Cesareo ritardato al Santo Bambino, rinviato a giugno il processo

Rinviato al prossimo 5 giugno il procedimento nei confronti di tre medici, tutte donne, accusate di non essere intervenute in tempo con un parto cesareo perché a fine turno

E' stato aggiornato al prossimo 5 giugno, per l'astensione dei penalisti e un'omessa notifica, il processo davanti alla terza sezione penale di Catania a tre medici, tutte donne, dell'ospedale Santo Bambino sulla nascita, il 2 luglio del 2015, di un bimbo con gravissimi disturbi neurologici perché, secondo l'accusa, due di loro a fine turno avrebbero tardato a intervenire con un parto cesareo per non restare ancora al lavoro.

Amalia Daniela Palano e Gina Currao sono accusate di non avere eseguito subito un parto cesareo per "evitare di rimanere a lavorare oltre l'orario previsto, nonostante i molteplici episodi di sofferenza fetale emersi dal tracciato, somministrato alla gestante dell'atropina per simulare una inesistente regolarità nell'esame medico".

Nelle indagini, eseguite dalla sezione di Pg della polizia della Procura, entra anche la dottoressa Paola Cairone che, secondo l'accusa, "pur non essendo a conoscenza degli avvenimenti precedenti, praticava alla paziente per due volte le manovre di Kristeller, tecnica bandita dalle linee guida, nonostante un tracciato non rassicurante e non contattava in tempo il neonatologo che effettuava l'intervento di rianimazione con gravissimo ritardo".

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L'inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, è stata avviata dopo una denuncia della famiglia, che ha sempre sostenuto di "non volere pubblicità ma soltanto verità", assistita dall'avvocato Gianluca Firrone, che rappresenta il bambino e i suoi genitori come parte civile. Nel processo unica altra parte civile ammessa è l'azienda Policlinico, con l'avvocato Enzo Mellia. Lo stesso ospedaleè presente nel processo come responsabile civile, difeso dal penalista Orazio Consolo.

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