo della cenere vulcanica che da emergenza potrebbe divenire una risorsa. Alcune risposte, autorevoli, sono giunte dai ricercatori del progetto universitario REUCET – Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee, condotto da un team di studiosi dell’ateno e finanziato dal Ministero della Transizione ecologica che ha evidenziato come il materiale "depositato" dal vulcano possa essere usato nell'edilizia. Infatti la cenere e in generale i prodotti piroclastici hanno una elevata porosità che li rende particolarmente adatti a funzioni di isolamento termico. Di conseguenza la cenere potrebbe essere utilizzata per produrre pannelli, intonaci, piastrelle, calcestruzzo e quindi pavimentazioni stradali. Adesso però servirebbero dei fondi per coinvolgere il settore industriale in questa catena di recupero e riutilizzo, senza contare il fatto che potrebbe essere utilizzata anche in agricoltura come fertilizzante.

L'intervento legislativo

La cenere vulcanica inizialmente non aveva un codice Cer, vale a dire un codice per cui è previsto il recupero. Motivo per cui doveva essere trattata come rifiuto stradale con costi di smaltimento esosi per i Comuni e i cittadini. Un recente intervento legislativo, promosso dal senatore etneo Cristiano Anastasi, ha apportato sostanziali novità nel trattamento dei residui prodotti dall'Etna.

Infatti nel decreto-legge n. 77 del 31 maggio scorso la cenere vulcanica ha ricevuto, semplificando i termini, il passaggio da rifiuto a materia prima in modo tale che i Comuni, adesso, non sono più obbligati a portare in discarica la sabbia che “piove” dall’Etna, ma devono provvedere a spazzarla e a stoccarla provvisoriamente in luogo adeguato, in attesa del reimpiego.

"Un provvedimento che comporterà, innanzitutto, benefici di carattere finanziario, in linea con quanto sollecitato dal primo cittadino acese Alì", aveva spiegato Anastasi ricordando che anche il sindaco della città metropolitana Pogliese aveva emesso, durante il clou dell'emergenza, un’ordinanza che distingueva la cenere a seconda della zona in cui cadeva, tra l’interno del centro abitato e fuori. Nel primo caso è classificata come terra di spazzamento, nel secondo, invece, diventa materiale inerte. La differenza è di particolare rilevanza in termini di costi per lo smaltimento: 120 euro a tonnellata per la terra di spazzamento, appena 7,5 per l’inerte.

I danni all'agricoltura e le difficoltà dei Comuni

Il presidente della consulta vivaismo di Coldiretti Mario Faro, in diversi interventi sulla stampa, ha evidenziato la cifra monstre di 20 milioni di euro di danni per il settore. L'associazione di categoria ha chiesto l'istituzione di una comunità "vulcania" con norme mirate, come l'attenuazione del costo del lavoro così come avviene per le comunità montane. Per una azienda ai piedi dell'Etna infatti diventa molto più oneroso lavorare e produrre a prezzi competitivi rispetto a un'azienda che si trova nel ragusano.

Il sindaco di Zafferana Etnea Salvo Russo è stato in prima linea nel corso dell'emergenza cenere e ci illustra lo stato dell'arte: "Abbiamo ricevuto, come ente, ristori economici sino alla fine di maggio del 2021. Chiudendosi lo stato di mobilitazione non siamo stati più coperti anche se vi sono stati eventi di grande portata, come quello del 9 agosto. Tutte le somme che abbiamo speso per la pulizia sono debiti fuori bilancio. Sino a maggio abbiamo ricevuto, dopo la rendicontazione, circa 380mila euro ma da una prima stima, da giugno ad oggi, abbiamo speso di nuovo più o meno la stessa cifra".

L'eruzione del 9 agosto ha ricoperto di cenere un'area molto estesa e per il Comune di Zafferana, che copre una ampio territorio, ciò ha causato un problema non da poco: "Nonostante sia caduta una inferiore quantità di cenere - prosegue il sindaco - è stata investita un'area maggiore. Tutti i Comuni del versante Est sono in difficoltà, le imprese sono stremate e i cittadini hanno dovuto sopportare costi non indifferenti per la pulizia di tetti e grondaie".

Cosa fare per affrontare quella che ormai non è più un'emergenza? Secondo Russo vi è un vulnus nel sistema normativa della protezione civile: "Si deve disporre lo stato di emergenza e non di mobilitazione. In 9 mesi del 2021 abbiamo avuto 60 ricadute di cenere e abbiamo impiegato risorse straordinarie per la pulizia ma per avere i ristori abbiamo dovuto attendere la rendicontazione. Servono fondi immediati, invece. La cenere mette a dura prova le amministrazioni: noi guardavamo il Vulcano sperando che non eruttasse più anche perché il nostro territorio è ampio. Ci sono arterie come la strada provinciale 92 che ancora deve essere ripulita. Servono anche mezzi straordinari come bobcat e pale meccaniche, a febbraio abbiamo raccolto 10 chili di cenere per metro quadro". Intanto il Comune di Zafferana ha, come previsto dalle novità normative, realizzato un'area di stoccaggio per la cenere raccolta in attesa del suo riutilizzo.

Il senatore Anastasi ha annunciato un impegno per creare un fondo affinché i Comuni possano dotarsi dei mezzi necessari alla pulizia, senza doversi affittare, prevendo anche uno sgravio sulle tasse dei cittadini che hanno affrontato le spese di pulizia. In attesa di capire come evolveranno le leggi e come verrà avviata una filiera del riuso della cenere dell'Etna sono tanti i problemi che restano sul tappeto.

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